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Cassazione Civile, Ordinanza n. 36087/2023 del 27/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dall'avvio di un'attività di tour turistici con segway in un Comune e nell'isola dell'Asinara. La titolare dell'attività otteneva dall'ente locale l'autorizzazione all'occupazione di suolo pubblico e al posizionamento di una struttura prefabbricata, ma poco dopo intervenivano varie iniziative di altre autorità: contestazioni della polizia municipale sulla mancanza di carta di circolazione e di assicurazione dei segway, successivamente annullate dal giudice di pace; rilievi della Capitaneria di porto sulla distanza della struttura dal demanio marittimo; sospensione dell'autorizzazione all'uso dei segway nell'area parco da parte del direttore dell'ente parco; mancata risposta del Comune a un'istanza di spostamento del chiosco. L'attrice sosteneva che la condotta illegittima e ostile della pubblica amministrazione avesse causato la chiusura dell'attività e chiedeva il risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. per oltre 152 mila euro. Il primo motivo di ricorso per cassazione denunciava violazione degli artt. 2043 e 2697 c.c. e omesso esame di fatti decisivi, sostenendo che la Corte d'appello avesse errato nel negare la responsabilità del Comune e il nesso causale tra i fatti e il danno; il secondo motivo censurava la regolazione delle spese di appello per asserita violazione dell'art. 91 c.p.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la Corte territoriale aveva esaminato le circostanze rilevanti e, con valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità, aveva escluso sia l'illegittimità della condotta del Comune sia, soprattutto, il nesso eziologico tra i comportamenti contestati e la cessazione dell'attività. In particolare, ha valorizzato che l'autorizzazione comunale era stata rilasciata legittimamente, che gli ulteriori profili riguardavano autorità diverse dal Comune o erano comunque non causalmente collegati alla chiusura dell'impresa, e che la cessazione era dipesa da circostanze private della ricorrente. Ha inoltre osservato che la dedotta omissione di singoli documenti non integra di per sé il vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico è stato comunque considerato. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché si traduceva in un mero dissenso sulla regolazione delle spese, senza denunciare un vizio effettivo della sentenza. Le spese del giudizio di cassazione sono state compensate integralmente, con ulteriore statuizione sul contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2043 c.c.

    La responsabilità aquiliana richiede la prova dell'illegittimità della condotta, del danno e del nesso causale tra condotta ed evento lesivo; nel caso concreto tali presupposti non sono stati ritenuti integrati nei confronti del Comune.

  • art. 2697 c.c.

    L'onere di provare i fatti costitutivi del diritto risarcitorio incombe sull'attore; la ricorrente non ha dimostrato il nesso causale tra gli atti imputati al Comune e la chiusura dell'attività.

  • art. 360 c.p.c.

    Il vizio di legittimità non consente una nuova valutazione del merito; l'omesso esame denunciabile deve riguardare un fatto storico decisivo, non singoli elementi istruttori.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    La censura per violazione di legge deve confrontarsi con la ratio decidendi della sentenza impugnata.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    L'omesso esame di documenti o prove non basta, se il fatto storico decisivo è stato comunque considerato dal giudice di merito.

  • art. 91 c.p.c.

    La doglianza sulle spese è inammissibile se si risolve in una mera contestazione del regolamento delle spese senza un effettivo vizio della decisione.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    È dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 55 cod. nav.

    È richiamato solo in fatto, con riferimento alla domanda di sanatoria presentata alla Capitaneria di porto, ma la Corte esclude che tale vicenda sia causalmente imputabile al Comune.

Massime di principio

  • In tema di responsabilità aquiliana della pubblica amministrazione, non basta allegare una serie di iniziative amministrative sfavorevoli: occorre provare in modo rigoroso che la condotta asseritamente illegittima dell'ente convenuto sia stata causa concreta e diretta del danno lamentato.
  • Il giudizio sul nesso causale tra la condotta dell'amministrazione e l'evento di danno è apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se sorretto da motivazione логica e coerente.
  • La denuncia di omesso esame ex art. 360, n. 5 c.p.c. non può essere usata per ottenere una rivalutazione delle prove: è necessario che sia stato trascurato un fatto storico decisivo, non soltanto alcuni documenti o elementi istruttori.
  • La responsabilità dell'ente convenuto non può essere affermata quando i provvedimenti lesivi o ostativi provengano da soggetti diversi, oppure quando la cessazione dell'attività risulti causalmente riconducibile a circostanze estranee alla condotta dell'ente stesso.
  • La censura sulle spese processuali è inammissibile se si limita a contestare la quantificazione o la compensazione senza individuare uno specifico errore giuridico della sentenza.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità della PAImpugnazioniSpese di lite
RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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