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Sentenza

Sentenza n. 10/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202400159

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di conversione del permesso di soggiorno per protezione speciale in permesso di soggiorno per motivi di lavoro

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di conversione del titolo di soggiorno, adottato dalla Questura dopo il preavviso di rigetto. Il provvedimento era motivato dalla ritenuta pericolosità sociale, desunta principalmente dalla condanna pronunciata dalla Corte d'appello alla pena di tre anni, sei mesi e venti giorni di reclusione per il reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990, relativo al trasporto illecito di sostanze stupefacenti, nonché dalla partecipazione a una lite tra cittadini stranieri nel 2020. Con il primo motivo sono stati dedotti la violazione degli artt. 4 e 5 d.lgs. 286/1998, dell'art. 3 l. 241/1990, il difetto assoluto dei presupposti e dell'istruttoria e la contraddittorietà della motivazione. Il ricorrente ha sostenuto che l'Amministrazione avrebbe applicato un automatismo ostativo senza svolgere una valutazione concreta della pericolosità, senza considerare l'avvenuta espiazione della pena e senza tenere conto della sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023, nonché degli artt. 5, comma 6, e 19 d.lgs. 286/1998, degli obblighi costituzionali e dell'art. 8 CEDU. Con il secondo motivo sono stati dedotti nuovamente la violazione degli artt. 4 e 5 d.lgs. 286/1998, il difetto di istruttoria, lo sviamento e il travisamento dei fatti. Il ricorrente ha contestato l'affermazione di mancato riscontro alla comunicazione di avvio del procedimento, richiamando una PEC con le proprie osservazioni, e ha lamentato la genericità del riferimento alla lite del 12 settembre 2020, sostenendo di essere stato convalescente presso la propria abitazione.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso e ha confermato il diniego. Ha ritenuto che la condanna per il reato previsto dall'art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990 rientri tra i reati ostativi richiamati dall'art. 380, comma 2, lett. h), c.p.p., cui rinviano gli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. 286/1998. Tale condanna è stata considerata di per sé ostativa al rinnovo e, secondo il giudice, anche alla conversione del titolo, senza che rilevi l'integrale espiazione della pena. Il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023 è stato ritenuto inconferente perché riferito alla diversa e più lieve fattispecie di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. Il TAR ha affermato che, in presenza di una condanna per reato direttamente ostativo, il rigetto costituisce esercizio di potere vincolato: la valutazione della pericolosità sociale è stata effettuata a monte dal legislatore e l'Amministrazione non deve svolgere una distinta valutazione concreta della personalità dello straniero, della modesta entità del fatto, dell'integrazione sociale o dell'avvenuta espiazione della pena. Sono state quindi ritenute irrilevanti le contestazioni relative alla genericità della lite del 2020 e al mancato esame delle osservazioni procedimentali. L'omessa considerazione di tali osservazioni è stata comunque ritenuta non invalidante ai sensi dell'art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990, poiché esse non avrebbero potuto condurre a un esito diverso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento di 2.500 euro di spese di lite, oltre oneri e accessori.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    Non è ammesso in Italia lo straniero…che sia considerato una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato…o che risulti condannato, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati previsti dall'articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale

    La condanna per un reato compreso nell'elenco dell'art. 380 c.p.p. costituisce presupposto ostativo all'ingresso e al soggiorno, senza necessità di una distinta valutazione amministrativa della pericolosità sociale.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato

    Il venir meno dei requisiti per il soggiorno impone il rifiuto o il rinnovo e consente di qualificare come vincolato il diniego fondato su una condanna direttamente ostativa.

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990

    La condanna per traffico illecito di sostanze stupefacenti previsto dal comma 1 è stata ritenuta compresa tra le fattispecie ostative richiamate dall'art. 380, comma 2, lett. h), c.p.p.

  • art. 380, comma 2, lett. h), c.p.p.

    La disposizione è stata utilizzata per ricondurre il reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990 tra quelli ostativi al soggiorno.

  • art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990

    L'omessa considerazione delle osservazioni procedimentali non determina l'annullamento quando, per la natura vincolata del potere, il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il motivo relativo all'obbligo di motivazione è stato respinto perché il diniego era fondato su una condanna legislativamente ostativa.

  • art. 5, comma 6, d.lgs. 286/1998

    Il richiamo alla disposizione è stato ritenuto inconferente rispetto alla condanna per il reato direttamente ostativo.

  • art. 19 d.lgs. 286/1998

    Le deduzioni relative ai limiti al rifiuto del permesso e all'espulsione sono state ritenute inconferenti in presenza della condanna ostativa.

  • art. 8 CEDU

    Il richiamo alla tutela della vita privata e familiare non è stato ritenuto idoneo a superare l'effetto ostativo della condanna considerata dal giudice.

Massime di principio

  • Quando lo straniero sia stato condannato per un reato direttamente ostativo ai sensi degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. 286/1998, il diniego del titolo di soggiorno costituisce esercizio di potere vincolato, poiché la valutazione della pericolosità sociale è stata compiuta a monte dal legislatore.
  • In presenza di una condanna per reato direttamente ostativo, l'Amministrazione non è tenuta a svolgere una distinta valutazione concreta della pericolosità sociale, della personalità dello straniero, del grado di integrazione, della modesta entità del fatto o dell'avvenuta espiazione della pena.
  • L'integrale espiazione della pena non elimina, secondo la decisione, l'effetto ostativo della condanna previsto dalla disciplina dell'ingresso e del soggiorno.
  • La mancata o incompleta considerazione delle osservazioni procedimentali non comporta l'annullamento del provvedimento vincolato quando sia dimostrato che tali osservazioni non avrebbero potuto condurre a un diverso esito, ai sensi dell'art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990.
  • La giurisprudenza costituzionale riferita alla non automatica ostatività di una fattispecie penale più lieve non è estensibile a una diversa condanna rientrante tra i reati direttamente ostativi richiamati dalla normativa sull'immigrazione.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoInvalidità del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penali
IstitutiPrincipio di legalità e tipicitàDiscrezionalità amministrativa e tecnicaVizi formali non invalidantiDifetto di istruttoria

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