Cassazione Penale, Sentenza n. 50761/2023 del 20/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello che aveva assolto l'imputato per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., contestando l'errata applicazione della norma per non aver valutato il limite ostativo dell'abitualità. Si è censurata la decisione in quanto il giudice di merito avrebbe trascurato che l'imputato era gravato da precedenti penali in materia edilizia della stessa indole della condotta contestata (violazione dei sigilli e prosecuzione di opere abusive), e che la diversa qualificazione formale dei reati non esclude la valutazione della stessa indole ai fini del divieto di applicazione della causa di non punibilità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo che la Corte d'appello non abbia adeguatamente valutato gli indicatori che definiscono la "medesima indole" dei reati (motivi, modalità, finalità e contesto) e abbia quindi errato nel ritenere non sussistente il limite ostativo dell'abitualità. Il giudice di legittimità ha annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio per un nuovo giudizio alla Corte d'appello di Salerno affinché valuti correttamente la sussistenza o meno del limite ostativo previsto dall'art. 131-bis cod. pen.
Norme richiamate
art. 349 cod. pen.
Norma richiamata come titolo di reato contestato (violazione dei sigilli in corso di costruzione); la sentenza impugnata riguarda la condotta tipizzata da tale disposizione
art. 131-bis cod. pen.
Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte evidenzia che il suo riconoscimento è subordinato alla verifica dei presupposti e dei limiti normativi, tra cui il limite ostativo dell'abitualità: non può essere applicata quando l'autore ha commesso più reati della stessa indole
art. 606 lett. b) cod. proc. pen.
Richiamato come riferimento alla censura di errore di legge sollevata nel ricorso per cassazione (errata applicazione della legge penale)
art. 101 cod. pen.
Utilizzato per spiegare la nozione di "reati della stessa indole": comprende sia il criterio formale (stessa disposizione violata) sia quello sostanziale (caratteristiche comuni, motivi, modalità, risultati)
art. 23, comma 8 D.L. n.137/20
Norma procedurale citata in relazione al rito con cui il ricorso è stato trattato (richiamo alle disposizioni sul trattamento del ricorso)
Massime di principio
- Per applicare l'art. 131-bis c.p. il giudice deve verificare sia i presupposti di fatto sia i limiti ostativi, valutando concretamente l'eventuale abitualità del reo
- La nozione di "reati della stessa indole" va valutata in termini sostanziali: contano motivi, finalità, modalità esecutive, risultati e contesto, non solo l'identità formale della norma violata
- Precedenti penali o comportamenti simili, anche se in passato giudicati non punibili per tenuità, possono essere presi in considerazione per valutare l'abitualità e dunque precludere l'applicazione della causa di non punibilità
- Se il giudice di merito non motiva adeguatamente sulla sussistenza o meno degli indicatori di indole comune tra reati, la decisione può essere annullata e rimessa per nuovo esame
- In ipotesi di reati ripetuti nello stesso ambito (es. violazioni edilizie e prosecuzione di opere abusive) occorre un esame concreto e comparativo delle condotte per stabilire se sussiste il limite ostativo all'uso della causa di non punibilità
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