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Sentenza

Sentenza n. 11766/2026 - Roma, Sezione 5B

per l’ottemperanza della sentenza T.A.R. Lazio, Roma, sez. V bis, n. -OMISSIS-in data -OMISSIS- maggio 2025, con cui è stato annullato il diniego di cittadinanza opposto alla ricorrente per asserito difetto del requisito della continuità residenziale;

Giustizia amministrativa202603722

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: inerzia del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Milano nell’esecuzione della sentenza che aveva annullato il diniego di cittadinanza e imposto la rivalutazione della posizione della richiedente

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadina straniera)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha chiesto l’ottemperanza alla sentenza del TAR Lazio che aveva annullato il diniego di cittadinanza fondato sull’asserita interruzione della residenza legale continuativa. La sentenza da eseguire aveva accertato, sulla base del certificato storico di residenza, l’insussistenza dell’interruzione contestata e il difetto di istruttoria per travisamento dei fatti, disponendo il riesame della posizione complessiva della richiedente. Nonostante il passaggio in giudicato e l’atto di intimazione del 17 dicembre 2025, le amministrazioni non avevano adottato alcun provvedimento di rivalutazione. La ricorrente ha chiesto l’ordine di esecuzione, il rilascio della cittadinanza, il pagamento delle spese già liquidate e la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inadempimento.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso per ottemperanza, rilevando che l’Amministrazione, a oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza, non aveva adempiuto all’obbligo di rivalutare la posizione della richiedente. Ha precisato che il giudizio di ottemperanza è circoscritto alla stretta esecuzione del giudicato e non consente di introdurre domande ulteriori, anche se collegate alla vicenda. Ha ordinato al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Milano, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, di pronunciarsi in via definitiva sulla posizione complessiva della richiedente, tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto, entro 120 giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza, nonché di pagare le spese di lite liquidate nel giudizio definito dalla sentenza da eseguire. Non ha imposto direttamente il rilascio della cittadinanza, poiché il giudicato lasciava all’Amministrazione il compito di rivalutare la posizione complessiva. Per l’eventuale persistente inerzia, ha nominato commissario ad acta il Direttore Generale del Dipartimento Immigrazione del Ministero dell’Interno, con incarico di eseguire la sentenza entro ulteriori 120 giorni dalla richiesta dell’interessata dopo l’inutile decorso del termine assegnato alle amministrazioni. Le amministrazioni intimate sono state condannate al pagamento di 1.500 euro, oltre oneri e accessori, per le spese del giudizio di ottemperanza.

Norme richiamate

  • art. 114 c.p.a.

    Disciplina il giudizio di ottemperanza; il giudice ha esercitato il potere di ordinare gli adempimenti necessari all’esecuzione del giudicato e di nominare preventivamente un commissario ad acta per l’eventuale ulteriore inadempimento.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    È richiamato nella sentenza oggetto di ottemperanza quale disposizione il cui mancato rispetto aveva contribuito al difetto di istruttoria e al travisamento dei fatti posti a fondamento del diniego di cittadinanza.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce il fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte interessata a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, quale ulteriore fondamento dell’oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Il giudizio di ottemperanza è circoscritto alla stretta esecuzione del giudicato e non può essere utilizzato per introdurre o decidere domande ulteriori, anche se connesse alla vicenda sostanziale definita dalla sentenza da eseguire.
  • Quando il giudicato annulla un diniego e impone all’Amministrazione di rivalutare la posizione dell’interessato, l’Amministrazione deve procedere a un riesame effettivo, complessivo e conforme alle statuizioni giudiziali, senza eludere il vincolo conformativo mediante inerzia o una nuova decisione fondata sui medesimi accertamenti già disattesi.
  • L’esecuzione dell’ordine giudiziale costituisce un dovere inderogabile d’ufficio per l’Amministrazione destinataria e per i suoi rappresentanti e funzionari; il decorso ingiustificato del termine senza adempimento legittima l’accoglimento dell’azione di ottemperanza.
  • Il giudice dell’ottemperanza può assegnare all’Amministrazione un termine per provvedere e nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, incaricato di procedere in via sostitutiva qualora il termine assegnato decorra inutilmente.
  • Quando il giudicato impone il riesame della posizione complessiva del richiedente, il giudice dell’ottemperanza non può sostituirsi all’Amministrazione imponendo automaticamente il rilascio del titolo, se la sentenza da eseguire non ha già accertato tutti i presupposti per tale rilascio.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaCittadinanza
RamiProcesso amministrativoImmigrazione e cittadinanza
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potereSopravvenuta carenza di interesse

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