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Sentenza

Sentenza n. 295/2026 - Lecce, Sezione 1

per l'annullamento - del “Permesso di costruire in sanatoria n° -OMISSIS- (ex concessione edilizia)” del 26.09.2017, rilasciato dal responsabile p.t. del Settore Urbanistica e Assetto del Territorio del Comune di Ugento in data 04.10.2017 alla Società -OMISSIS-, con sede legale in -OMISSIS-, alla località -OMISSIS- (P. IVA: -OMISSIS-) avente ad oggetto la “sanatoria per la costruzione di una struttura precaria di un locale adibito a trattoria, ricovero attrezzi sportivi, locale deposito e ampliamento locale cucina”, ubicato all’interno del Villaggio turistico -OMISSIS-, sito in -OMISSIS-, Località -OMISSIS-, su area in concessione dal Comune di Ugento, identificata in Catasto al Foglio -OMISSIS-, p.lla -OMISSIS- sub 3 (con riferimento alla trattoria), Foglio -OMISSIS- p.lla -OMISSIS- sub. 1-2 (con riferimento ai locali per ricovero attrezzi sportivi), Foglio -OMISSIS- p.lla -OMISSIS- (con riferimento al locale deposito) e su proprietà della Soc. -OMISSIS-, identificata al Foglio -OMISSIS- p.lla -OMISSIS- sub. 12 (con riferimento all’ampliamento del vano cucina); - nonché di tutti i relativi atti presupposti, connessi e/o consequenziali, ivi compreso, ove occorra, il parere sindacale n. 241/1999 ex art. 32, co. 1, L. n. 47/1-OMISSIS-5.

Giustizia amministrativa202000440

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: permesso di costruire in sanatoria relativo a una struttura precaria adibita a trattoria, ricovero di attrezzi sportivi, deposito e ampliamento di un locale cucina, nonché gli atti connessi

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune e controinteressata)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il permesso di costruire in sanatoria rilasciato alla società controinteressata, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 39 della l. n. 724/1994, dell'art. 33 della l. n. 47/1985, dell'art. 51, lett. f), della l.r. Puglia n. 56/1980, dell'art. 32, commi 1 e 5, e dell'art. 31, comma 1, della l. n. 47/1985. Ha inoltre denunciato errore sui presupposti di fatto e di diritto, difetto di istruttoria, travisamento, difetto di motivazione, perplessità dell'azione amministrativa e sviamento. La ricorrente ha sostenuto il proprio interesse a ricorrere in ragione della vicinitas e della precedente titolarità o disponibilità dell'area confinante, delle segnalazioni presentate al Comune per verificare la regolarità dei manufatti, dell'esistenza di controlli edilizi svolti anche nei suoi confronti su segnalazione della controinteressata, della pendenza di un procedimento penale originato da una sua querela e della possibilità che l'eventuale decadenza della concessione consentisse la partecipazione a una futura procedura per la riassegnazione dell'area.

La decisione

Il TAR ha esaminato prioritariamente l'eccezione di difetto di interesse, ritenendola assorbente e fondata. Richiamando il principio affermato dall'Adunanza Plenaria n. 22 del 2021, ha distinto la legittimazione dall'interesse al ricorso e ha rilevato che la vicinitas, pur potendo concorrere a individuare la legittimazione, non dimostra automaticamente l'interesse, che richiede la prova di uno specifico pregiudizio derivante dal titolo edilizio. Nel caso concreto, le segnalazioni edilizie della ricorrente non erano impedite dal permesso impugnato; i controlli subiti dalla ricorrente su segnalazione della controinteressata erano estranei al titolo; la querela penale non era stata documentata né era stato spiegato quale pregiudizio ne derivasse; la prospettiva di una futura decadenza della concessione e di una eventuale gara per la riassegnazione dell'area era meramente astratta e ipotetica. Inoltre, il titolo riguardava una sanatoria di manufatti già esistenti e la ricorrente non aveva dedotto specifici pregiudizi correlati alla loro collocazione o consistenza. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile per difetto di interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a., senza esame dei motivi di merito. Le spese sono state integralmente compensate, anche perché il principio dell'Adunanza Plenaria applicato era sopravvenuto rispetto all'introduzione del giudizio.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a.

    Consente di dichiarare inammissibile il ricorso quando manca una condizione dell'azione, nel caso concreto l'interesse a ricorrere.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Richiamato nel principio dell'Adunanza Plenaria in relazione alla possibilità di precisare e comprovare nel corso del processo il pregiudizio posto in dubbio dalle controparti o rilevato d'ufficio.

  • art. 39, comma 1, l. n. 724/1994

    Invocato dalla ricorrente quale disciplina della sanatoria edilizia; il TAR non ne ha esaminato l'applicazione sostanziale per il previo difetto di interesse.

  • art. 39, comma 4, l. n. 724/1994

    Invocato dalla ricorrente tra i parametri di legittimità del permesso in sanatoria; il relativo motivo non è stato esaminato nel merito.

  • art. 31, comma 1, l. n. 47/1985

    Invocato in relazione alla legittimazione alla presentazione dell'istanza edilizia in sanatoria; la questione è rimasta assorbita.

  • art. 32, comma 1, l. n. 47/1985

    Invocato con riferimento al parere sindacale e ai presupposti del titolo in sanatoria; il TAR non ha deciso la censura sostanziale.

  • art. 32, comma 5, l. n. 47/1985

    Invocato dalla ricorrente tra i parametri relativi alla sanatoria; il motivo non è stato esaminato per l'inammissibilità del ricorso.

  • art. 33 l. n. 47/1985

    Invocato quale parametro di legittimità del titolo edilizio in sanatoria; la censura è rimasta assorbita.

  • art. 51, lett. f), l.r. Puglia n. 56/1980

    Invocato in combinato disposto con l'art. 33 della l. n. 47/1985; non è stato esaminato nel merito.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. n. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi delle parti.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata ai fini dell'oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Nell'impugnazione di un titolo edilizio, la vicinitas può concorrere a fondare la legittimazione, ma non dimostra automaticamente l'interesse a ricorrere: il ricorrente deve allegare e, ove contestato, comprovare uno specifico pregiudizio derivante dall'intervento o dal titolo impugnato.
  • L'interesse a ricorrere non coincide con l'interesse generale alla legalità dell'azione amministrativa né con l'interesse a sollecitare controlli edilizi o a reagire a verifiche subite dal ricorrente per iniziativa del beneficiario del titolo.
  • La prospettiva meramente eventuale di ottenere un vantaggio futuro, come la partecipazione a una possibile gara conseguente alla decadenza della concessione di terzi, configura un interesse di mero fatto e non un interesse concreto e attuale all'impugnazione del titolo edilizio.
  • Quando il titolo impugnato è una sanatoria relativa a manufatti già esistenti, il ricorrente vicino deve indicare specifiche ragioni di pregiudizio collegate alla collocazione, alla consistenza o agli effetti attuali dei manufatti; la sola prossimità dell'area non è sufficiente.
  • Il giudice amministrativo deve verificare autonomamente e congiuntamente la sussistenza della legittimazione e dell'interesse al ricorso, quali condizioni distinte dell'azione, potendo dichiarare l'inammissibilità per difetto di interesse senza esaminare i motivi di illegittimità del titolo.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrerePrincipio di diritto dell'Adunanza plenariaOnere della prova e principio dispositivo

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