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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10536/2026 del 19/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il delitto di tentato omicidio e porto d'arma. Primo motivo: censura sulla qualificazione della condotta come tentato omicidio per assenza dell'animus necandi; si deduce che la traiettoria bassa dei colpi, le sedi periferiche delle ferite, la presenza di una reazione della vittima armata e una colluttazione farebbero rientrare l'evento nella legittima difesa o in una reazione non volontariamente omicida; si lamenta inoltre che i giudici non abbiano creduto alla versione difensiva (aggressione subita) supportata da ecchimosi. Secondo motivo: censura sulla sussistenza delle esigenze cautelari (art. 274 lett. a) e c) c.p.p.) e sul rispetto dei canoni di proporzionalità e adeguatezza dell'art. 275 c.p.p.; si sostiene che la spontanea costituzione, l'assenza di precedenti e la condotta collaborativa avrebbero consentito misure meno afflittive rispetto alla custodia in carcere.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Sul primo motivo la Cassazione ritiene adeguata e logicamente congrua la motivazione del Tribunale del riesame: dalla visione delle immagini di videosorveglianza, dagli accertamenti sui luoghi e dalle informazioni assunte emerge un agguato premeditato (l'indagato travisato attende dietro un'autovettura, esce al passaggio della vittima e spara cinque colpi a distanza ravvicinata con direzione ad altezza d'uomo); la condotta (numero di colpi, mezzo offensivo, distanza) è idonea ex ante a cagionare la morte e giustifica l'attribuzione dell'animus necandi; la versione difensiva sull'aggressione antecedente è ritenuta non riscontrata e incongrua rispetto alle lievi lesioni riportate dall'indagato. Sul secondo motivo la Corte ritiene legittima la custodia in carcere: il Tribunale ha valutato il pericolo concreto e attuale di reiterazione rilevando la gravità del fatto, l'omesso rinvenimento dell'arma, il contesto relazionale favorevole a ulteriori condotte violente e la mancanza di segnali di sincero ravvedimento; pertanto la misura è stata ritenuta proporzionata e necessaria e non sostituibile con misure meno afflittive. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale - art. 274 lett. a) e c)

    Usato per fondare la misura cautelare; il Tribunale ha ravvisato esigenze cautelari (in particolare il pericolo concreto di reiterazione del reato e/o altri profili rilevanti di tutela) in relazione alla gravità del fatto, all'omesso rinvenimento dell'arma e al contesto relazionale dell'indagato

  • Codice di procedura penale - art. 275

    Richiamato come canone di proporzionalità e adeguatezza: la Corte verifica che la scelta della custodia in carcere sia stata motivata come proporzionata al periculum criminis emerso; è stata ritenuta inidonea una misura meno afflittiva

Massime di principio

  • Nella valutazione dell'animus necandi nei casi di spari, il giudice valorizza elementi oggettivi: numero di colpi, distanza e direzione dello sparo, mezzo usato e condotta preparatoria (es. travisamento, nascondersi, attesa della vittima).
  • La mera prospettazione di una versione alternativa (es. legittima difesa, reazione in colluttazione) non invalida la qualificazione in tentato omicidio se gli elementi probatori oggettivi concordano con una condotta offensiva preordinata; occorre che la difesa produca riscontri concreti e coerenti.
  • La custodia cautelare può essere confermata anche in presenza di spontanea costituzione o di incensuratezza dell'indagato se sussiste un pericolo concreto e attuale di reiterazione, desumibile dalla gravità dell'evento, dall'omesso rinvenimento dell'arma e dal contesto relazionale/ambientale dell'imputato.
  • Il principio di proporzionalità richiede che il giudice esamini e motivi l'irrilevanza o l'insufficienza delle misure meno afflittive; l'assenza di tale confronto può costituire vizio, ma la mera preferenza per la custodia in carcere è legittima se adeguatamente motivata.
  • Per contestare efficacemente la custodia cautelare in Cassazione è necessario mostrare vizi evidenti di illogicità, contraddittorietà o incompletezza della motivazione del giudice del riesame, non una semplice diversa valutazione delle prove.

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