Sentenza del 22/10/2019 n. 26891 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha proposto ricorso per revocazione contro la sentenza della Corte di cassazione n. 22000/2013, denunciando un errore di fatto revocatorio ai sensi dell’art. 395, comma 1, n. 4, c.p.c. Secondo la ricorrente, la Corte avrebbe erroneamente percepito il contenuto di una convenzione con l’Ufficio Tecnico di Finanza del 4 luglio 2002 e di un provvedimento del 5 settembre 2002, dai quali sarebbe derivato il riconoscimento dell’esenzione dall’imposta erariale sul consumo di energia elettrica per gli opifici industriali. La società sosteneva inoltre di aver fatto affidamento su tali atti amministrativi e che l’energia acquistata e direttamente utilizzata superasse comunque la soglia mensile prevista dalla legge.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha chiarito che l’errore revocatorio deve consistere in una svista percettiva immediata e oggettiva, risultante dal semplice confronto tra la sentenza e gli atti di causa, e non può riguardare l’interpretazione o la valutazione giuridica dei documenti. Nel caso concreto, la precedente sentenza aveva già esaminato e valutato la convenzione e il provvedimento amministrativo, escludendo che avessero efficacia esonerativa e che potessero fondare un legittimo affidamento. La questione costituiva inoltre un punto controverso del giudizio. È stata quindi confermata la responsabilità della società per l’indebita fruizione dell’esenzione e la sanzione di Euro 83.598,68. La società è stata condannata al pagamento di Euro 5.600,00 per le spese del giudizio di legittimità, oltre alle spese prenotate a debito e all’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
Art. 395, comma 1, n. 4, codice di procedura civile
Errore di fatto revocatorio
La revocazione è ammissibile soltanto quando la decisione dipende da una svista percettiva su un fatto decisivo, incontestabilmente escluso o accertato dagli atti, purché il fatto non sia stato oggetto di valutazione o discussione tra le parti.
Legge n. 212 del 2000, art. 10, comma 2
Tutela dell’affidamento e della buona fede
Il legittimo affidamento del contribuente può assumere rilievo quando l’Amministrazione abbia posto in essere comportamenti concretamente univoci e favorevoli; non basta tuttavia l’esistenza di atti o prassi che siano stati oggetto di valutazione giudiziale e che risultino incompatibili con la disciplina fiscale applicabile.
Decreto legislativo n. 504 del 1995, art. 52, comma 2, lettera o-bis
Esenzione per l’energia elettrica utilizzata in opifici industriali aventi un consumo mensile superiore a 1.200.000 kWh
L’esenzione richiede la rigorosa dimostrazione dei presupposti soggettivi e oggettivi, inclusa la riferibilità dei consumi al singolo opificio o soggetto avente diritto. Non è consentito cumulare indistintamente i consumi di più aziende o utenze.
Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, art. 13, commi 1-bis e 1-quater
Ulteriore importo a titolo di contributo unificato
In caso di declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è tenuto al versamento di un ulteriore contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, ove sussistano i presupposti di legge.
Massime di principio
- Il ricorso per revocazione per errore di fatto non può essere utilizzato per contestare l’interpretazione giuridica o la valutazione probatoria compiuta dalla Corte: occorre dimostrare una svista oggettiva, immediatamente verificabile e decisiva.
- Se il giudice ha esaminato e interpretato un documento, anche qualora tale interpretazione sia ritenuta errata, non si configura normalmente un errore revocatorio, ma eventualmente una questione di diritto o di valutazione non deducibile con la revocazione.
- Chi invoca un’esenzione o un’agevolazione fiscale deve provare rigorosamente tutti i relativi presupposti, compresi l’utilizzo qualificato del bene o dell’energia e la quantità effettivamente rilevante.
- Le soglie per ottenere un beneficio fiscale devono essere riferite al singolo soggetto o stabilimento avente diritto, salvo una specifica previsione normativa che consenta il cumulo; non è sufficiente che più attività si trovino nello stesso comprensorio.
- Gli atti o le autorizzazioni dell’Amministrazione finanziaria non garantiscono automaticamente il legittimo affidamento: occorre che esprimano una posizione chiara, univoca e non contraria alla legge, e che il contribuente abbia agito coerentemente con tale indicazione.
- La parte soccombente in Cassazione o nel giudizio di revocazione può essere condannata alle spese processuali e al pagamento dell’ulteriore contributo unificato.
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