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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39162/2024 del 25/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per carenza di motivazione in relazione al diniego della sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi dell'art. 20-bis n. 4 cod. pen. e dell'art. 58 legge 689/1981. Il ricorrente contestava che il giudice si era limitato a richiamare genericamente la gravità del reato e la pericolosità del soggetto senza spiegare perché tali elementi rendessero in concreto inidonea la pena sostitutiva alla finalità rieducativa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al profilo della sostituzione della pena detentiva. Ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Roma per un nuovo giudizio specifico sulla possibilità di applicare pene sostitutive, rilevando che la corte territoriale non aveva fornito una motivazione adeguata circa l'incidenza prognostica della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto rispetto alla finalità rieducativa. Ha inoltre ordinato l'oscuramento del provvedimento per la presenza di minori.

Norme richiamate

  • codice penale, art. 110

    Articolo richiamato per individuare il concorso di persone nell'azione criminosa; usato per inquadrare la partecipazione del ricorrente alla rissa.

  • codice penale, art. 599, comma 2

    Norma relativa alle lesioni personali aggravate commesse nel contesto della rissa; indica il reato per cui il ricorrente è stato condannato.

  • codice penale, art. 20-bis, n. 4

    Richiamato come norma di riferimento per la possibilità di sostituire la pena detentiva con altra sanzione; la questione riguarda l'adeguata motivazione del diniego alla sostituzione.

  • legge 689/1981, art. 58

    "può applicare le pene sostitutive"

    La Corte interpreta l'art. 58 come configurante una doppia valutazione: una preliminare (sull'an), che verifica la congruità della pena sostitutiva rispetto alla finalità rieducativa, e una successiva (sul quomodo) per stabilire la specifica pena sostitutiva. Impone un onere motivazionale aggravato: il giudice deve spiegare specificamente perché la pena sostitutiva, normalmente presunta idonea entro i limiti normativi, sia in concreto inidonea.

  • d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52

    Richiamato in relazione all'obbligo di oscuramento delle generalità e dei dati identificativi quando nel provvedimento siano coinvolti minori.

Massime di principio

  • La valutazione sulla sostituzione della pena richiede un doppio passaggio: prima la verifica della congruità della pena sostitutiva rispetto alla rieducazione (an), poi la determinazione della pena sostitutiva concreta (quomodo).
  • La gravità del fatto e la pericolosità del soggetto sono criteri per valutare la congruità della pena sostitutiva, ma il giudice deve specificare come e perché tali elementi incidono negativamente sulla prognosi rieducativa.
  • Per pene detentive di breve durata (es. pochi mesi) opera una presunzione favorevole all'impiego delle pene sostitutive; il diniego richiede motivazione adeguata e concreta.
  • Se il ricorrente produce elementi positivi utili alla valutazione prognostica (periodo di detenzione già scontato, rielaborazione critica, pareri favorevoli), il giudice deve considerarli e motivare la loro incidenza.
  • La mancanza di motivazione specifica sul rapporto tra i criteri adottati e la finalità rieducativa può determinare l'annullamento parziale della sentenza con rinvio per nuovo giudizio.
  • Quando nel procedimento sono coinvolti minori, il provvedimento deve essere reso in forma oscurata ai sensi della normativa sulla protezione dei dati personali.

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