Cassazione Penale, Sentenza n. 16224/2022 del 27/04/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Milano che, in funzione di giudice del riesame, ha disposto il sequestro preventivo della somma complessiva di euro 6.277.313,25 (di cui euro 150.000 in solido con Trifone Salvatore e Trifone Simone) in relazione a ipotesi di bancarotta per distrazione e altri reati connessi al fallimento della STF s.p.a. La ricorrente contestava: mancanza di fumus commissi delicti e di nesso di pertinenzialità tra le somme sequestrate e le condotte contestate; insufficiente motivazione del Tribunale e violazione del principio del tantum devolutum quantum appellatum; mancata considerazione della sua posizione (socia marginale/ moglie di un deceduto amministratore) e della provenienza lecita di alcune somme (es. provento vendita immobile versato su conto aperto nel 2020); assenza di periculum in mora concreto e attuale; carenza del rispetto dei criteri di proporzionalità, adeguatezza e gradualità; e vizio relativo all'immediata esecuzione dell'ordinanza del riesame.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondate le censure sulla violazione del principio del tantum devolutum quantum appellatum, affermando che il giudice del riesame ha cognizione piena dei presupposti del sequestro ex art. 322-bis c.p.p. e può integrare e valutare autonomamente fumus e periculum. Sul fumus la Corte ha confermato la fondatezza della ricostruzione dei flussi monetari e degli indici di fraudolenza (cessioni a catena, trasferimenti dai conti della fallita ai conti personali degli indagati) e ha richiamato il principio della fungibilità del denaro: quando il profitto è denaro non è necessaria l'identificazione materiale della specifica somma, essendo il nesso pertinenziale in re ipsa. Sul periculum in mora la Corte ha ritenuto adeguata la valutazione del Tribunale circa la spiccata capacità di distribuzione e dispersione dei profitti illeciti attraverso molteplici canali. Le censure sulla proporzionalità sono state ritenute generiche e inammissibili; l'eccezione sull'immediata esecuzione è stata dichiarata priva di interesse. Conseguentemente il sequestro è confermato e il ricorso è rigettato; le spese seguono la soccombenza.
Norme richiamate
art. 322-bis c.p.p.
Regola il giudizio di appello/ riesame in materia di misure cautelari reali; la Corte conferma che l'impugnazione ha effetto devolutivo e attribuisce al giudice del riesame piena cognizione dei presupposti del sequestro (fumus e periculum), potendosi valutare anche aspetti non dettagliatamente prospettati dall'impugnante.
art. 321, comma 2 c.p.p.
Prevede il sequestro preventivo nei limiti e con le finalità previste; il Tribunale ha applicato tale disposizione per disporre il sequestro delle somme ritenute profitto del reato.
art. 110 c.p.
Norma sul concorso di persone nel reato; richiamata in quanto la ricorrente è indagata in concorso con altri, e la responsabilità collettiva è stata considerata dal Tribunale nelle valutazioni indiziarie.
art. 223, comma 1, L. fall.
Norma relativa alla bancarotta (somme distratte); la contestazione comprende distrazioni e depauperamento patrimoniale rilevanti ai fini della confisca/sequestro.
artt. 216 e 219 L. fall.
Previsioni penalistiche in materia di bancarotta fraudolenta e distrazione; il Tribunale ha ritenuto sussistenti indici che legano i flussi monetari a condotte rilevanti ai sensi di tali norme.
art. 125, comma 3, c.p.p.
Richiama i requisiti di motivazione per le misure cautelari; la Corte ha valutato la motivazione del Tribunale ammissibile e non apparentemente carente.
art. 240 c.p.
Previsione relativa alla confisca; la Corte ha fatto riferimento ai limiti e alle modalità di aggressione dei profitti del reato, richiamando la distinzione tra confisca diretta e per equivalente e affermando la possibilità di confisca diretta del denaro per la sua natura fungibile.
art. 275 c.p.p.
Principio di proporzionalità delle misure cautelari; la Corte ha ritenuto che l'eccezione di sproporzione sollevata fosse formulata in modo generico e non idonea a superare le ragioni di sequestro indicate dal Tribunale.
art. 310 c.p.p.
Norme sulle modalità di esecuzione delle decisioni cautelari; il ricorso ha invocato l'applicazione di limiti di esecuzione immediata, ma la Corte ha dichiarato la questione priva di interesse o non fondata nel concreto.
art. 616, comma 1 c.p.p.
Prevede l'imposizione delle spese a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha disposto la condanna alle spese a seguito del rigetto.
Giurisprudenza di legittimità: Sez. U, n. 42415/2021 e precedenti (Gubert, Lucci)
Principio deciso: la natura fungibile del denaro consente la confisca diretta di somme rinvenute nel patrimonio dell'indagato come profitto del reato, senza necessità di individuare la specifica somma materiale; da ciò deriva che somme di apparente origine lecita possono essere aggredite se il patrimonio dell'indagato è stato accresciuto da profitti illeciti.
Massime di principio
- In giudizio di riesame ex art. 322-bis c.p.p. il Tribunale ha piena cognizione dei presupposti del sequestro (fumus e periculum) e può valutare anche oltre i motivi strettamente prospettati dall'appellante; la devoluzione non è interpretata in senso meramente meccanicistico.
- Per la sussistenza del fumus in sequestri reali è sufficiente un accertamento indiziario concreto basato su flussi monetari, scritture contabili ritenute attendibili e altri indici di depauperamento: il giudice deve motivare, anche sommariamente, perché tali elementi rendono plausibile l'impostazione accusatoria.
- Il denaro è bene fungibile: quando il profitto del reato è costituito da denaro, non è necessaria la individuazione materiale della specifica somma; la pertinenzialità si presume in re ipsa e possono essere sequestrate somme affluite nel patrimonio dell'indagato anche se formalmente di origine lecita.
- Il periculum in mora può essere desunto dalla concreta capacità degli indagati di distribuire e disperdere i profitti illeciti attraverso molteplici e ramificati trasferimenti; la valutazione va compiuta sul complessivo rischio di aggravamento o dispersione del bene.
- Le censure di sproporzione della misura sono rilevanti solo se specificamente motivate con riferimento a parametri concreti (bisogni minimi, condizioni economiche dimostrate, misure alternative meno invasive); deduzioni generiche non sono sufficiente a ottenere la revoca del sequestro.
- Le doglianze relative all'immediata esecuzione dell'ordinanza del riesame richiedono interesse concreto e specifico: decorso il periodo, l'impugnazione può divenire priva di interesse se la misura è già divenuta esecutiva.
- Quando si contesta la pertinenzialità di somme ritenute di lecita provenienza (es. provento di vendita immobiliare), va tempestivamente documentata e posta in relazione temporale e logica all'accertamento indiziario; tuttavia, dopo la giurisprudenza sulle Sezioni Unite, tale prova può non essere sufficiente a impedire il sequestro del denaro complessivamente considerato nel patrimonio.
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