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Sentenza

Sentenza del 22/12/2020 n. 4202 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

Accertamento, liquidazione e controlli - Iva - Ricostruzione contabile - Onere della prova in capo al contribuente.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Amministrazione ha contestato la regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili del contribuente e, in conseguenza, ha negato la detrazione dell'IVA relativa ad operazioni passive che non risultavano correttamente registrate. Il nodo della controversia ha riguardato l'onere probatorio: se fosse a carico dell'Amministrazione dimostrare l'inesistenza del credito o del contribuente dimostrare l'effettiva sussistenza del credito IVA mediante documenti e riscontri puntuali.

La decisione

Il giudice ha ritenuto che, in presenza di dubbi sulla regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili e di un diniego motivato dell'IVA relativa a operazioni passive non correttamente registrate, incombe sul contribuente l'onere di provare l'esistenza del credito IVA. Tale prova deve essere fornita mediante l'allegazione dei documenti probatori (fatture, ricevute, contratti, estratti conto, ecc.) e tramite riscontri puntuali e coerenti (riconciliazioni contabili, riscontri bancari, corrispondenza commerciale). Non essendo il contribuente riuscito a soddisfare questo onere probatorio, il diniego dell'Amministrazione è stato confermato e il ricorso è stato respinto.

Norme richiamate

  • D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (norme IVA)

    La disciplina IVA richiede che la detrazione dell'imposta risulti da idonea documentazione; in assenza di registrazioni e documenti idonei l'Amministrazione può negare la detrazione del credito IVA.

  • art. 2697 c.c. (onere della prova)

    Il principio dell'onere della prova è stato applicato in senso che, una volta contestata dall'Amministrazione la regolarità della tenuta delle scritture, è onere del contribuente provare i fatti che costituiscono la sua pretesa (l'esistenza del credito IVA) mediante documentazione e riscontri.

Massime di principio

  • Se l'Amministrazione contesta la regolarità delle scritture contabili e rifiuta la detrazione IVA per operazioni passive non registrate correttamente, il contribuente deve fornire la prova dell'esistenza del credito IVA; non è sufficiente una generica affermazione.
  • La prova deve essere documentale e puntuale: fatture, documenti di trasporto, estratti conto bancari, contratti e riconciliazioni contabili sono elementi essenziali per ricostruire e dimostrare il diritto alla detrazione.
  • Tenuta e conservazione regolari delle scritture contabili sono condizioni preliminari per ottenere la detrazione dell'IVA; la loro omissione o irregolarità sposta l'onere probatorio sul contribuente.
  • In fase amministrativa e giudiziale il contribuente dovrebbe presentare fin dall'inizio tutti i riscontri disponibili e, se necessario, chiedere acquisizioni (es. accesso agli estratti conto, interrogazione a terzi) per ricostruire la prova.
  • In presenza di documentazione incompleta o assente, possono risultare decisive attività di ricostruzione contabile affidate a consulenti tecnici che colleghino i documenti esistenti con operazioni effettivamente effettuate.
  • È utile adottare misure preventive: conservazione puntuale dei documenti, registrazioni tempestive, copie elettroniche certificate e procedure interne che consentano di dimostrare la regolarità delle scritture in caso di contestazione.

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