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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38538/2025 del 28/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello per: (i) mancata o insufficiente valutazione delle circostanze attenuanti generiche; (ii) errata qualificazione giuridica del fatto come peculato anziché truffa, deducendo che il possesso del denaro fosse conseguito tramite artifizi e non originario per ragione d'ufficio; (iii) assenza della qualifica soggettiva di "incaricato di pubblico servizio" in ragione della mera attività di sportello e della presumibile automatizzabilità del servizio; (iv) per Cerasa, mancata prova dell'elemento soggettivo del concorso di persone e travisamento delle dichiarazioni testimoniali che non proverebbero il suo coinvolgimento nella riscossione delle somme.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato entrambi i ricorsi e confermato la qualificazione e le condanne per peculato (art. 314 c.p.) per l'appropriazione di complessivi €18.900. La Corte ha ritenuto che: a) la società concessionaria svolge un pubblico servizio e gli imputati avevano la qualifica soggettiva di "incaricati di pubblico servizio" anche se alcune prassi interne vietavano la riscossione in contanti; b) la distinzione tra peculato e truffa va operata rispetto al momento del possesso: qui gli imputati avevano ricevuto somme nell'ambito del servizio e se ne erano poi appropriati, configurando peculato; c) le prove (dichiarazioni di utenti, individuazioni fotografiche, invio di quietanze da indirizzo di lavoro) erano idonee a dimostrare il concorso di persone anche per Cerasa; d) le circostanze attenuanti generiche non potevano essere riconosciute in modo meritevole atteso il comportamento complessivo (violazione divieti interni e 264 falsificazioni di bollettini). Sono state confermate le condanne e la rifusione delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    Il peculato si configura quando il pubblico agente, avendo ricevuto somme in ragione del suo ufficio o servizio, se ne appropria prima di riversarle all'ente; la modalità di pagamento (contanti o pos) non muta la qualificazione se la somma era dovuta all'amministrazione.

  • art. 640 cod. pen. e art. 61, n. 9 (truffa aggravata dall'abuso di poteri)

    La giurisprudenza distingue la truffa aggravata dal peculato in base al rapporto tra possesso e artifizi: la truffa serve a procurare il possesso di cosa altrui quando il soggetto non ne ha disponibilità; qui la Corte ha escluso tale configurazione poiché il possesso derivava dall'incarico o dall'occasione del servizio.

  • art. 358 cod. pen. (definizione di incaricato di pubblico servizio)

    La Corte ha interpretato che la qualifica di incaricato di pubblico servizio si realizza anche quando il soggetto, seppur non formalmente preposto alla riscossione, esercita di fatto funzioni o ha l'occasione di ricevere somme per il servizio pubblico; non rileva la mera collocazione nelle tabelle organizzative o prassi interne che vietino certi comportamenti.

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone)

    Il concorso di persone può essere desunto da una reciproca interazione e dalla cooperazione nel progetto criminoso; elementi come individuazioni fotografiche, invio di quietanze dall'indirizzo professionale e dichiarazioni di utenti possono comprovare la partecipazione.

  • art. 62, n. 4 cod. pen. (circostanza attenuante per modesta entità del danno)

    La Corte di merito ha valutato se applicare la diminuzione per la modesta entità delle somme, ma la Cassazione ha ritenuto che, considerato l'insieme degli elementi (falsificazione ripetuta dei bollettini, violazione dei divieti interni), le attenuanti generiche non meritassero riconoscimento pieno ai sensi degli artt. 133 e 62 c.p.

  • art. 616 cod. proc. pen. (spese processuali)

    Ai ricorrenti è stata addebitata la rifusione delle spese processuali dopo il rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Se un soggetto riceve somme dovute alla pubblica amministrazione nell'ambito del suo servizio e poi se ne appropria, la fattispecie più coerente è il peculato: la modalità del pagamento (contanti o elettronico) è irrilevante ai fini della qualificazione.
  • Le regole o divieti interni dell'ente (es. divieto di incassare contanti) non trasformano la natura giuridica del pagamento e non escludono automaticamente la qualifica di incaricato di pubblico servizio se il fatto è commesso nell'occasione o nell'esercizio di funzioni connesse al servizio.
  • Per distinguere peculato da truffa occorre valutare il momento del possesso: la truffa richiede che l'artifizio procuri il possesso di proptietà altrui che prima non era disponibile; il peculato sussiste se il reo aveva la disponibilità per ragione del servizio e si è poi appropriato.
  • La responsabilità per concorso di persone può essere fondata su elementi indiziari convergenti (testimonianze, individuazioni fotografiche, tracce documentali o informatiche come l'invio di quietanze da indirizzi professionali); la Corte di legittimità non riesamina libremente la valutazione delle prove se la motivazione di merito è congrua.
  • Le circostanze attenuanti generiche richiedono un giudizio complessivo e motivato sulla non riprovevolezza della condotta; la mera scarsa entità del danno può non essere sufficiente se persistono elementi aggravanti (es. falsificazioni ripetute, violazioni organizzative deliberate).
  • In fase di impugnazione in Cassazione è difficile ottenere la riforma della qualificazione giuridica fondata su accertamenti di fatto solidi in merito al possesso delle somme e al contesto operativo; occorre prospettare profili di diritto o vizi formali nella motivazione.

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