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Sentenza

Sentenza n. 63/2026 - Bari, Sezione 3

per l'annullamento previa sospensione dell’efficacia - della diffida non rinnovabile prot. n. 26959 del 29 ottobre 2025, emessa ai sensi dell'art. 35 del d.P.R. 380/2001, notificata il 30 ottobre 2025, con la quale il Comune di Rutigliano ha ordinato la demolizione delle opere abusive, realizzate sulla particella catastale identificata al Catasto terreni del Comune di Rutigliano al Foglio 5, particella 1293, in concessione ad AQP ed il ripristino dello stato dei luoghi; - nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale.

Giustizia amministrativa202501905

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Bari, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diffida non rinnovabile ex art. 35 d.P.R. 380/2001 con ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi di una recinzione abusiva realizzata da un terzo su area asservita a una condotta idrica

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (gestore servizio idrico)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha impugnato la diffida comunale con cui le era stato ordinato di demolire una recinzione realizzata senza titolo edilizio da un soggetto terzo in prossimità di una condotta idrica. Ha dedotto la violazione dell’art. 35 d.P.R. 380/2001, sostenendo di non essere l’autrice né la responsabile dell’abuso e che le opere idriche e il suolo pubblico asservito rientrano nel demanio pubblico. Sono stati inoltre dedotti eccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento, poiché il Comune avrebbe erroneamente individuato nella società il destinatario dell’ordine demolitorio, ignorando sia la natura demaniale dei beni sia la disciplina speciale applicabile agli abusi realizzati su suoli demaniali o appartenenti al patrimonio pubblico indisponibile. Il testo rileva inoltre una discrasia nell’individuazione del Comune adottante, menzionando in una parte il Comune di Altamura e in epigrafe il Comune di Rutigliano.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato la diffida e gli atti connessi. Ha ritenuto che acquedotti, condotte idriche e infrastrutture pubbliche per la distribuzione dell’acqua appartengano al demanio pubblico, richiamando l’art. 822, comma 2, c.c., l’art. 143 d.lgs. 152/2006 e la normativa sul trasferimento e sulla gestione delle opere idriche, nonché la disciplina relativa alla successione di AQP nei rapporti e nel godimento dei beni già spettanti all’ente acquedottistico pubblico. Ha interpretato l’art. 35 d.P.R. 380/2001 nel senso che, per interventi abusivi realizzati su suoli demaniali o del patrimonio pubblico indisponibile, la diffida deve essere rivolta al responsabile dell’abuso, ove individuato, e non al mero proprietario pubblico o al soggetto gestore del bene. La demolizione deve essere eseguita direttamente dal Comune, a spese del responsabile dell’abuso, con comunicazione all’ente proprietario del suolo. Poiché la società non era stata individuata quale autrice o responsabile dell’abuso, l’ordine impartitole è stato ritenuto illegittimo per violazione dell’art. 35 d.P.R. 380/2001, difetto di istruttoria e travisamento. Le spese sono state compensate in ragione della peculiarità della controversia e della mancata costituzione delle controparti.

Norme richiamate

  • art. 35 d.P.R. 380/2001

    Qualora sia accertata la realizzazione, [...] di interventi in assenza di permesso di costruire [...] su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici, il [...] responsabile dell'ufficio, previa diffida non rinnovabile, ordina al responsabile dell'abuso la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi, dandone comunicazione all'ente proprietario del suolo; [...] La demolizione è eseguita a cura del comune ed a spese del responsabile dell'abuso.

    La diffida deve essere rivolta al responsabile dell’abuso, se individuato; il mero proprietario pubblico o gestore del bene non può esserne destinatario in luogo dell’autore dell’abuso. La demolizione è eseguita dal Comune a spese del responsabile dell’abuso.

  • art. 822, comma 2, c.c.

    Rientrano nel demanio pubblico gli acquedotti [...] e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.

    Gli acquedotti e le infrastrutture idriche pubbliche rientrano nel demanio pubblico.

  • art. 823, comma 1, c.c.

    I beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili [...].

    La natura demaniale comporta l’assoggettamento dei beni al regime pubblicistico di inalienabilità.

  • art. 143, comma 1, d.lgs. 152/2006

    Gli acquedotti [...] e le altre infrastrutture idriche di proprietà pubblica, fino al punto di consegna e/o misurazione, fanno parte del demanio, ai sensi degli articoli 822 e seguenti del codice civile e sono inalienabili se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge.

    Le infrastrutture idriche pubbliche fino al punto di consegna o misurazione appartengono al demanio e sono inalienabili nei limiti stabiliti dalla legge.

  • art. 11, comma 1, l. 281/1970

    I beni della specie di quelli indicati dal secondo comma dell'articolo 822 del codice civile, se appartengono alle Regioni per acquisizione a qualsiasi titolo, costituiscono il demanio regionale e sono soggetti al regime previsto dallo stesso codice per i beni del demanio pubblico.

    I beni rientranti nella categoria dell’art. 822, comma 2, c.c., se appartenenti alle Regioni, costituiscono demanio regionale e sono soggetti al relativo regime pubblicistico.

  • art. 86, comma 1, d.lgs. 112/1998

    Alla gestione dei beni del demanio idrico provvedono le regione e gli enti locali competenti per territorio.

    La gestione del demanio idrico è attribuita alle Regioni e agli enti locali competenti.

  • art. 89, comma 1, d.lgs. 112/1998

    Sono conferite alle regioni e agli enti locali [...] tutte le funzioni [...] relative: a) alla progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche di qualsiasi natura [...].

    Il conferimento delle funzioni di gestione delle opere idrauliche non modifica la natura demaniale dei beni.

  • art. 1, comma 3, d.lgs. 141/1999

    La società [AQP] subentra in tutti i rapporti attivi e passivi di cui l'ente [EAAP] era titolare.

    La società subentra nei rapporti giuridici dell’ente pubblico acquedottistico preesistente.

  • art. 1, comma 4, d.lgs. 141/1999

    La società si avvale di tutti i beni pubblici già in godimento dell'ente [pubblico, EAAP].

    La società può avvalersi dei beni pubblici già goduti dall’ente, senza che ciò la trasformi nell’autore o nel responsabile di abusi edilizi commessi da terzi.

  • art. 9 r.d. 827/1924

    [Sono] non disponibili [...] per la loro destinazione ad un servizio pubblico [e] per disposizioni di legge non possono essere alienati [...].

    La destinazione al servizio pubblico e la legge possono assoggettare i beni al regime di indisponibilità.

Massime di principio

  • In caso di opere abusive realizzate su suoli appartenenti al demanio o al patrimonio pubblico indisponibile, l’art. 35 d.P.R. 380/2001 impone che la diffida demolitoria sia rivolta al responsabile dell’abuso, ove individuato, e non al mero proprietario pubblico o al soggetto gestore del bene.
  • Quando il responsabile dell’abuso è un soggetto terzo, la demolizione dell’opera abusiva su suolo demaniale o pubblico deve essere eseguita dal Comune, a spese del responsabile dell’abuso, mentre all’ente proprietario deve essere data comunicazione dell’abuso.
  • La società cui sia affidata la gestione di infrastrutture idriche pubbliche non diviene, per il solo fatto di detenerle o gestirle, responsabile degli abusi edilizi commessi da terzi sulle relative aree.
  • Gli acquedotti e le infrastrutture idriche pubbliche fino al punto di consegna o misurazione appartengono al demanio pubblico e restano assoggettati al relativo regime anche quando il loro godimento o la loro gestione siano attribuiti a una società per azioni a partecipazione pubblica.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniConcessioni demaniali idriche, lacuali e portuali
RamiEdiliziaDemanio e patrimonio pubblico
IstitutiDifetto di istruttoriaEccesso di poterePrincipio di legalità e tipicità

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