Cassazione Penale, Sentenza n. 14815/2023 del 06/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente, terza proprietaria formale di due immobili, ha chiesto la revoca della confisca disposta a carico del coniuge Antonio Guarino (condannato per usura) sostenendo che i beni erano stati acquistati con somme derivanti da evasione fiscale (documentate con estratti di ruolo rilasciati dall'Agenzia delle Entrate) e non con proventi del reato. L'istanza sosteneva che la nuova documentazione attestava l'effettivo ammontare delle imposte non versate e quindi la lecita provenienza della provvista usata per l'acquisto.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la ricorrente, che non aveva partecipato al processo di cognizione e non aveva contestato la fittizietà dell'intestazione nel giudizio di merito, non avesse interesse proprio a richiedere la revoca della confisca limitandosi a produrre prove nuove sulla provenienza dei fondi riconducibili al coniuge condannato. Il Collegio ha richiamato il principio per cui il terzo che presta acquiescenza all'accertamento di appartenenza dei beni al proposto non può, senza una preliminare rivendicazione della titolarità reale, dedurre questioni relative ai presupposti per la confisca. Sono state inoltre respinte le doglianze sulla rilevanza degli estratti di ruolo in quanto non idonei a determinare il "guadagno netto" laddove non sia chiara la quantificazione dei costi. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e a versare una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende quantificata in euro 3.000,00.
Norme richiamate
d.l. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12-sexies (convertito in L. 7 agosto 1992, n. 356)
Norma che disciplina la confisca per i reati 'spia'; nel caso concreto la confisca disposta in sede di condanna trova ancora rilievo e i relativi presupposti (provenienza illecita, sproporzione rispetto al reddito) non possono essere facilmente elusi da un terzo che non contesta la titolarità effettiva del bene.
Legge 17 ottobre 2017, n. 161, art. 31
Introdotto divieto probatorio che impedisce al condannato di giustificare l'origine dei beni con il provento di evasione fiscale; la giurisprudenza e il provvedimento impugnato ne riconoscono l'operatività anche rispetto a beni acquistati prima dell'entrata in vigore, nei limiti e secondo i chiarimenti giurisprudenziali richiamati.
codice penale, art. 240-bis
art. 240-bis (richiamato come normativa attuale corrispondente alle disposizioni antiriciclaggio/ablazione)
Riferimento alla disciplina penale attuale che integra la materia delle misure ablative nei confronti di condannati per reati rilevanti ai fini di confisca.
R.D. 16 marzo 1942, n. 262, art. 11, comma 1
Norma richiamata in motivazione; utilizzata per prospettare questioni probatorie/formali nell'interpretazione del regime fiscale e probatorio in relazione alla confisca.
codice penale, art. 200, comma 1
Richiamato in riferimento ai principi generali di responsabilità e presupposti della confisca penale; utilizzato come supporto ricostruttivo della ratio della misura ablativa.
L. 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 7, comma 2
Prevede rimedi esecutivi/di revoca che consentono, in via straordinaria, di chiedere la rimozione di provvedimenti ablativi quando emergono prove nuove sopravvenute; la Corte distingue però tra i rimedi disponibili per il proposto/condannato e la posizione del terzo.
d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 28
Prevede strumenti di revocazione/revoca per misure ablative; indicato come possibile via per chi intende far valere prove nuove sopravvenute rispetto al giudicato.
codice di procedura penale, artt. 630 e ss.
Richiamati come paradigma della rivedibilità del giudicato attraverso prove nuove (confronto con rimedi di revoca/revisione); utili a distinguere i rimedi disponibili per il condannato rispetto al terzo.
codice di procedura penale, art. 616, comma 1
Norma che disciplina la condanna alle spese in sede di cassazione; applicata qui per condannare la ricorrente alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria per inammissibilità.
Massime di principio
- Il terzo formalmente titolare di beni fittiziamente intestati a favore di un condannato deve, prima di impugnare la misura ablativa, rivendicare la propria titolarità effettiva: se acquiesce all'accertamento di appartenenza al proposto non ha interesse a impugnare i presupposti della confisca.
- La semplice produzione in sede esecutiva di "prove nuove" sulla provenienza dei fondi in capo al condannato non è sufficiente per ottenere la revoca della confisca se il richiedente non ha interesse proprio e non contesta la fittizietà dell'intestazione.
- I rimedi ordinari disponibili per il condannato per far valere prove nuove sulla provenienza dei beni (revoca/ex art. 7 L. 1423/1956, revisione, strumenti ex art. 28 d.lgs. 159/2011) hanno natura e limiti diversi rispetto alla posizione del terzo; la strada processuale va scelta in funzione di chi è l'attore della domanda e di quando sono emersi i nuovi elementi.
- La giurisprudenza ritiene generalmente che il provento dell'evasione fiscale non possa facilmente giustificare la provenienza lecita dei beni acquisiti con disponibilità del condannato (anche alla luce dell'art. 31 L. 161/2017), ma talune differenze giurisprudenziali emergono in relazione alla temporaneità dell'acquisto e all'entrata in vigore delle modifiche normative.
- Se si intende contestare che somme accertate a titolo di imposte derivino da "reddito netto" utilizzabile per acquistare beni, la documentazione fiscale deve essere completa e idonea a dimostrare il reddito netto effettivamente disponibile (deduzione dei costi), poiché accertamenti che non mostrano la consistenza del guadagno netto possono risultare insufficienti.
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