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Sentenza

Sentenza n. 4996/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202404368

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione, ripristino dello stato dei luoghi e smaltimento dei materiali di risulta relativi a opere edilizie realizzate in assenza di permesso di costruire

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti avevano acquistato nel 2004 un lotto sul quale erano presenti una struttura in ferro di circa 100 mq, una tettoia di circa 10 mq e una pavimentazione. A seguito di un sopralluogo della polizia municipale del 27 agosto 2019, il Comune aveva accertato la realizzazione di interventi edilizi in assenza di permesso di costruire e aveva adottato, il 16 settembre 2019, un'ordinanza ingiungendo la demolizione delle opere, il ripristino dello stato dei luoghi e lo smaltimento dei materiali presso una discarica autorizzata. Gli interessati avevano impugnato l'ordinanza davanti al giudice di primo grado e avevano poi appellato la sentenza del TAR che aveva respinto il ricorso. Nel corso del giudizio d'appello, con memoria dell'8 giugno 2026, gli appellanti hanno dichiarato di non avere più interesse alla decisione, rappresentando di avere depositato presso il Comune un permesso di costruire in sanatoria per alcune tettoie e di avere deciso di rimuovere quelle non sanabili.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato l'appello improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, prendendo atto della dichiarazione degli appellanti e della sopravvenuta modifica della situazione concreta derivante dalla presentazione di un permesso di costruire in sanatoria per alcune opere e dalla decisione di rimuovere quelle non sanabili. Il Comune ha preso atto della dichiarazione e non ha insistito per la condanna alle spese. Le spese processuali sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse

    La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso o dell'appello.

  • art. 38 c.p.a.

    Richiamato dal giudice tra le disposizioni applicabili al procedimento.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice tra le disposizioni applicabili al procedimento.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione della controversia in camera di consiglio nell'ambito dell'udienza di smaltimento.

Massime di principio

  • L'appello è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nel corso del giudizio, l'appellante dichiara di non avere più interesse alla decisione e la situazione concreta risulta modificata in modo tale da rendere non più utile una pronuncia sul merito.
  • La dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, non contrastata dalla parte appellata, giustifica la definizione del giudizio con sentenza di improcedibilità e non con una pronuncia di merito sulla legittimità dell'atto impugnato.
  • In caso di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, le spese possono essere compensate quando la parte appellata non insiste per la loro rifusione.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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