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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27970/2026 del 23/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

La vicenda riguarda un condannato che, mentre era già sottoposto alla detenzione domiciliare ordinaria, ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale ex art. 47 ord. pen. Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha negato il beneficio ritenendo non formulabile una prognosi favorevole di affidamento esterno, valorizzando i precedenti penali e, soprattutto, la condotta successiva al reato: dopo la condanna in esecuzione l'interessato avrebbe commesso ulteriori reati della stessa indole e avrebbe rappresentato all'U.E.P.E. circostanze non veritiere circa lo svolgimento di attività lavorativa da remoto, senza che tale attività risultasse autorizzata dall'autorità di sorveglianza. Il ricorso per cassazione deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che il diniego si fondasse in modo eccessivo su precedenti remoti e trascurasse elementi positivi quali il rapporto stabile con la compagna, il lavoro continuativo, i regolari rapporti con l'U.E.P.E. e la comunicazione spontanea del lavoro da remoto, indice di buona fede.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso infondato. Ha affermato che, per concedere una misura alternativa alla detenzione, non basta l'assenza di ostacoli formali, ma occorrono elementi positivi idonei a fondare un giudizio prognostico favorevole sulla prova e sulla prevenzione della recidiva, oltre a un serio processo di revisione critica e risocializzazione. Ha osservato che il giudice di sorveglianza può valorizzare non solo la gravità e tipologia dei reati, ma soprattutto la condotta successiva alla condanna e la personalità del soggetto, non essendo vincolato alle valutazioni dell'U.E.P.E. Nel caso concreto l'ordinanza impugnata è stata ritenuta logica e giuridicamente corretta perché fondata su plurimi elementi negativi: precedenti specifici, commissione di ulteriori reati, attività lavorativa non chiarita né autorizzata e falsa rappresentazione all'U.E.P.E. circa tale attività, indici di inaffidabilità e di assenza di reale adesione alla finalità rieducativa. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47 l. 26 luglio 1975, n. 354 (ord. pen.)

    affidamento in prova al servizio sociale

    La concessione della misura richiede una prognosi favorevole sulla risocializzazione e sulla capacità del soggetto di rispettare le prescrizioni e prevenire la recidiva.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Massime di principio

  • La concessione di una misura alternativa alla detenzione non può fondarsi sulla sola assenza di cause ostative formali, ma richiede la presenza di concreti elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole sulla prova e sul reinserimento sociale.
  • Nel valutare l'affidamento in prova, il giudice deve guardare soprattutto al comportamento del condannato dopo il reato e alla sua evoluzione personale, potendo valorizzare la commissione di nuovi reati o altre condotte sintomatiche di persistente pericolosità.
  • Le relazioni dell'U.E.P.E. non vincolano il giudice di sorveglianza, che deve apprezzarne liberamente il contenuto alla luce delle esigenze rieducative e dei profili di pericolosità del soggetto.
  • Il tribunale di sorveglianza può negare la misura alternativa anche in presenza di taluni elementi favorevoli, se ritiene necessario un ulteriore periodo di osservazione o se gli elementi negativi rendono non affidabile il soggetto per l'ammissione al beneficio.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternativeImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale

Testo integrale

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