Cassazione Penale, Sentenza n. 30533/2024 del 25/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della condanna per omessa dichiarazione I.V.A. (art. 5 d.lgs. n. 74/2000) relativa al 2013, contestando: 1) la nullità del capo di imputazione per indeterminatezza (mancata indicazione delle singole fatture alla base dell'addebito e della valutazione del superamento della soglia di punibilità); 2) la mancata verificazione del dolo specifico, sostenendo che le fatture erano connesse a una truffa ai danni della DRILLMEC s.p.a. e non a un intento di evasione fiscale, e che il P.M. non aveva prodotto documenti decisivi (le fatture)
La decisione
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto non fondata la censura di indeterminatezza perché l'imputazione indicava l'anno di imposta (2013) e l'ammontare dell'imposta evasa (Euro 135.322,00) e la documentazione contestata risultava presente nel fascicolo dell'accusa accessibile alla difesa. Quanto al dolo, ha confermato la valutazione dei giudici di merito, considerando anche la motivazione di primo grado e la giurisprudenza di legittimità secondo cui l'omessa dichiarazione I.V.A. è sanzionabile anche quando sono state emesse fatture relative ad operazioni inesistenti; ha inoltre richiamato la posizione di amministratore unico dell'imputato e la mancanza di prova di una regolarizzazione successiva (art. 13 d.lgs. n. 74/2000). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali
Norme richiamate
Disciplina il reato di omessa dichiarazione; la Corte ha ritenuto sufficiente, ai fini di non nullità dell'imputazione, l'indicazione dell'anno d'imposta e dell'ammontare dell'imposta evasa
d.lgs. n. 74 del 2000, art. 13
Prevede la possibilità di regolarizzazione; la Corte ha rilevato l'assenza di documenti che attestassero la regolarizzazione successiva, elemento rilevante ai fini della responsabilità penale
Sez. 3, n. 7121 del 15/01/2009 (Shao, Rv. 242675 - 01)
Principio per cui, nei reati tributari, l'omessa specificazione di dati reddituali non determina nullità dell'imputazione se è indicato l'ammontare dell'imposta evasa e il periodo di imposta
Sez. 3, n. 32500 del 06/06/2018 (Brancaleon, Rv. 273697 - 01)
Affermata la configurabilità dell'omessa dichiarazione I.V.A. anche quando siano state emesse fatture per operazioni inesistenti, dal momento che l'I.V.A. è dovuta anche per tali fatture
Sez. 3, n. 10233 del 24/10/2023 (dep. 2024, Carelli)
Conferma l'orientamento giurisprudenziale citato, utilizzato dalla Corte territoriale per sostenere la sussistenza del dolo di evasione
Massime di principio
- In reati tributari l'imputazione non è nulla per indeterminatezza se indica chiaramente il periodo d'imposta e l'ammontare dell'imposta evasa; non è indispensabile l'elencazione di ogni singola fattura nell'atto introduttivo
- L'omessa dichiarazione I.V.A. può essere integrata anche se le fatture riguardano operazioni inesistenti: ai fini I.V.A. l'imposta è dovuta indipendentemente dall'effettiva esistenza o incasso dell'operazione
- La qualifica e la posizione gestionale dell'imputato (es. amministratore unico) costituiscono elemento probatorio rilevante per desumere la consapevolezza degli obblighi fiscali
- La mancata produzione in udienza di singoli documenti da parte del P.M. non determina automaticamente nullità se tali documenti erano disponibili nel fascicolo dell'accusa accessibile alla difesa
- Per contrastare efficacemente un'accusa di omessa dichiarazione è importante produrre prova concreta di regolarizzazione (art. 13 d.lgs. n. 74/2000) o di elementi che escludano il dolo specifico di evasione, non limitandosi a dedurre l'esistenza di altro illecito (es. truffa)
- Le valutazioni sul dolo possono essere confermate con la 'doppia conforme' (primo e secondo grado): la Corte di legittimità valuta la motivazione di merito nel suo complesso, non solo frasi isolate
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