Cassazione Penale, Sentenza n. 455/2023 del 10/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che aveva applicato a Antonio Mele la misura della custodia cautelare in carcere, poi sostituita con gli arresti domiciliari, per il reato di tentato omicidio di Leonardo De Tommaso. L'accusa è che Mele abbia colpito la vittima con un coltello al fianco sinistro in seguito a una lite condominiale. I difensori hanno contestato la qualificazione del fatto come tentato omicidio sostenendo che le lesioni erano modeste, che la documentazione medica non qualifica l'emoperitoneo come grave, e che le ricostruzioni della moglie della vittima e della vittima stessa sono contraddittorie e inattendibili. Hanno inoltre sostenuto la sussistenza della legittima difesa, prospettando che il ricorrente avrebbe disarmato la vittima e colpito in contesto difensivo.
La decisione
Il Tribunale in funzione di riesame ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per tentato omicidio in considerazione della zona colpita (addome), della compatibilità della lesione con una lama (documentazione medica con "breccia di ingresso di circa 2 cm") e della descrizione dell'arma fornita dalla vittima ("coltello da cucina di quelli utilizzati per il taglio della carne"). Anche l'ammissione del ricorrente di aver usato un coltello è stata valorizzata. Il Tribunale ha escluso la credibilità della versione difensiva di legittima difesa, motivando che se il ricorrente avesse disarmato l'aggressore avrebbe potuto consegnare l'arma, avrebbe riportato lesioni difensive e avrebbe potuto chiudere la porta di casa invece di impegnarsi in un corpo a corpo. Il rigetto del ricorso è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Massime di principio
- La qualificazione del fatto come tentato omicidio può reggersi su elementi relativi alla zona corporea colpita e alla potenzialità offensiva dell'arma anche se l'arma non è stata repertata: la compatibilità tra descrizione della lama e lesione medica è significativa.
- Non è necessario che la lesione si sia rivelata effettivamente letale perché permanga l'ipotesi del tentato omicidio; conta l'idoneità della condotta e della modalità di offesa a causare la morte.
- Dichiarazioni contraddittorie di terzi (es. coniuge della vittima) non escludono automaticamente i gravi indizi quando sussistono elementi convergenti e autonomi quali la documentazione medica, la descrizione dell'arma e/o ammissioni dell'indagato.
- L'ammissione dell'uso dell'arma da parte dell'indagato è un elemento probatorio rilevante che può rafforzare la valutazione dei gravi indizi, anche se sostenuta come atto di legittima difesa.
- Per sostenere la legittima difesa è necessario fornire una ricostruzione credibile supportata da elementi oggettivi (lesioni difensive, impossibilità di allontanarsi, prova del disarmo dell'altro) e non solo mere affermazioni narrative.
- Il giudice cautelare deve motivare chiaramente perché ritiene inattendibile la versione difensiva e perché gli elementi a carico costituiscono gravi indizi; la mera discrepanza nelle dichiarazioni non è di per sé motivo sufficiente a escludere tali indizi.
- La misura cautelare può essere inizialmente più afflittiva (custodia in carcere) e poi attenuata (arresti domiciliari), ma la fondatezza della misura è valutata sulla base dei gravi indizi e delle esigenze cautelari.
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