Cassazione Penale, Sentenza n. 50046/2023 del 15/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo disposto il 16/11/2012 su una polizza e un conto corrente intestati al Parisi (la moglie Maggio Marta Assunta era beneficiaria/delegata). Il sequestro era finalizzato alla confisca del presunto profitto da reati di evasione fiscale (oltre 2 milioni di euro). Il ricorrente deduceva violazione del principio di proporzionalità e censurava la valutazione del Tribunale riguardo alla documentazione prodotta per dimostrare l'esistenza di altri beni sufficienti a garantire la pretesa erariale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, confermando che il Tribunale di Roma ha correttamente valutato il "periculum in mora" e applicato i principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità anche nella fase esecutiva. Il Tribunale aveva ritenuto che: i beni sequestrati erano in gran parte denaro liquido facilmente dissipabile; l'importo sequestrato (circa la metà del presunto profitto) e la documentazione sul patrimonio del ricorrente e della moglie non garantivano l'interezza della confisca. Per queste ragioni il sequestro è stato ritenuto proporzionato e il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di euro 2.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede motivazione anche del "periculum in mora", valutando il rischio che il bene venga modificato, disperso, utilizzato o alienato nelle more del giudizio.
art. 240 cod. pen.
Norma di riferimento per la confisca del profitto del reato; il sequestro preventivo puo' essere disposto in vista di tale confisca.
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Limita il ricorso per cassazione contro le ordinanze di riesame in materia di misure cautelari reali alle sole violazioni di legge, escludendo la sindacabilità delle valutazioni logico-motivazionali ordinarie.
Cass. Sez. U., 24/06/2021, n. 36959 (Ellade)
Sez. U, n. 36959 del 24/06/2021
Conferma che il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca deve contenere una motivazione anche sul "periculum in mora" e può basarsi sul rischio di dispersione/modifica del bene quali ragioni per anticipare gli effetti della confisca.
Cass. Sez. U., n. 25932 del 2008 (Ivanov)
Stabilisce i requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza della motivazione; solo vizi radicali della motivazione rendono ammissibile il ricorso per cassazione in materia cautelare.
Massime di principio
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede una motivazione specifica sul "periculum in mora": per beni liquidi il rischio di dispersione pesa molto nella valutazione.
- La difesa che chiede la revoca deve produrre documentazione analitica e probante sul patrimonio alternativo (valutazioni, titoli di proprietà, perizie, garanzie o offerte vincolanti) per dimostrare che altri beni possono garantire l'intero credito erariale.
- I princìpi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità vanno valutati anche nella fase esecutiva della misura; la mera perdurante durata del sequestro non comporta automaticamente la revoca senza prova di sopravvenute ragioni che ne giustifichino la cessazione.
- La Corte di Cassazione, ai sensi dell'art. 325 c.1, controlla soltanto violazioni di legge o vizi gravissimi della motivazione; non è il luogo per rinnovare la valutazione di merito sulle prove e sulle valutazioni economiche ordinarie.
- Per ottenere la sostituzione o revoca del sequestro su beni liquidi conviene offrire garanzie efficaci e documentate (ipoteche, fideiussioni, sequestri su altri beni non liquidi) dimostrando concretamente che la pretesa statale resta tutelata.
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