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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24643/2023 del 08/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per furto aggravato (catenina con crocifisso) per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione sulla responsabilità; contestazione dell'aggravante della destrezza ex art. 625, comma 1, n. 4 cod. pen.; in memoria difensiva successiva anche eccezione di mancata procedibilità per assenza di querela (riforma Cartabia) poiché la persona offesa aveva presentato solo una denuncia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il primo motivo fosse una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità e che i giudici di merito avessero motivato adeguatamente: il riconoscimento basato sulla targa, la coincidenza temporale e il fatto che nell'auto segnalata fosse presente l'unica donna sono stati ritenuti elementi idonei a collegare l'imputata al furto; inoltre la Corte ha condiviso l'applicazione dell'aggravante della destrezza, essendo stata la sottrazione effettuata con particolare abilità tale da non essere percepita dalla vittima. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625, comma 1, n. 4, cod. pen.

    L'aggravante della destrezza sussiste quando l'agente compie, prima o durante l'impossessamento, una condotta caratterizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza idonea a sorprendere o eludere la sorveglianza del detentore; non è sufficiente la mera approfittazione di una semplice disattenzione non provocata.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Il sindacato della Cassazione è limitato ai vizi di motivazione indicati dall'articolo; non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione delle risultanze probatorie con semplici interpretazioni alternative dei fatti.

  • Riforma Cartabia (procedibilità a querela)

    La procedibilità a querela richiede la presenza della querela quando la norma lo prevede; la difesa ha eccepito l'assenza di querela trattandosi di denuncia, ma la Corte di Cassazione non ha accolto il ricorso per motivi di merito processuale e non ha sviluppato un accertamento definitivo su tale questione.

  • Sez. U. n. 34090 del 27/04/2017 (Quarticelli) - giurisprudenza

    Richiamata per definire i criteri dell'aggravante della destrezza: occorre una condotta dotata di particolari abilità in grado di eludere la sorveglianza, criterio applicato positivamente al caso di specie.

  • Sez. U. n. 930 del 13/12/1995 (Clarke) - giurisprudenza

    Principio sul limite del sindacato di legittimità: la Cassazione controlla la completezza e la coerenza della motivazione del giudice di merito, non procede a una nuova valutazione delle prove.

Massime di principio

  • In Cassazione non è consentito ribaltare la valutazione delle prove operata dai giudici di merito semplicemente proponendo una lettura alternativa: il ricorso deve dimostrare un vizio di motivazione rilevante ex art. 606 c.p.p.
  • Un riconoscimento basato su elementi indiziari concreti e temporali (es. targa, immediata localizzazione e presenza dell'unica donna nell'auto fermata) può integrare, se adeguatamente motivato, la prova della responsabilità anche in assenza di riconoscimento diretto da parte della vittima.
  • L'aggravante della destrezza richiede che la condotta sia stata realizzata con particolari abilità o astuzia tali da eludere o attenuare la vigilanza del detentore: non basta approfittare di una momentanea disattenzione involontaria della vittima.
  • Se la normativa prevede la procedibilità a querela, la mancata querela (sostituita da semplice denuncia) può costituire una causa di improcedibilità, ma tale eccezione va tempestivamente sollevata e valutata concretamente; la mancata decisione della Corte su questo punto non implica automaticamente che la procedibilità sia stata verificata.
  • Nelle valutazioni di responsabilità il giudice deve spiegare come ha pesato ciascun elemento probatorio: per difendersi efficacemente in cassazione è necessario dimostrare che la motivazione è omessa, contraddittoria o illogica e non limitarsi a proporre interpretazioni alternative dei fatti.

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