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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26597/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Genova che, ai sensi dell'art. 240-bis c.p., ha disposto il sequestro e la confisca di un buono postale (n. BD70788880, intestato a Giovanna Drovandi, controvalore al 29/08/2023 pari a €373.000) nella disponibilità di Bruno Baroncelli, nonché la restituzione parziale di €128.204,48; i ricorrenti contestavano la sussistenza della sproporzione patrimoniale e lamentavano l'impossibilità pratica di produrre documentazione bancaria storica (per il tempo trascorso), oltre a dedurre che le rilevanti disponibilità derivassero da patrimoni ed eredità familiari e da successivi disinvestimenti/reinvestimenti legittimi

La decisione

Il ricorso è stato respinto. La Corte ha ritenuto infondate le censure, confermando la motivazione della Corte territoriale che aveva accertato una sproporzione patrimoniale quantificata in circa €500.000 e aveva disposto sequestro/confisca del buono postale per €373.000 (con precedenti restituzioni per la differenza già operate). La Corte ha ritenuto insufficienti e generiche le giustificazioni documentali offerte dai ricorrenti, ha applicato il criterio della "ragionevolezza temporale" per ricondurre le movimentazioni di capitale a un periodo ravvicinato al reato-spia (usura, aprile 2010) e ha confermato che la presunzione prevista dall'art. 240-bis impone al condannato l'onere di allegare elementi specifici e circoscritti riferiti al periodo pertinente per superarla

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    «è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica»

    introduce la confisca 'allargata' obbligatoria per i condannati per taluni reati (tra cui l'art. 644 c.p.), stabilendo una presunzione iuris tantum di provenienza illecita per beni sproporzionati rispetto ai redditi; il condannato ha l'onere di allegare prove specifiche e temporalmente circoscritte per smentire la presunzione

  • art. 644 cod. pen.

    delitto di usura per il quale Bruno Baroncelli è stato condannato; figura tra i reati che legittimano l'applicazione dell'art. 240-bis

  • art. 606 c.p.p.

    norma richiamata dai ricorrenti per strutturare i motivi di impugnazione (es. lett. b) errata applicazione della legge, lett. e) carenza di motivazione); la Corte ha ritenuto le censure inammissibili o infondate rispetto alla valutazione di merito

  • d.l. n. 306 del 1992, art. 12-sexies / legge n. 356 del 1992

    disciplinazione originaria della confisca in casi particolari da cui trae origine l'attuale art. 240-bis; storicizza la cornice normativa della confisca 'allargata'

  • d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21

    attuazione del principio di riserva di codice e incorporazione nella struttura codicistica della disciplina della confisca in casi particolari (art. 240-bis)

  • Sez. U., n. 27421 del 25/02/2021 (Crostella)

    giurisprudenza richiamata per il principio della 'ragionevolezza temporale' nella verifica della sproporzione: l'accertamento va circoscritto temporalmente rispetto al reato-spia e motivato dal giudice di merito

  • Sez. U., n. 920 del 17/12/2003 (Montella)

    afferma che il condannato deve proporre giustificazioni specifiche riferite al periodo pertinente per poter vincere la presunzione posta dalla confisca allargata; la specificità della prova è valutazione di merito

  • Sez. 3, n. 1555 del 21/09/2021 (Arcuri)

    conferma che non è censurabile in sede di legittimità la valutazione della sproporzione operata dal giudice di merito se congruamente motivata con parametri verificabili e con adeguato confronto delle deduzioni difensive

Massime di principio

  • La confisca cd. 'allargata' ex art. 240-bis c.p. opera su una presunzione iuris tantum: una volta accertata la sproporzione tra beni e redditi per un condannato per reati elencati, l'onere di documentare l'origine lecita passa al condannato e deve essere assolto con prove specifiche
  • Il criterio della 'ragionevolezza temporale' impone che le giustificazioni sulla provenienza dei beni siano riferite al periodo temporalmente pertinente rispetto al reato-spia; beni acquistati in epoche non prossime al reato possono essere esclusi dalla confisca se motivatamente giustificati
  • La semplice affermazione di eredità, risparmi familiari o di operazioni sistematiche di reinvestimento non è sufficiente: la difesa deve ricostruire puntualmente la filiera finanziaria e documentale delle somme, soprattutto quando le movimentazioni risultino "vorticose" o di entità incompatibile coi redditi dichiarati
  • La perdita o l'indisponibilità di documentazione bancaria per il tempo trascorso non esonera automaticamente dal dovere di allegazione: l'assenza di prove deve essere contrastata da ricostruzioni documentali alternative e circostanziate o da elementi che spieghino compiutamente la provenienza lecita
  • La valutazione sulla sproporzione e sulla adeguatezza delle giustificazioni è in larga parte di merito; se il giudice di merito usa parametri verificabili e motiva adeguatamente il confronto con le deduzioni difensive, la decisione è difficilmente censurabile in sede di legittimità

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