Sentenza del 17/04/2015 n. 7867 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha impugnato la sentenza della CTR Sicilia che aveva confermato l'iscrizione a ruolo e le cartelle di pagamento relative all'IVA degli anni 1997 e 1998 e alle correlate sanzioni. La contribuente sosteneva, tra l'altro, che le cartelle fossero viziate, insufficientemente motivate e basate su atti non ancora definitivi, nonché che l'istanza di definizione agevolata presentata ai sensi della L. n. 289 del 2002 avrebbe dovuto impedire la riscossione. Contestava inoltre l'utilizzo di memorie e documenti depositati tardivamente dall'Ufficio e l'applicazione della causa ostativa collegata all'esercizio dell'azione penale nei confronti del legale rappresentante.
La decisione
La Corte Suprema di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso. Ha ritenuto che la CTR avesse implicitamente esaminato e rigettato le principali doglianze, considerando decisivo il mancato perfezionamento del condono. Ai sensi dell'art. 15, comma 1, della L. n. 289 del 2002, la formale conoscenza dell'azione penale per reati tributari da parte del legale rappresentante costituisce causa ostativa alla definizione agevolata anche quando il contribuente sia una società distinta dalla persona fisica imputata. Le censure relative alla data di notificazione degli atti, alla definitività degli avvisi e alla produzione documentale sono state ritenute inammissibili, irrilevanti o non decisive rispetto alla ratio della sentenza. È stata inoltre esclusa la necessità di una motivazione autonoma delle cartelle, poiché esse conseguivano ad avvisi di accertamento e rettifica già notificati. La società è stata condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate in 15.000 euro.
Norme richiamate
Legge n. 289 del 2002, art. 15, comma 1
La causa ostativa alla definizione agevolata opera per le società i cui rappresentanti legali siano stati destinatari dell'azione penale per reati previsti dal D.Lgs. n. 74 del 2000, se il contribuente ne ha avuto formale conoscenza entro il perfezionamento della definizione.
La preclusione al condono non richiede coincidenza tra la società contribuente e la persona fisica sottoposta ad azione penale: è sufficiente che il legale rappresentante della società abbia avuto formale conoscenza dell'azione penale per uno dei reati tributari previsti dalla legge.
Legge n. 289 del 2002, art. 15, comma 8
Disposizioni sulla sospensione e proroga dei termini per l'impugnazione degli atti definibili.
La questione relativa alla pendenza dei termini di impugnazione degli avvisi è stata ritenuta irrilevante, poiché la decisione si fondava principalmente sulla causa ostativa al condono.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, comma 1
Disciplina dei termini per il deposito di documenti e memorie nel processo tributario.
La Corte ha riconosciuto che la produzione documentale dell'Ufficio poteva essere tardiva, ma ha ritenuto che la decisione della CTR fosse fondata anche su argomentazioni già introdotte tempestivamente nel giudizio e che il vizio non fosse decisivo.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57
Divieto di proporre nuove eccezioni in appello.
La censura non è stata accolta perché genericamente formulata e comunque sovrapposta a doglianze già esaminate e respinte.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21
Termini e condizioni per l'impugnazione degli atti tributari.
La Corte ha escluso che le questioni sulla data di notificazione degli atti fossero decisive, poiché il mancato perfezionamento del condono rendeva comunque applicabile la pretesa fiscale.
Codice di procedura civile, art. 360
Individuazione dei motivi di ricorso per cassazione.
I motivi di ricorso devono essere specifici, completi e riferibili alla ratio decidendi della sentenza impugnata; le censure estranee alla motivazione effettivamente posta a fondamento della decisione sono inammissibili.
Codice di procedura civile, art. 384
Poteri della Corte di cassazione in caso di decisione della causa nel merito.
Per ragioni di economia processuale, la Cassazione può decidere direttamente una questione non esaminata dal giudice di merito quando la stessa sia manifestamente infondata, evitando il rinvio.
Costituzione, art. 111
Principi del giusto processo e della ragionevole durata del processo.
Il principio di ragionevole durata consente di evitare un rinvio inutile quando la questione omessa può essere risolta direttamente dalla Corte.
Massime di principio
- Quando una società presenta una domanda di condono fiscale, l'esistenza di un'azione penale per reati tributari nei confronti del suo legale rappresentante può impedire il perfezionamento del condono, anche se la società e la persona imputata sono soggetti formalmente distinti.
- Se il condono non si perfeziona per una causa ostativa prevista dalla legge, l'Amministrazione può procedere all'iscrizione a ruolo e alla riscossione degli importi risultanti dagli avvisi fiscali, senza che sia necessariamente indispensabile un autonomo provvedimento formale di diniego.
- Le cartelle di pagamento emesse in conseguenza di avvisi di accertamento o rettifica già notificati possono essere motivate mediante richiamo agli atti presupposti, quando il contribuente conosce già le ragioni della pretesa fiscale.
- Nel ricorso per cassazione occorre attaccare la reale ratio decidendi della sentenza: contestare aspetti secondari, come date o argomentazioni non decisive, può comportare l'inammissibilità del motivo.
- La mancata risposta espressa a una specifica doglianza non integra necessariamente omessa pronuncia se la soluzione complessiva adottata dal giudice è logicamente incompatibile con la tesi della parte e implica quindi un rigetto tacito.
- Chi sostiene di aver perfezionato un condono deve dimostrare di avere rispettato tutte le condizioni, inclusi i requisiti soggettivi, l'assenza di cause ostative e la correttezza dei versamenti.
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