Cassazione Penale, Sentenza n. 23905/2024 del 14/06/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale chiedeva la revoca della confisca per equivalente dell'autovettura Fiat 500 Abarth (disposta a carico di Marco Cadeddu), sostenendo che il veicolo risultava essere stato esportato e reimmatricolato in Spagna prima dell'inserimento della ricerca nelle banche dati e che l'attuale intestataria, Ana Belén Rodriguez Bustos, aveva acquistato il mezzo in buona fede da un rivenditore spagnolo. La Corte di appello aveva dichiarato inammissibile la richiesta per difetto di legittimazione, ritenendo che soltanto il terzo proprietario potesse chiedere la revoca e la restituzione del bene. Il Procuratore generale impugnava tale ordinanza per violazione di norme processuali, sostenendo la propria legittimazione a intervenire per garantire la corretta applicazione della legge e la pronta e regolare amministrazione della giustizia.
La decisione
La Corte di legittimità ha accolto il ricorso del Procuratore generale ritenendo sussistente la sua legittimazione a chiedere alla Corte di appello la revoca della confisca. Ha motivato la decisione richiamando il ruolo di "garante della legalità" del pubblico ministero (art. 73 Ordinamento Giudiziario) e la giurisprudenza delle Sezioni Unite che riconosce al P.M. interesse concreto ad impugnare quando l'impugnazione possa produrre un risultato pratico favorevole. Considerate le circostanze (veicolo individuato all'estero, non ancora materialmente sottratto dal provvedimento ablativo, buona fede dell'attuale acquirente, reimmatricolazione antecedente all'inserimento nei sistemi di ricerca), la Corte ha ritenuto l'interesse del P.M. concreto e attuale e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte di appello di Cagliari per nuovo esame.
Norme richiamate
art. 11 L. 146/2006 e art. 12-sexies d.l. n. 306/1992 (oggi art. 240-bis c.p.)
Norme che disciplinano la confisca obbligatoria per equivalente: la Corte ha valutato la questione nell'ambito della possibilità di revoca della confisca quando il bene è passato a terzi in buona fede e/o è stato esportato e reimmatricolato all'estero.
art. 73 R.D. 30/01/1941 n. 12 (Ordinamento giudiziario)
Il pubblico ministero veglia alla osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia ...
Principio usato per fondare la legittimazione del P.M. ad agire in difesa della corretta applicazione della legge e dell'efficienza amministrativa anche nell'ambito dell'esecuzione delle misure ablative.
art. 568, comma 4 e comma 4-bis c.p.p.
riguardanti l'interesse all'impugnazione e la possibilità per il P.M. di proporre impugnazioni per ottenere effetti favorevoli all'imputato
La giurisprudenza richiede che l'interesse del P.M. sia concreto e attuale; la Corte ha esteso in bonam partem questo principio alla situazione in esame, riconoscendo la legittimazione del P.M. in sede esecutiva quando sussistono effetti pratici rilevanti.
art. 655 c.p.p.
competenza per l'esecuzione (indicazione della competenza del Procuratore Generale per l'esecuzione)
Richiamato per individuare la competenza del Procuratore Generale della Corte di appello nell'ambito dell'esecuzione delle misure ablative.
art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.; artt. 666 e 676 c.p.p.
norme invocate nel motivo di ricorso per cassazione
Violazione di legge processuale dedotta in cassazione: la Corte ha invece ritenuto fondata la doglianza del P.M. sulla legittimazione ad agire, annullando l'ordinanza impugnata.
giurisprudenza (Sez. U. n. 9616/1995; Sez. U. n. 42/1995; Sez. 3 n. 50304/2023)
precedenti principi di diritto citati nella motivazione
Le Sezioni Unite hanno riconosciuto che il P.M., in quanto parte pubblica e garante della legalità, può impugnare quando l'interesse sia concreto e attuale; la giurisprudenza recente su confisca e incidente di esecuzione è stata richiamata per delimitare l'alternativa tra intervento del terzo e azione del P.M.
Massime di principio
- Il pubblico ministero può avere legittimazione ad agire in sede esecutiva per ottenere la revoca di provvedimenti ablativi quando il suo intervento persegue la corretta applicazione della legge e la pronta amministrazione della giustizia, purché l'interesse sia concreto e attuale.
- Il terzo proprietario conserva comunque il rimedio dell'incidente di esecuzione per chiedere la restituzione del bene dimostrando la proprietà e l'assenza di colpa; tuttavia, se l'esecuzione non è ancora avvenuta e il bene è già all'estero o reimmatricolato, può risultare più efficiente l'intervento del P.M. per evitare inutili oneri processuali e pregiudizi per terzi.
- Fattori che rafforzano la richiesta di revoca: acquisizione in buona fede da parte del terzo, reimmatricolazione o esportazione avvenute prima dell'inserimento nei sistemi di ricerca o prima dell'esecuzione, e impossibilità o sproporzione dell'esecuzione rispetto all'effettiva tutela dei diritti del terzo.
- In casi simili è opportuno verificare cronologia (data di reimmatricolazione/cessione, data di inserimento nelle banche dati, data di emissione del provvedimento di sequestro/confisca) e lo stato dell'esecuzione: tali elementi sono decisivi per valutare la legittimazione del P.M. e l'opportunità dell'intervento.
- La giurisprudenza richiede che l'interesse del P.M. non sia meramente teorico: l'impugnazione deve poter produrre un risultato pratico favorevole (es. evitare un'ingiusta sottrazione a un terzo in buona fede o inutili procedure esecutive).
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