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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20271/2022 del 25/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza che, accogliendo l'appello cautelare del pubblico ministero, aveva disposto la custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione a un'associazione finalizzata a reati fiscali e reati fiscali di cui al d.lgs. n. 74/2000. Le doglianze centralI sono la carenza di motivazione: il Tribunale si sarebbe limitato a motivare le esigenze cautelari senza adeguatamente motivare il presupposto fondamentale della gravità indiziaria (art. 273 co.1 c.p.p.), omissione che impedisce la corretta applicazione delle misure. Specificamente, Li Hong ha dedotto l'erronea assimilazione della sua posizione a quella di altri soggetti, l'assenza di riscontri dalla perquisizione domiciliare, l'irrilevanza dei documenti sequestrati ad altri, la costituzione tardiva e inattiva della società a lei riferita e la sua assunzione regolare dal 2019, elementi idonei a escludere il pericolo di reiterazione. Gli altri ricorrenti hanno aggiunto l'omessa disamina della attualità delle esigenze cautelari, la sproporzione della misura e l'uso di congetture nella ricollegabilità dei documenti sequestrati alle condotte contestate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo del ricorso cumulativo, accertando che il Tribunale ha omesso di motivare adeguatamente la gravità indiziaria, presupposto essenziale per l'applicazione delle misure cautelari. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per un nuovo giudizio al Tribunale di Firenze, disponendo che in sede di nuovo esame siano considerati e motivati tutti gli elementi di cui all'art. 292 c.p.p. L'annullamento è stato esteso anche a Li Hong ai sensi dell'effetto estensivo dell'impugnazione (art. 587 c.p.p.), poiché il vizio era radicale e comune a tutti i coindagati.

Norme richiamate

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Regola l'effetto estensivo dell'impugnazione; la decisione favorevole può estendersi anche ai coindagati quando il vizio sia comune e radicale

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Elenca le condizioni e i presupposti per l'adozione delle misure cautelari; il giudice d'appello deve valutare tutti gli elementi previsti da questa norma prima di disporre la misura

  • art. 273 co. 1 cod. proc. pen.

    Indica la gravità indiziaria come presupposto fondamentale per l'applicazione delle misure cautelari: la sua sussistenza deve essere adeguatamente motivata

  • art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma sostanziale relativa ai reati fiscali contestati; definisce talune fattispecie di reato fiscale rilevanti nel procedimento

  • art. 8 d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma sostanziale collegata alle contestazioni in tema di reati fiscali e di strumenti societari impiegati per commettere tali reati

Massime di principio

  • Se il pubblico ministero impugna un provvedimento di rigetto della misura cautelare, il giudice d'appello deve svolgere un esame completo non solo delle esigenze cautelari ma anche della gravità indiziaria e motivare entrambe le valutazioni
  • La mancata motivazione sulla gravità indiziaria costituisce vizio radicale che comporta l'annullamento dell'ordinanza cautelare e il rinvio per un nuovo giudizio
  • Il giudice non può accomunare le posizioni degli indagati senza motivazione: ogni elemento probatorio deve essere specificamente riferito e collegato a ciascun indagato
  • Fatti quali perquisizione negativa, cessazione dell'attività della società contestata, assunzione regolare e assenza di precedenti sono elementi rilevanti per escludere il pericolo di reiterazione e devono essere considerati nella scelta e nella proporzionalità della misura
  • La decisione deve motivare il ricorso a misure più afflittive rispetto a misure meno gravi (es. arresti domiciliari): la proporzionalità della misura è elemento di legittimità

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