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Sentenza

Sentenza n. 233/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia n. -OMISSIS-, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202500739

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
CGARSSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR per la Sicilia che aveva respinto il ricorso contro il divieto di detenzione di armi e munizioni e la conseguente revoca della licenza di porto d'armi a tassa ridotta

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (guardia giurata)

Prevale il privato

La controversia

L'appellante contestava la legittimità dei provvedimenti prefettizi adottati dopo che la coniuge si era tolta la vita utilizzando un'arma di sua proprietà. La Prefettura aveva ritenuto sussistente un atteggiamento negligente nella custodia dell'arma e, conseguentemente, un giudizio prognostico di inaffidabilità. L'appellante deduceva travisamento dei fatti, difetto di istruttoria e di motivazione e violazione del principio di proporzionalità, evidenziando che il procedimento penale, avviato prima dell'adozione del provvedimento prefettizio e concluso con archiviazione, aveva accertato l'assenza di profili di colpa nella custodia: l'arma era conservata in una cassaforte, la cui combinazione non era nota alla coniuge, che aveva reperito soltanto successivamente un appunto manoscritto contenente le istruzioni per aprirla. Veniva inoltre contestato il valore attribuito dal TAR alle sommarie informazioni rese dalla figlia della defunta, ritenute prive di riscontri e smentite dagli accertamenti penali.

La decisione

Il CGARS ha accolto l'appello, riformato la sentenza del TAR e accolto il ricorso di primo grado, annullando il divieto di detenzione di armi e munizioni e la revoca della licenza di porto d'armi. Il Collegio ha ribadito che il porto d'armi non è un diritto assoluto e che la Prefettura dispone di ampia discrezionalità preventiva nella valutazione dell'affidabilità, anche sulla base di elementi non penalmente rilevanti. Tuttavia, tale discrezionalità deve essere esercitata secondo logicità, ragionevolezza e proporzionalità, sulla base di un'istruttoria completa e di una motivazione adeguata. Sebbene l'esito del procedimento penale non sia formalmente vincolante per l'amministrazione, una valutazione prefettizia di segno contrario rispetto a una pronuncia penale ampiamente liberatoria, fondata sulle medesime emergenze, richiede una motivazione particolarmente pregnante ed esaustiva. Nel caso concreto, la Prefettura si era limitata a desumere la negligenza dalla materiale disponibilità dell'arma da parte della coniuge, senza confrontarsi con l'effettiva inaccessibilità della cassaforte, con l'utilizzo condiviso della stessa da parte della figlia, anch'essa guardia particolare giurata, e con gli accertamenti penali che escludevano una condotta negligente. Il principio tempus regit actum non poteva sanare un'istruttoria carente o affrettata: poiché l'indagine penale era già in corso, l'amministrazione avrebbe dovuto valutarla o attendere prudenzialmente la sua conclusione, salvo l'adozione di eventuali misure provvisorie. Il Collegio ha inoltre ritenuto erroneo attribuire autonomo valore probatorio decisivo alle sommarie informazioni testimoniali, aventi valore meramente indiziario e bisognose di riscontri oggettivi, nel caso mancanti e contraddette dagli accertamenti successivi. Il Ministero dell'Interno è stato condannato al pagamento delle spese di entrambi i gradi, liquidate in complessivi 4.000 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi delle parti private.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati.

Massime di principio

  • La discrezionalità dell'autorità di pubblica sicurezza nella valutazione dell'affidabilità del titolare o richiedente di un porto d'armi, pur ampia e orientata alla prevenzione degli abusi, non può tradursi in arbitrio: il provvedimento deve fondarsi su presupposti di fatto corretti, istruttoria completa, motivazione adeguata e rispetto dei canoni di logicità, ragionevolezza e proporzionalità.
  • Quando una pronuncia penale ampiamente liberatoria esclude, sulla base delle medesime emergenze fattuali, profili di negligenza nella custodia dell'arma, l'amministrazione non è formalmente vincolata alle relative conclusioni, ma una valutazione amministrativa di segno contrario deve essere sorretta da una motivazione particolarmente pregnante ed esaustiva.
  • Il principio tempus regit actum non sana un'istruttoria carente né consente di decidere definitivamente sulla base di presupposti fattuali ancora in corso di accertamento, quando l'amministrazione conosca l'esistenza di un'indagine penale rilevante: essa deve valutarne adeguatamente gli elementi o, salvo esigenze cautelari provvisorie, attenderne prudentemente la conclusione.
  • Le sommarie informazioni testimoniali costituiscono elementi meramente indiziari e non possono fondare da sole un giudizio amministrativo sfavorevole, se prive di riscontri oggettivi e contraddette dagli accertamenti successivi; il loro utilizzo in senso decisivo può integrare difetto di istruttoria e travisamento dei fatti.

Come è indicizzato

MaterieLicenze e autorizzazioni di poliziaMotivazione del provvedimento
RamiForze armate e forze di poliziaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezza

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