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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35447/2025 del 30/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per i reati di partecipazione ad un'associazione dedita al narcotraffico (capo A) e due reati-fine in materia di stupefacenti (capi C10 e C28). Il ricorrente ha dedotto, limitandosi alle esigenze cautelari, che i fatti risalgono al 2018 quindi non sussisterebbe attualità del pericolo e che era estremamente difficoltoso dimostrare la recisione del vincolo associativo (dissociazione), richiamando anche la giurisprudenza di legittimità che segnala differenze tra associazione mafiosa e associazione dedita al narcotraffico. Inoltre è censurata la valutazione delle violazioni delle prescrizioni imposte, sostenendo che il Tribunale non avrebbe effettuato una valutazione concreta della pericolosità attuale.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Reggio Calabria abbia fornito motivazione congrua e logica sulle esigenze cautelari richiamando elementi oggettivi: la conferma in appello (5 marzo 2025) della condanna a diciassette anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione a carico di Scalise; l'ammissione agli arresti domiciliari con divieto di comunicare con non conviventi; la violazione di tale prescrizione il 28 luglio 2024, quando Scalise è stato trovato in compagnia di più soggetti non conviventi, alcuni con precedenti per reati in materia di stupefacenti; il ripristino della custodia cautelare in carcere il 12 agosto 2024. Tali elementi, non contestati, hanno reso infondate le censure sulla mancata attualità del pericolo e sulla presunta difficoltà di dimostrare la recisione del vincolo associativo. La Corte ha quindi confermato la valutazione del giudice di merito, ha rigettato il ricorso, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e ha disposto gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Fondamento normativo per l'adozione dell'ordinanza impugnata; utilizzato come base procedurale per il provvedimento cautelare e per la sua impugnazione.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposto richiamato per gli adempimenti successivi relativi alla condanna alle spese e alla gestione del procedimento; ordina gli adempimenti della cancelleria.

  • Principio giurisprudenziale sul sindacato in Cassazione delle misure cautelari

    La Corte di Cassazione verifica che il giudice di merito abbia dato adeguata e logica motivazione sui punti rilevanti delle esigenze cautelari; non riacquista discrezionalità sui fatti, ma controlla la completezza e la logicità del ragionamento motivazionale.

Massime di principio

  • La semplice distanza temporale dei fatti (es. reati commessi anni prima) non annulla automaticamente le esigenze cautelari: la persistenza di elementi concreti e recenti (es. violazioni di prescrizioni) può giustificare la permanenza della misura.
  • La partecipazione ad un'associazione dedita al narcotraffico comporta una presunzione relativa di pericolosità che il difensore deve contrastare con elementi concreti di dissociazione e di esistenza di condizioni che escludano il pericolo di reiterazione.
  • La violazione delle prescrizioni restrittive (per esempio contatti con soggetti gravati da precedenti specifici) pesa fortemente nella valutazione della sussistenza del pericolo e può giustificare il mantenimento o il ripristino della custodia cautelare.
  • Per ottenere la sostituzione della custodia cautelare è necessaria una dimostrazione concreta e attuale dell'assenza di pericolo, non argomentazioni generiche basate solo sul decorso del tempo o su affermazioni di dissociazione prive di riscontri oggettivi.
  • In sede di Cassazione il controllo è sul carattere esaustivo e logico della motivazione del giudice di merito: se tale motivazione è adeguata, la decisione sulle esigenze cautelari non è sindacabile nel merito.

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