Cassazione Penale, Sentenza n. 45625/2024 del 12/12/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per cassazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione quotidiana alla P.G. applicata dal GIP. Il Procuratore contestava la manifesta illogicità della motivazione: il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato i certificati dei carichi pendenti (numerosi precedenti specifici), la circostanza che tutti i pacchetti sequestrati recavano lo stesso codice identificativo univoco e l'assenza del bollino dei Monopoli di Stato, elementi che indicano la provenienza illecita del tabacco e la possibile integrazione del delitto presupposto di contraffazione (art. 474 c.p.), con conseguente applicabilità delle aggravanti (art. 296, comma 2 TULD; art. 291-ter TULD) e del reato di ricettazione (art. 648 c.p.), ovvero almeno del residuo reato di contrabbando di tabacco (art. 291-bis TULD). Il ricorrente rilevava inoltre che nei capi di imputazione era contestata la contraffazione dei marchi e non la contraffazione del codice univoco.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando carenza di corretta e completa motivazione da parte del Tribunale del riesame. Ha ritenuto che l'assenza del bollino dei Monopoli e la presenza del medesimo codice identificativo sui pacchetti costituiscono gravi indizi sulla provenienza illecita del prodotto e che il Tribunale non ha chiarito se e in che misura fosse configurabile il reato di falsificazione dei marchi o, alternativamente, la sola importazione/ detenzione di tabacco di contrabbando. La Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Napoli per un nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.
Norme richiamate
art. 291-bis d.P.R. n. 43/1973 (TULD)
norma che punisce chi introduce, vende, trasporta, acquista o detiene nel territorio dello Stato tabacco lavorato estero di contrabbando fino a dieci chilogrammi convenzionali
La Corte ricorda che il reato disciplinato dall'art. 291-bis è applicabile al caso di detenzione di tabacco di provenienza illecita; la sua configurazione può giustificare misure cautelari indipendentemente dall'eventuale reato di falsificazione, purché sussistano gravi indizi sulla provenienza illecita
art. 291-ter d.P.R. n. 43/1973 (TULD)
circostanza aggravante applicabile quando il fatto è connesso con altro reato contro la fede pubblica o contro la pubblica amministrazione
La Corte segnala che la ricorrenza dell'aggravante dipende dalla sussistenza di un reato presupposto (es. contraffazione) e che il Tribunale deve motivare adeguatamente la connessione tra i fatti
art. 296, comma 2 d.P.R. n. 43/1973 (TULD)
aggravante per il reato di contrabbando quando commesso da recidivo
Richiamata come possibile ulteriore aggravante alla luce dei precedenti specifici dell'indagato; la valutazione richiede controllo sullo status di recidiva
art. 473 c.p. e art. 474 c.p.
articoli relativi alla tutela dei marchi e alla contraffazione
La Corte osserva che la tutela prevista da tali norme riguarda i marchi registrati; occorre distinzione tra contraffazione dei marchi apposti sugli involucri e altri segni (come il codice di tracciamento), e il Tribunale non ha sufficientemente motivato la qualificazione penale prescelta
art. 648 c.p.
norma sul reato di ricettazione
La Corte ritiene possibile l'accertamento del reato di ricettazione a seconda degli elementi probatori relativi alla provenienza illecita, ma sottolinea che il Tribunale non ha adeguatamente motivato la non configurabilità di tale reato
art. 606, lett. e) cod. proc. pen.
motivo di ricorso per manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione
La Cassazione ha accolto il ricorso sulla base di questa causa, ritenendo insufficiente o contraddittoria la motivazione del Tribunale del riesame
Direttiva 2014/40/UE; Regolamento di esecuzione (UE) 2018/574; Decreto Ministero della Salute 23/5/2019
norme sul sistema 'Tracking and Tracing' e sugli elementi di sicurezza applicati ai prodotti del tabacco
La presenza o assenza del codice identificativo univoco e del bollino dei Monopoli sono elementi tecnico-normativi rilevanti: ogni confezione deve avere un codice identificativo rilasciato dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; la loro violazione è indizio della circolazione fuori dai canali autorizzati
Massime di principio
- La mancanza del bollino dei Monopoli e la presenza di un medesimo codice identificativo sui pacchetti costituiscono indizi gravi della provenienza illecita del tabacco e devono essere valutati in modo esplicito nella motivazione delle misure cautelari
- Bisogna distinguere tra contraffazione dei marchi registrati (art. 473-474 c.p.) e la mera assenza o duplicazione del codice di tracciamento: la prima integra reati contro la fede pubblica dei consumatori, la seconda documenta l'origine illecita e può integrare contrabbando o ricettazione
- Il Tribunale del riesame deve motivare con chiarezza se e come gli elementi di fatto (codici, bollini, confezioni, precedenti dell'indagato) configurino il reato presupposto e le aggravanti; in caso di motivazione insufficiente la Cassazione annulla e rinvia
- In fase di imputazione il pubblico ministero dovrebbe qualificare i fatti con precisione (espressa indicazione di contraffazione del codice univoco ovvero dei marchi) per consentire una corretta valutazione preventiva delle misure cautelari
- Se gli elementi di fatto sono ambigui e non risolvibili in sede di legittimità, la decisione più corretta è il rinvio al giudice di merito per nuovo esame probatorio e nuovo accertamento della qualificazione giuridica
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