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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17156/2023 del 21/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I difensori impugnano la convalida del sequestro probatorio (in particolare dei telefoni cellulari e altri effetti personali) disposta dalla Procura dopo perquisizione, deducendo vizio di motivazione e mancanza di rapporto fra gli apparati sequestrati e le condotte contestate. Si lamenta l'eccessiva ampiezza del sequestro, la mancata restituzione di dati non pertinenti dopo che il PM aveva estratto i file rilevanti, la perdita delle ragioni che avevano giustificato la misura cautelare personale e la carenza degli elementi minimi di strumentalità, coerenza, completezza e ragionevolezza del decreto di convalida. I ricorrenti chiedevano il dissequestro e la restituzione delle copie forensi dei dati non funzionali alle indagini.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure erano dirette essenzialmente contro il decreto di convalida del sequestro adottato dal PM e contro il diniego di restituzione del PM, rimedi per i quali la difesa non aveva utilizzato i rimedi specifici e tempestivi previsti dalla legge (ricorso al Tribunale del Riesame avverso la convalida e opposizione al GIP ex art. 263, comma 5, c.p.p. avverso il provvedimento del PM). Perciò la cassazione non è luogo ad esaminare le censure di merito; i ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 263, comma 5, cod. proc. pen.

    Prevede l'opposizione al GIP avverso il provvedimento del PM che rifiuti la restituzione di cose sequestrate; il giudice rileva che tale rimedio non è stato esperito dai ricorrenti e che la mancata attivazione rende inammissibile il ricorso in Cassazione.

  • art. 257 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il riesame/impugnazione dei provvedimenti cautelari e di sequestro; la Corte rileva che la doglianza sul decreto di convalida andava tempestivamente proposta col rimedio del riesame (Tribunale del Riesame).

  • art. 360 cod. proc. pen.

    Riguarda gli accertamenti tecnici (CTU). Il PM ha richiamato la mancata acquisizione del deposito della CTU quale motivo per non procedere alla restituzione; la Corte tiene conto del rilievo ma sottolinea che l'opposizione andava proposta con i rimedi ordinari.

  • art. 23, comma 8, DL 137/2020

    Predisporre la trasmissione della requisitoria scritta della Procura Generale; la Procura Generale ha esercitato tale facoltà per concludere sull'inammissibilità del ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente l'irrogazione della somma a favore della Cassa delle Ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile; la Corte ha applicato una somma equa di euro 3.000.

Massime di principio

  • Contro un decreto di convalida del sequestro probatorio la via ordinaria è il ricorso al Tribunale del Riesame: la mancata impugnazione tramite il rimedio corretto può rendere inammissibile il ricorso in Cassazione.
  • Avverso il rifiuto del PM di restituire beni o dati sequestrati occorre esperire l'opposizione al GIP prevista dall'art. 263, comma 5, c.p.p.; non usarla impedisce l'esame del merito in sede di cassazione.
  • La Cassazione non sostituisce i rimedi cautelari o di merito non esperiti: le censure procedurali e di motivazione devono essere sollevate tempestivamente con i rimedi specifici previsti dal codice di procedura penale.
  • Se il PM effettua estrazioni e trattiene solo i dati ritenuti rilevanti, la difesa deve chiedere e, se necessario, opporsi tempestivamente alla restituzione parziale o integrale degli apparati. La mancata tempestività può determinare perdita del rimedio.
  • Richiedere CTU o il deposito di consulenze tecniche può essere decisivo per la valutazione sulla mantenimento del vincolo di sequestro: tali elementi andrebbero sollecitati per tempo e impugnati con gli strumenti previsti quando necessari.

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