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Sentenza

Sentenza n. 15432/2026 - Roma, Sezione 1T

Giustizia amministrativa202608940

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso nazionale per lavoro subordinato, motivato con l’insufficienza o incompletezza della documentazione, in particolare per la mancata produzione della proposta di contratto di soggiorno e per la carenza di documenti sulla capacità economica del datore di lavoro domestico

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente visto)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente aveva chiesto un visto nazionale per lavoro subordinato sulla base del nulla osta rilasciato dalla Prefettura di Asti il 25 aprile 2026 e trasmesso alla rappresentanza diplomatica. Ha impugnato il diniego dell’Ambasciata d’Italia a Dakar del 20 luglio 2026, deducendo, tra l’altro, difetto di istruttoria e difetto di motivazione. Ha contestato che l’amministrazione non avesse considerato la dichiarazione sostitutiva del datore di lavoro, contenente la volontà di assumerla e l’impegno a garantirle un’idonea sistemazione alloggiativa; ha inoltre censurato la mancata indicazione dei documenti necessari a comprovare la capacità economica del datore, delle verifiche svolte e delle ragioni per cui gli elementi già acquisiti nel procedimento per il nulla osta non fossero ritenuti sufficienti. Le ulteriori censure sono state assorbite.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha ritenuto fondato il difetto di istruttoria perché l’Ambasciata non aveva adeguatamente considerato la dichiarazione sostitutiva del datore di lavoro già presente nel fascicolo, che attestava la volontà di assumere la ricorrente e l’impegno a fornirle un’idonea sistemazione alloggiativa. Ha inoltre ravvisato difetto di motivazione sulla capacità economica del datore: il diniego si limitava a rilevarne la mancata dimostrazione senza specificare i documenti richiesti, le verifiche effettuate o le ragioni per cui gli elementi acquisiti nel procedimento relativo al nulla osta non fossero idonei. Le altre censure sono state assorbite. L’amministrazione dovrà riesaminare la posizione tenendo conto dei principi indicati e anche della documentazione depositata in giudizio, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti. Le amministrazioni resistenti sono state condannate a pagare 1.000 euro per spese, oltre spese generali al 15%, IVA e CPA, e a restituire il contributo unificato; somme distratte in favore del difensore antistatario.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    all’udienza camerale del 29.9.2026, ai sensi dell’art. 60 c.p.a, è stato dato avviso alle parti della possibile definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata;

    La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata in camera di consiglio, previo avviso alle parti.

Massime di principio

  • Nel decidere una domanda di visto, l’amministrazione deve considerare gli elementi documentali già presenti nel fascicolo procedimentale; una valutazione negativa fondata su un accertamento incompleto dei fatti è viziata da difetto di istruttoria.
  • Quando il diniego si fonda sulla mancata dimostrazione della capacità economica del datore di lavoro, la motivazione deve indicare quali documenti siano necessari, quali verifiche siano state svolte e perché gli elementi già acquisiti nel procedimento non siano ritenuti idonei.
  • L’annullamento del diniego per difetto di istruttoria e di motivazione comporta il riesame della posizione da parte dell’amministrazione, che deve considerare le indicazioni della sentenza e la documentazione depositata nel giudizio, restando salvi gli ulteriori provvedimenti.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla osta
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneEffetto conformativo e riedizione del potere

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