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Sentenza

Sentenza del 15/11/2021 n. 1417 - Comm. Trib. Reg. per il Veneto

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Il Comune aveva emesso avvisi di accertamento IMU per gli anni 2012-2016 ritenendo che l'immobile non fosse abitazione principale per mancanza del requisito della dimora abituale, sulla base degli esigui consumi di energia elettrica (dati vicini allo zero), e aveva applicato aliquota ordinaria, sanzioni e interessi; contestualmente aveva liquidato il rimborso TASI per il 2014 e 2015 ritenuta dovuta solo sulle abitazioni principali. Il contribuente ha documentato di essere vedovo, vivere da solo dal 2004, lavorare a turni presso una società veronese, utilizzare la mensa aziendale, non possedere elettrodomestici significativi e trascorrere gran parte del tempo fuori casa (uso della casa prevalentemente per dormire). In primo grado la Commissione tributaria provinciale ha accolto il ricorso riconoscendo l'agevolazione IMU "prima casa". Il Comune ha impugnato tale decisione deducendo che i consumi elettrici e idrici, estremamente bassi, provano l'assenza di dimora abituale.

La decisione

La Corte d'appello tributaria ha respinto l'appello del Comune confermando la sentenza di primo grado: la prova presuntiva della residenza anagrafica e dell'uso come abitazione principale non è stata superata dalle sole rilevazioni dei consumi. I consumi, pur esigui, mostravano variabilità e un andamento omogeneo nell'anno e sono stati ritenuti compatibili con lo stile di vita lavorativo del contribuente (turni, mensa aziendale, assenza di elettrodomestici), pertanto è stato riconosciuto il diritto all'agevolazione IMU per abitazione principale. Le spese del grado sono state compensate per la novità in fatto della questione.

Norme richiamate

  • art. 8 D. Lgs. n. 504/1992

    La disposizione sull'agevolazione IMU per l'abitazione principale è stata interpretata in senso favorevole al contribuente: la dimora abituale (anche se con consumi energetici bassi) può essere comprovata con la residenza anagrafica e con elementi di fatto (stile di vita, lavoro a turni, uso della mensa, assenza di elettrodomestici) che giustificano i ridotti consumi; i consumi non sono decisivi di per sé per escludere l'abitazione principale.

Massime di principio

  • La sola rilevazione di consumi energetici o idrici esigui non è sufficiente, di per sé, a escludere la dimora abituale e il diritto all'agevolazione IMU per abitazione principale.
  • La residenza anagrafica costituisce una presunzione rilevante di dimora abituale che può essere superata solo da prove concrete e adeguate; l'ente impositore ha l'onere di fornire elementi probatori convincenti.
  • Elementi quali lavoro a turni, uso della mensa aziendale, assenza di elettrodomestici, dichiarazioni del contribuente e andamento omogeneo (senza picchi stagionali) dei consumi possono giustificare consumi ridotti e confutare la presunzione di assenza di dimora.
  • Le verifiche basate su consumi vanno valutate nella globalità del quadro probatorio e confrontate con le circostanze personali e familiari del contribuente; non vanno trattate come prova automatica.
  • In presenza di questioni di fatto nuove o non consolidate, i giudici possono compensare le spese di lite.

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