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Cassazione Civile, Ordinanza n. 05013/2025 del 26/02/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

Un professionista abilitato, incaricato da un CAF, aveva apposto il visto di conformità su una dichiarazione Modello 730/2015 relativa all'anno d'imposta 2014. A seguito di controllo formale, l'Ufficio di Enna ritenne il visto infedele e iscrisse a ruolo, nei confronti del professionista, imposta, sanzione e interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente. La cartella di pagamento fu impugnata e il giudice di merito accolse il ricorso, prima ritenendo applicabile lo ius superveniens sulla misura della sanzione, poi, in appello, annullando la sentenza di primo grado per difetto di competenza dell'Ufficio che aveva formato il ruolo, affermando che la contestazione e l'iscrizione a ruolo spettavano alla Direzione regionale competente per il domicilio fiscale del trasgressore. L'Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha dedotto violazione dell'art. 39, commi 1, lett. a), e 2, d.lgs. 241/1997, sostenendo che era errata la declaratoria di incompetenza dell'Ufficio di Enna; con il secondo ha dedotto violazione dell'art. 39 d.lgs. 241/1997 e dell'art. 3, comma 3, d.lgs. 472/1997, contestando l'applicazione del favor rei e la limitazione della pretesa al solo 30% della maggiore imposta.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo, aderendo all'orientamento già formatosi secondo cui la responsabilità per visto di conformità infedele ha anche funzione punitiva e, perciò, l'iscrizione a ruolo delle somme previste dall'art. 39 d.lgs. 241/1997 compete alla Direzione regionale dell'Agenzia delle entrate individuata in base al domicilio fiscale del trasgressore; l'atto compiuto in violazione di tale attribuzione è illegittimo. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo perché non colpiva la reale ratio decidendi della sentenza impugnata, che aveva fondato la decisione sull'assorbente vizio di incompetenza dell'Ufficio, senza decidere sulla questione dello ius superveniens e del favor rei. Il ricorso è stato quindi respinto, con compensazione delle spese di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 36-ter d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

    richiamato come base del controllo formale della dichiarazione del contribuente

  • art. 39, comma 1, lett. a), secondo periodo, d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241

    per la fattispecie ratione temporis applicabile prevede la responsabilità del soggetto che appone un visto infedele, con funzione anche punitiva; la Corte richiama il regime previgente e la sua applicazione al caso

  • art. 39, comma 2, d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241

    attribuisce la competenza all'iscrizione a ruolo alla direzione regionale dell'Agenzia delle entrate individuata in ragione del domicilio fiscale del trasgressore, competenza non derogabile pena l'illegittimità dell'atto

  • art. 13 del d.m. n. 164 del 1999

    richiamato per individuare la modalità di presentazione della dichiarazione con visto di conformità

  • art. 3 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472

    invocato dal ricorrente in tema di favor rei; la Corte non entra nel merito perché il relativo motivo è inammissibile per carenza di attacco alla ratio decidendi

  • art. 3, comma 3, d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472

    richiamato nel secondo motivo come base del principio di retroattività della lex mitior in materia sanzionatoria

  • d.l. 28 gennaio 2019, n. 4

    richiamato per la modifica dell'art. 39 d.lgs. 241/1997

  • L. 28 marzo 2019, n. 26

    legge di conversione, con modificazioni, del d.l. 28 gennaio 2019, n. 4, indicata come fonte dello ius superveniens invocato dal resistente

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    la Corte esclude la sua applicazione poiché la soccombente è un'amministrazione pubblica ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    norma processuale posta a base dei motivi di ricorso per cassazione per violazione di legge

Massime di principio

  • In materia di visto di conformità infedele, la responsabilità dell'intermediario ha anche natura punitiva; perciò l'iscrizione a ruolo delle somme previste dalla disciplina speciale compete alla direzione regionale dell'Agenzia delle entrate individuata in base al domicilio fiscale del trasgressore.
  • La competenza funzionale e territoriale attribuita dalla norma speciale all'ufficio periferico competente non è derogabile: l'atto impositivo emesso da un ufficio diverso è illegittimo.
  • Il ricorso per cassazione deve colpire la reale ratio decidendi della sentenza impugnata; se la decisione di merito è fondata su una ragione assorbente, è inammissibile il motivo che investe una questione non decisa e assorbita.
  • La questione della lex mitior o del favor rei resta irrilevante quando la decisione impugnata sia stata correttamente confermata su un vizio originario e assorbente dell'atto, idoneo da solo a travolgerlo integralmente.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

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