Sentenza del 01/10/2018 n. 2307 - Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna
Reddito di impresa - spese di consulenza - inerenza - analiticità della consulenza - è necessaria - riaddebito dei costi - criteri di riaddebito - vanno chiariti. Processo tributario - appello - censura della sentenza di primo grado - puntuale individuazione dei motivi di doglianza - è necessaria.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava, da un lato, la deducibilità dal reddito d'impresa di costi qualificati come consulenze e riaddebiti di spese infragruppo. La deduzione richiede che il servizio sia inerente all'attività, effettivamente prestato e descritto in modo analitico, così da consentire di verificarne natura, utilità e collegamento con l'attività d'impresa. Inoltre, per le spese generali riaddebitate da una società del gruppo, devono essere chiariti i criteri e le modalità di ripartizione tra le società beneficiarie. Dall'altro lato, era controversa l'ammissibilità dell'appello: non è sufficiente censurare genericamente la sentenza di primo grado, ma occorre individuare puntualmente gli errori della decisione e riproporre specificamente le contestazioni già mosse contro l'atto impositivo.
La decisione
La pretesa della società contribuente è stata respinta. I costi di consulenza e i riaddebiti infragruppo sono stati ritenuti non fiscalmente deducibili perché l'oggetto delle consulenze non era analiticamente individuabile e non risultavano esplicitati i criteri di riparto delle spese generali. È stata inoltre ribadita la necessità, ai fini dell'ammissibilità dell'appello, di formulare censure specifiche e puntuali contro la decisione di primo grado e contro l'atto impositivo.
Norme richiamate
Principio di inerenza e documentazione dei costi ai fini della determinazione del reddito d'impresa
La deducibilità presuppone che il costo sia collegato all'attività d'impresa, effettivo, documentato e sufficientemente determinato o determinabile. Per le consulenze occorre una descrizione analitica delle prestazioni, mentre per i riaddebiti infragruppo devono essere indicati criteri oggettivi e verificabili di allocazione.
Principio di specificità dei motivi di appello nel processo tributario
L'appello deve confrontarsi puntualmente con la sentenza impugnata e riproporre in modo specifico le contestazioni rivolte all'atto impositivo. La mera denuncia della genericità o insufficienza della sentenza di primo grado non è sufficiente.
Massime di principio
- Le spese di consulenza infragruppo non sono deducibili sulla base della sola fattura o della loro qualificazione contabile: occorre dimostrare concretamente quali attività siano state svolte, da chi, per quale società e con quale utilità.
- I riaddebiti di costi generali devono essere accompagnati da accordi, prospetti e criteri di ripartizione chiari, coerenti e verificabili; un importo forfettario privo di spiegazione analitica può essere contestato.
- La documentazione dovrebbe consentire di distinguere le prestazioni effettivamente rese alla singola società dai costi sostenuti genericamente nell'interesse del gruppo.
- Nel processo tributario l'appello deve contenere critiche specifiche alla motivazione della sentenza e riproporre puntualmente le censure già formulate contro l'accertamento; una contestazione generica può comportare l'inammissibilità o il rigetto dell'impugnazione.
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