Cassazione Penale, Sentenza n. 25567/2022 del 04/07/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato gli arresti domiciliari per plurimi capi di imputazione (tra cui corruzione, turbata libertà degli incanti e delitti fiscali). Il ricorrente ha dedotto: omissione di identificazione del pubblico ufficiale corrotto e carenza della ricostruzione del patto corruttivo; errata qualificazione giuridica dei fatti (es. art. 346‑bis), con conseguente inutilizzabilità delle intercettazioni; mancanza di collegamento tra le fatture e il ricorrente rispetto al reato fiscale; insufficiente motivazione sulle esigenze cautelari e inadeguatezza della misura, nonché rilevanza della sua incensuratezza e della databilità delle condotte.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo complessivamente infondato. Ha confermato la valutazione del Tribunale circa la gravità indiziaria: esistenza di un patto corruttivo volto ad assicurare l'aggiudicazione e le successive liquidazioni (anche tramite intermediari), l'influenza sul risultato di gara e la partecipazione di soggetti privati corruttori; la mancata identificazione nominativa del pubblico ufficiale non inficia il reato di corruzione quando risulta acclarato il concorso di un pubblico ufficiale; il turbamento della gara è configurabile anche quando la condotta abbia influito sulla regolarità della procedura senza che sia necessario un concreto impedimento; le intercettazioni e la documentazione (anche fatture) sono state ritenute utili e idonee a comprovare la dinamica dei pagamenti e la finalità illecita; le esigenze cautelari sono adeguatamente motivate in rapporto alla gravità, alla pluralità e alla modalità delle condotte e al rischio di mantenimento dei contatti illeciti. Conseguentemente il rigetto del ricorso è stato accompagnato dalla condanna del ricorrente al pagamento delle spese.
Norme richiamate
Codice Penale, art. 319
La Corte ha ritenuto integrata la corruzione anche se il pubblico ufficiale non è nominativamente individuato, quando non vi siano dubbi circa l'effettivo concorso di un pubblico ufficiale e sussista un patto corruttivo e la corresponsione di utilità.
Codice Penale, art. 319‑bis
Applicato nell'ambito delle accuse di corruzione tra privati e pubblico, integrando il complesso valutativo sulla pattuizione e la corresponsione di utilità.
Codice Penale, art. 321
Rilevante nel quadro delle ipotesi di corruzione e del dovere di imparzialità del pubblico ufficiale; la Corte ha usato principi giurisprudenziali sul disvalore della commistione di interessi.
Codice Penale, art. 353 n.2
Utilizzato rispetto al reato di turbata libertà degli incanti; la Corte ha ricordato che 'turbamento' si configura anche quando la condotta abbia influito sulla regolare procedura senza alterazione necessariamente finale dei risultati.
Codice Penale, art. 346‑bis
La questione relativa alla configurabilità dell'art. 346‑bis è stata discussa dal ricorrente ma la Corte ha ritenuto le censure inammissibili o infondate in relazione alla ricostruzione fattuale; non ha ritenuto decisivo il richiamo temporale addotto dal ricorrente.
Decreto Legislativo n. 74/2000, art. 8 (commi 1‑2bis)
art. 8, commi 1‑2bis d.lgs. n.74/2000
Richiamato in relazione a contestazioni fiscali; la Corte ha ritenuto che la documentazione e le fatture avessero rilevanza probatoria rispetto alla finalità di giustificare somme indebitamente attribuite.
Codice di Procedura Penale, art. 272
Richiesto dal ricorrente per vizio di motivazione; la Corte ha invece ritenuto la motivazione del Tribunale logica e adeguata.
Codice di Procedura Penale, art. 273
Richiesto per censure sulla prova (intercettazioni e documenti); la Corte ha valutato la fondatezza degli elementi probatori e la loro idoneità a sostenere la gravità indiziaria.
Codice di Procedura Penale, artt. 274‑275
Riguardano le esigenze cautelari e l'adeguatezza della misura; la Corte ha ritenuto congrua la valutazione del Tribunale sulla sussistenza del pericolo e sull'adeguatezza degli arresti domiciliari.
Decreto Legislativo n. 74/2000, art. 2
Richiamato nella contestazione di natura fiscale; la Corte ha ritenuto dimostrata la funzionalità delle fatture false rispetto alla giustificazione dei pagamenti.
Massime di principio
- La mancata identificazione nominativa del pubblico ufficiale non esclude il reato di corruzione se risulta con certezza l'effettivo concorso di un pubblico ufficiale nell'iter illecito.
- La pattuizione di utilità e i pagamenti successivi, anche tramite intermediari, possono dimostrare l'esistenza di un accordo corruttivo utile a influenzare il risultato di una gara.
- Il reato di turbata libertà degli incanti può essere integrato anche dal mero 'turbamento' della procedura (influenza sulla regolarità), non è necessario che la gara sia integralmente impedita.
- Le intercettazioni e la documentazione contabile (es. fatture) sono rilevanti se risultano coerenti con la ricostruzione fattuale e la finalità illecita; le obiezioni sulla utilizzabilità vanno fondate su rilevanti vizi procedurali o di ammissibilità.
- In sede di legittimità le censure che sono sostanzialmente questioni di fatto (valutazione della prova, credibilità dei riscontri) sono difficilmente ricevibili se il giudizio di merito non presenta vizi logico‑giuridici evidenti.
- Per giustificare misure cautelari il giudice valuta gravità, modalità, pluralità delle condotte e il rischio che permangano i rapporti che hanno consentito le condotte illecite; la mera incensuratezza non è di per sé determinante.
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