Cassazione Penale, Sentenza n. 27385/2024 del 10/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto l'istanza di riesame ex art. 324 c.p.p. avverso il sequestro probatorio del 28/11/2023 eseguito il 7/12/2023. Il ricorrente deduceva: 1) incompetenza territoriale della Procura di Roma in favore della Procura di Brindisi per collegamento al domicilio fiscale e al luogo di consumazione dei reati; 2) inutilizzabilità o invalidità degli atti compiuti dopo le proroghe dei termini delle indagini (artt. 406, 407 c.p.p.); 3) nullità del sequestro probatorio per mancata convalida e motivazione del PM (art. 355 c.p.p.) e per violazione delle garanzie dell articolo 103 c.p.p. riguardo agli atti negli studi dei difensori; 4) vizio di motivazione e carenza dei presupposti del sequestro (art. 125, comma 3 c.p.p. e art. 253 c.p.p.), inclusa la rilevanza temporale dell art. 512-bis c.p.; 5) estinzione dei reati tributari presupposto per effetto di definizione agevolata (art. 13 d.lgs. 74/2000); 6) contestazione della rilevanza probatoria di dichiarazioni di terzi (es. Daria Zarrella). Sono stati anche prodotti motivi nuovi e dedotte irregolarità di notifica delle proroghe.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazioni principali: il ricorso reiterava censure già svolte in sede di riesame e risultava generico o di merito; nella fase delle indagini preliminari la competenza territoriale è criterio organizzativo tra uffici del PM (rimedio per eventuali duplicazioni disciplinato dagli artt. 54, 54-bis, 54-ter c.p.p.), pertanto l'eccezione di incompetenza non rende invalido il sequestro probatorio; il decorso del termine indagini non invalida gli atti ma può determinare l'inutilizzabilità delle prove, questione da valutare dal giudice nel merito; le garanzie per gli avvocati non si applicano automaticamente a un avvocato indagato e il GIP aveva autorizzato perquisizioni se del caso; i motivi di merito che invocano diversa valutazione degli elementi probatori non sono consentiti in cassazione contro misure reali; i motivi nuovi depositati fuori termine non sono stati considerati; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 324 cod. proc. pen.
Norma richiamata come fondamento dell'istanza di riesame impugnata; la Cassazione valuta l'ammissibilità del ricorso avverso l'ordinanza resa in funzione di tale rimedio
art. 21 cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente in tema di competenza territoriale, ma la Corte osserva che la competenza nella fase investigativa è esigenza organizzativa tra uffici del PM
d.lgs. 74/2000, art. 18
Richiamato dal ricorrente in relazione alla determinazione della competenza per reati tributari; la Corte non accoglie la censura sostanziale sulla competenza in sede di cassazione cautelare
art. 8 cod. proc. pen.
Citato dal ricorrente quale criterio per determinare il luogo di consumazione; la Corte conferma che la specie di questioni va trattata nell'ambito degli strumenti previsti per i conflitti tra PM e non in sede di riesame cautelare
artt. 406 e 407 cod. proc. pen.
Richiamati per sostenere l'inutilizzabilità degli atti compiuti dopo il termine delle indagini; la Corte ricorda che il decorso del termine non rende invalido l'atto ma può comportare inutilizzabilità della prova, valutabile in sede di utilizzazione
art. 355 cod. proc. pen.
Invocato per denunciare omissioni nella convalida/motivazione del sequestro; la Corte ritiene che il Tribunale abbia adeguatamente risposto e che per elementi non rientranti nel decreto di sequestro esistano strumenti specifici (istanza di restituzione, opposizione al GIP)
art. 16 cod. proc. pen.
Richiamato nel contesto delle obiezioni sulla competenza e sulla connessione; la Corte ritiene inammissibili le censure ripetitive sulla competenza territoriale nella fase cautelare
art. 27 cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente per sostenere efficacia temporanea dei titoli cautelari; la Corte osserva che il sequestro probatorio non è misura cautelare e l'art. 27 non trova applicazione in questo contesto
art. 125, comma 3 cod. proc. pen.
Richiamato in tema di motivazione del decreto di sequestro; la Corte ritiene che la motivazione fornita fosse congrua e sufficiente per il fumus del reato
art. 103 cod. proc. pen.
Invocato per la tutela delle garanzie riguardanti atti negli studi dei difensori; la Corte rileva che le garanzie non operano automaticamente quando l'avvocato è indagato e che è stata data autorizzazione del GIP per le perquisizioni se del caso
art. 253 cod. proc. pen.
Richiamato per censurare la presunta carenza dei presupposti del sequestro; la Corte giudica sufficiente la motivazione del PM sul fumus e la finalità probatoria
art. 512-bis cod. pen.
Norma sostanziale al centro dell'imputazione; il ricorrente deduce inapplicabilità retroattiva ad alcune condotte, ma la Cassazione non ha esaminato nel merito la questione di fatto, ritenendo la censura non utilizzabile in sede di ricorso cautelare
art. 11 d.lgs. 74/2000
Richiamato in connessione con le accuse tributarie; la Corte non si è pronunciata sulla fondatezza sostanziale delle contestazioni tributarie nel giudizio di ammissibilità
art. 13 d.lgs. 74/2000
Invocato dal ricorrente per sostenere l'estinzione dei reati tributari in seguito a definizione agevolata; la Corte non ha ritenuto la questione decisiva in sede di ammissibilità del ricorso
artt. 54, 54-bis, 54-ter cod. proc. pen.
Citate dalla Corte come gli strumenti previsti per risolvere contrasti o duplicazioni investigativi tra pubblici ministeri nella fase delle indagini preliminari
art. 54-quater cod. proc. pen.
Richiamato per confermare la disciplina dell'organizzazione delle indagini tra uffici del PM e l'irrilevanza esterna della competenza in questa fase
art. 127 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione ai termini per il deposito di memorie; la Corte ha escluso l'ammissibilità dei motivi nuovi depositati oltre il termine previsto
Massime di principio
- Nelle indagini preliminari la competenza territoriale è, di regola, criterio organizzativo tra uffici del pubblico ministero: le questioni di duplicazione o conflitto tra PM vanno trattate con gli strumenti previsti dagli artt. 54 e ss. c.p.p., non mediante l'annullamento automatico di atti investigativi.
- Il sequestro probatorio è uno strumento di ricerca della prova e non una misura cautelare: perciò l'art. 27 c.p.p. relativo alle misure cautelari non trova automaticamente applicazione al sequestro probatorio.
- Il decorso del termine per le indagini non determina necessariamente l'invalidità dell'atto investigativo; può però implicare l'inutilizzabilità della prova acquisita, questione che il giudice deve valutare quando la prova viene effettivamente utilizzata.
- Le censure generiche o reiterative già esaminate nei gradi precedenti sono inammissibili in Cassazione contro provvedimenti cautelari reali; il ricorrente deve allegare fatti e documenti concreti per sostenere nuove doglianze.
- Per contestare specifici elementi acquisiti non indicati nel decreto di sequestro la via corretta è l'istanza di restituzione e, se necessaria, l'opposizione davanti al GIP; non tutte le eccezioni si risolvono automaticamente in sede di riesame della misura.
- Le garanzie previste per gli atti effettuati negli studi dei difensori non sono assolute quando il difensore stesso è indagato; l'autorità giudiziaria può comunque autorizzare accertamenti se ricorrono presupposti legittimi.
- Le nuove memorie o motivi depositati oltre i termini di legge non sono normalmente valutabili; rispettare i termini processuali è essenziale per la loro ammissibilità.
- Le questioni di merito circa la valutazione delle prove e del fumus del reato non sono solitamente sindacabili in sede di ricorso per cassazione avverso misure reali, salvo profili di diritto o vizi motivazionali rigorosi.
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