Cassazione Penale, Sentenza n. 29869/2023 del 10/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Venezia che aveva concesso ad Alfonso Giardino l'affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorrente lamentava che il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato i presupposti di cui all'art. 47 dell'Ordinamento penitenziario, omettendo di considerare in modo completo i precedenti penali e le pendenze processuali del condannato, e che la motivazione fosse viziata quanto al percorso di ravvedimento (con evidenziata "dubbia resipiscenza") e alla questione del risarcimento alla parte offesa (rilevando che la moglie non desidera contatti riparatori). Il Procuratore chiedeva l'annullamento dell'ordinanza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse correttamente applicato i principi giurisprudenziali: ha valutato positivamente elementi prognostici e di reinserimento (precedenti risalenti, due pendenze non gravi, reati non collegati a fattispecie ostative, assenza di nuove trasgressioni dal 2019, domicilio controllabile, relazione stabile, lavoro, superamento della dipendenza tossicomanica). Ha inoltre ritenuto congrua la prescrizione di frequenza di un centro anti-violenza e l'impegno a versare una somma a un'associazione ove la parte offesa rinunci al risarcimento. La Corte ha quindi escluso che il Procuratore avesse indicato vizi di diritto tali da giustificare l'annullamento, e ha respinto la richiesta di rivalutazione meramente contingente degli elementi fattuali.
Norme richiamate
art. 47 Ord. pen.
La Corte ricorda che per concedere una misura alternativa non è sufficiente l'assenza di elementi negativi: occorrono elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole circa la prova e la prevenzione della recidiva, nonché l'esistenza di un processo reale di revisione critica del passato delinquenziale e di risocializzazione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati)
Es. Sez. 1 n. 20469 del 23/04/2014; Sez. 1 n. 17021 del 09/01/2015; Sez. 1 n. 5076 del 21/09/1999; Sez. 1 n. 18939 del 26/02/2013; Sez. 1 n. 5981 del 21/09/2016; Sez. 5 n. 7476 del 21/01/2014; Sez. 1 n. 11923 del 21/11/2018
La Corte ribadisce orientamenti consolidati: il giudizio deve privilegiare il comportamento post-fatto del condannato; l'attività lavorativa è un elemento valutabile ma non indispensabile; il mancato risarcimento del danno non può essere, da solo e se incolpevole o senza considerazione della capacità economica, ostativo all'affidamento; non è ammessa la subordinazione automatica della misura al risarcimento né la revoca automatica in caso di mancato adempimento.
Massime di principio
- Per concedere l'affidamento in prova non basta l'assenza di elementi ostativi: è necessaria la presenza di elementi positivi e concreti che consentano un giudizio prognostico favorevole sul percorso di rieducazione e sulla prevenzione della recidiva.
- Il giudice deve valorizzare il comportamento del condannato dopo i fatti (assenza di nuove trasgressioni, impegno in percorsi terapeutici o sociali, stabilità abitativa e relazionale, impiego o attività socialmente utili) più che limitarsi alla gravità dei reati commessi in passato.
- L'attività lavorativa è un elemento rilevante ma non indispensabile: può essere surrogata da attività volontaristiche o altre forme di utilità sociale quando valutate nel complesso.
- Il mancato risarcimento del danno non può automaticamente precludere l'affidamento in prova: occorre valutare la capacità economica del reo e le condizioni concrete; non è legittimo subordinare automaticamente la misura all'adempimento integrale dell'obbligo risarcitorio.
- Il Tribunale deve motivare la decisione sulla base di fatti oggettivi e attuali: osservazioni soggettive prive di riscontro concreto (es. mera rivalutazione dei fatti) non giustificano l'annullamento in sede di legittimità se il giudice di merito ha spiegato coerentemente le ragioni del favore.
- Il pubblico ministero non può ottenere l'annullamento della decisione limitandosi a chiedere una diversa valutazione degli elementi di fatto senza dimostrare vizi di diritto o carenze motivazionali rilevanti.
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