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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 28418/2024 del 05/11/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Visentin impugna le due compravendite (quote di un laboratorio in Milano) sostenendo che i prezzi indicati (euro 20.000 ciascuno) non siano mai stati effettivamente pagati, essendo stati emessi assegni 'salvo buon fine' mai incassati; deduce inoltre coartazione della volontà, mancato rendiconto da parte del procuratore (Crea), nullità/annullabilità/inefficacia e, in subordine, risoluzione per inadempimento, arricchimento senza causa e risarcimento. Crea contrappone che gli assegni/fatti costituiscono regolamento di debiti e che vi furono numerosi prestiti a favore del Visentin, sostenendo inoltre che eventuale restituzione degli assegni valga remissione del debito; chiede anche la restituzione di un'autovettura con domanda riconvenzionale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Visentin. Ha ritenuto infondati i principali motivi: il contratto definitivo sostituisce il preliminare salvo prova scritta di effetti del preliminare sopravviventi; la Corte territoriale ha correttamente ritenuto prova dell'emissione e consegna degli assegni e che l'onere di provare il mancato incasso grava sul creditore; la qualificazione dell'operazione come negotium mixtum cum donatione (donazione indiretta di carattere remuneratorio) è fondata sui fatti valutati in sede di merito e non sindacabile in cassazione. La Corte ha altresì escluso l'omesso esame di fatti decisivi e ha ritenuto lecita la motivazione per relationem rispetto alla sentenza di primo grado. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente condannato alle spese di giudizio di cassazione (liquidate in Euro 6.000,00 per compensi, oltre Euro 200,00 per esborsi e accessori nella misura del 15%) e all'eventuale ulteriore contributo unificato ai sensi del D.P.R. n.115/2002.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4

    Norma di impugnazione della cassazione per nullità della sentenza; è citata per contestare presunte violazioni di norme processuali nella motivazione e nell'assunzione di prove.

  • art. 116 c.p.c.

    Rinvio al principio sulla formazione del giudicato e sulle questioni decise; richiamato in relazione all'uso di documenti e alla presentazione della querela di falso/incidenza sul diritto di difesa.

  • art. 222 c.p.c.

    Richiamato tra le norme processuali citate dal ricorrente in ordine all'assunzione e valutazione delle prove (onere e mezzi di prova).

  • art. 355 c.p.c.

    Norma che disciplina l'assunzione delle prove nel giudizio di appello; invocata dal ricorrente per censurare l'utilizzo di un documento per il quale era pendente querela di falso.

  • art. 1322 c.c.

    Richiamato in rapporto alla distinzione tra preliminare e contratto definitivo e alla possibilità che pattuizioni del preliminare sopravvivano al definitivo solo se provate per iscritto.

  • art. 1362 c.c.

    Rinvio alle regole sull'interpretazione del contratto usate per argomentare che il definitivo prevale sul preliminare salvo diversa prova.

  • art. 1470 c.c.

    Citado nella parte sostanziale relativa alla distinzione tra obbligo di concludere il contratto definitivo (preliminare) e contenuti del contratto definitivo che fanno fonte dei rapporti.

  • art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4

    Richiamato nelle censure sulla completezza della motivazione (articolazione delle ragioni di diritto) e sulla presunta carenza motivazionale della sentenza d'appello.

  • artt. 1197 e 1199 c.c.

    Allegata in relazione alle regole sull'adempimento delle obbligazioni pecuniarie e alla imputazione del pagamento; la Corte richiama la giurisprudenza secondo cui l'emissione e consegna dell'assegno può provare l'adempimento salvo prova contraria del mancato incasso.

  • art. 1453 c.c.

    Norma sulla risoluzione per inadempimento; invocata dal ricorrente per chiedere la risoluzione ma ritenuta assorbita dalla qualificazione negoziale (donazione indiretta) e quindi non accolta.

  • art. 2700 c.c.

    Richiamato per spiegare che la dichiarazione del venditore in atto notarile (quietanza) ha valore confessorio e non gode di fede privilegiata assoluta; ammette prova contraria solo nelle ipotesi previste (errore di fatto, violenza o simulazione con controdichiarazione scritta).

  • art. 2732 c.c.

    Riferimento analogico per la necessità di prova scritta in caso di simulazione fra le parti; la Corte richiede controdichiarazione scritta per provare simulazione.

  • art. 1414 c.c.

    Richiamato nel contesto delle censure relative alla forma dei contratti e alla qualificazione come donazione indiretta che potrebbe richiedere forma solenne.

  • art. 1421 c.c.

    Norma sulla nullità della donazione per difetto della forma solenne; la Corte ha ritenuto che la qualificazione come donazione indiretta non comportasse nullità per difetto di forma, essendo negozio complesso adeguatamente provato.

  • art. 782 c.c. e legge 16/02/1913, n. 89

    Citate dalla difesa in relazione a regole del diritto civile applicabili alla fattispecie; la Corte le valuta nel quadro della qualificazione dell'operazione negoziale.

  • art. 13, comma 1-quater e art. 13, comma 1-bis, D.P.R. n. 115/2002

    Norme amministrative sul contributo unificato: la Corte dispone che, se dovuto, il ricorrente debba versare un ulteriore contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso.

Massime di principio

  • Il contratto definitivo sostituisce il preliminare: se le parti stipulano un contratto definitivo, questo è normalmente l'unica fonte delle obbligazioni relative al negozio, salvo prova scritta e contemporanea che dimostri la volontà di far sopravvivere obblighi del preliminare.
  • Pagamento tramite assegno: per provare l'adempimento è spesso sufficiente dimostrare l'emissione e la consegna dell'assegno; l'onere di provare il mancato incasso grava sul soggetto che asserisce il mancato pagamento (il creditore).
  • Valore della quietanza notarile: la dichiarazione di pagamento in un atto notarile ha carattere confessorio (non piena fede privilegiata); è comunque difficilmente vinta senza prova scritta di simulazione o di errore/violenza.
  • Qualificazione negoziale (donazione indiretta): la qualificazione di un negozio come negozio misto o donazione indiretta si fonda su un apprezzamento di fatto (esame delle circostanze esterne e degli intenti) riservato al giudice di merito e sindacabile in cassazione solo nei limiti di legittimità.
  • Eccezioni processuali su documenti e querela di falso: la dedotta illegittima utilizzazione di documenti o la pendenza di querela di falso richiede che sia dimostrato il concreto pregiudizio per il diritto di difesa; l'assunzione di prova in violazione delle norme può essere censurata ma la relativa doglianza deve indicare il nesso con l'errore decisorio.
  • Assorbimento delle domande: quando la qualificazione del rapporto esclude la rilevanza di un fatto posto a fondamento di domanda subordinata (es. inadempimento), la questione può essere dichiarata assorbita; bisogna considerare la relazione logica tra domande per valutare l'ammissibilità della pronuncia.

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