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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17189/2025 del 07/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva riconosciuto l'indennizzo ex art. 35-ter Ord. pen. solo per alcuni periodi di detenzione. Primo motivo: censura per violazione dell'art. 3 CEDU e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale aveva detratto dal calcolo dello spazio disponibile solo il letto a castello e non anche altri arredi fissi (armadietti e bilancette), il cui computo avrebbe ridotto la superficie pro capite al di sotto dei 3 mq. Secondo motivo: deduzione che la carcerazione subita nel 2000-2001 presso Pozzuoli era custodia cautelare relativa allo stesso titolo per il quale oggi sconta la pena, ergo la richiesta di indennizzo per quel periodo sarebbe pertinente; il Tribunale aveva ritenuto inammissibile tale richiesta perché non riferita al titolo in espiazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che le critiche sollevate attengono al merito e all'adeguatezza della motivazione, profili non sindacabili in cassazione quando si tratta di valutazioni fattuali e logistiche relative alle condizioni detentive; pertanto non è stata ravvisata violazione di legge. Sul secondo motivo la Corte ha dichiarato il motivo inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto la ricorrente non ha fornito alcun elemento probatorio che dimostrasse che la carcerazione 2000-2001 fosse relativa alla stessa imputazione o titolo per cui oggi è ristretto. Per effetto del rigetto, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 35-ter Ordinamento penitenziario

    Prevede l'indennizzo per la detenzione illegittima o per le condizioni detentive lesive dei diritti fondamentali; il Tribunale ha riconosciuto l'indennizzo solo per i periodi ritenuti lesivi sulla base degli accertamenti logistici

  • art. 3 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    La dedotta violazione dell'art. 3 per condizioni detentive deve essere provata; la corte ha ritenuto che non sussistessero condizioni tali da integrare la soglia di trattamento inumano o degradante per i periodi contestati

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Limita i motivi di ricorso per cassazione a specifiche ipotesi di legge; la Corte ha ritenuto che alcune critiche costituivano valutazioni di merito non sindacabili ex art. 606

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regola i limiti della riproduzione dei motivi in cassazione; il ricorso è stato valutato nei limiti ammessi

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Stabilisce la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha applicato tale norma condannando la ricorrente

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro decisioni che si fondano su valutazioni tecnico-fattuali o di merito relativo alle condizioni detentive è limitato: la Corte di cassazione sindaca la violazione di legge, non la valutazione dei fatti o l'adeguatezza della motivazione
  • Per ottenere l'indennizzo ex art. 35-ter Ord. pen. occorre fornire elementi probatori idonei a dimostrare la soglia di lesività prevista dall'art. 3 CEDU; relazioni carcerarie che attestino spazio individuale superiore ai 3 mq possono escludere la riparazione
  • Le deduzioni di fatto che incidono sulla ricostruzione della natura della detenzione pregressa (ad es. preventiva vs esecuzione pena per lo stesso titolo) devono essere autosufficienti e provate; in mancanza la censura è inammissibile per difetto di autosufficienza
  • Nel calcolo della superficie pro capite occorre cura probatoria: contestazioni sul computo degli arredi fissi devono essere documentate nel merito e non possono essere fatte valere in cassazione come mera critica motivazionale
  • La parte soccombente è normalmente condannata alle spese processuali in cassazione ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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