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Sentenza

Sentenza del 20/12/2018 n. 32955 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

K. Srl ha impugnato l'avviso di rettifica relativo alle importazioni di cartoni di Vitamina B12 effettuate negli anni 2005, 2006 e 2007. La società aveva applicato l'IVA agevolata del 10%, sostenendo che l'agevolazione avesse natura oggettiva e dipendesse dalla caratteristiche del bene, indipendentemente dall'effettiva destinazione finale e dal fatto che l'acquirente fosse un intermediario. L'Agenzia delle dogane ha invece ritenuto applicabile l'aliquota ordinaria, poiché non era stata dimostrata la concreta destinazione del prodotto alla preparazione di mangimi o al consumo animale. In Cassazione la ricorrente ha inoltre denunciato l'insufficienza della motivazione della sentenza d'appello e la violazione della normativa nazionale ed europea sull'IVA.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto adeguata e comprensibile la motivazione della Commissione tributaria regionale, escludendo il vizio di motivazione apparente. Nel merito, ha stabilito che l'aliquota del 10% prevista per determinati prodotti destinati alla nutrizione animale non si applica automaticamente in ragione della sola natura del bene, ma richiede la prova della sua destinazione effettiva e immediata al consumo animale. Tale destinazione non può considerarsi acquisita quando l'acquirente è un semplice intermediario e resta incerto l'uso finale del prodotto. La Corte ha escluso la necessità di un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea, ha compensato integralmente le spese per la peculiarità e novità della questione e ha disposto il versamento dell'ulteriore contributo unificato da parte della ricorrente.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 16, comma 2

    L'aliquota è ridotta al dieci per cento per le operazioni che hanno per oggetto i beni e i servizi elencati nell'allegata Tabella A.

    La disposizione consente l'applicazione dell'aliquota ridotta soltanto ai beni rientranti nelle specifiche categorie indicate nella Tabella A.

  • D.P.R. n. 633 del 1972, Tabella A, parte III, punti 112 e 113

    112) principi attivi per la preparazione ed integratori per mangimi; 113) prodotti di origine minerale e chimico-industriale ed additivi per la nutrizione degli animali.

    I prodotti sono agevolabili non per la loro composizione considerata isolatamente, ma in quanto destinati alla nutrizione animale. La Corte richiede quindi un riscontro concreto della destinazione finale.

  • Direttiva 2006/112/CE, art. 98 e allegato III, punto 1

    Prodotti alimentari (...) destinati al consumo umano e animale, animali vivi, sementi, piante e ingredienti normalmente destinati ad essere utilizzati per integrare o sostituire prodotti alimentari.

    La direttiva consente, ma non impone, agli Stati membri di applicare aliquote ridotte. L'uso dell'avverbio 'normalmente' attribuisce alla disciplina unionale una portata più ampia, ma lascia agli Stati membri la possibilità di delimitare l'agevolazione nel rispetto della neutralità fiscale.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 1, comma 2, e 36, comma 2; art. 132 c.p.c., comma 2

    Le norme richiedono che la sentenza esponga una motivazione effettiva e comprensibile. Nel caso concreto la motivazione è stata ritenuta sufficiente a rendere percepibile il ragionamento del giudice.

  • Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5

    Dopo la riforma del 2012, il controllo della Cassazione sulla motivazione è limitato alle anomalie motivazionali più gravi, come la mancanza assoluta di motivazione, la motivazione apparente, il contrasto irriducibile tra affermazioni o la motivazione incomprensibile; non è più censurabile il semplice difetto di sufficienza motivazionale.

  • D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    In caso di rigetto integrale del ricorso, il ricorrente deve versare un ulteriore importo pari al contributo unificato dovuto per il ricorso.

Massime di principio

  • Le aliquote IVA agevolate, essendo deroghe alla disciplina ordinaria, devono essere interpretate restrittivamente e applicate solo quando ricorrono esattamente i presupposti previsti dalla norma.
  • Quando la norma nazionale collega l'agevolazione alla destinazione del bene, non è sufficiente dimostrare la natura o la composizione del prodotto: occorre provare la sua effettiva destinazione alla finalità agevolata.
  • L'acquisto effettuato da un intermediario non consente automaticamente l'applicazione dell'aliquota ridotta se, al momento dell'operazione, la destinazione finale del bene al consumo animale è incerta o non documentata.
  • La documentazione commerciale e contabile dovrebbe rendere verificabile la catena di cessione e la destinazione finale del prodotto; in mancanza, l'amministrazione può contestare l'aliquota agevolata e applicare quella ordinaria.
  • La disciplina europea può consentire aliquote ridotte, ma non impedisce necessariamente agli Stati membri di limitarne l'ambito applicativo, purché la limitazione sia coerente con la normativa europea e non violi la neutralità fiscale.
  • In Cassazione non è sufficiente sostenere che la motivazione sia sintetica o non condivisibile: occorre dimostrare una vera anomalia motivazionale riconducibile alla mancanza o all'incomprensibilità della motivazione.

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