Cassazione Penale, Sentenza n. 50033/2023 del 15/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza che aveva rigettato l'appello avverso il provvedimento del GIP che aveva respinto la richiesta di emissione della custodia cautelare in carcere nei confronti di Venticinque Claudia, contestata per concorso in estorsione (capo 6). Le censure erano: (1) errata qualificazione giuridica del fatto (il Tribunale avrebbe qualificato la condotta come esercizio arbitrario delle proprie ragioni anziché estorsione); (2) vizio di motivazione in relazione all'assenza di una condotta concorsuale della ricorrente.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse del pubblico ministero. Ha ritenuto che il Procuratore non avesse prospettato alcuna esigenza cautelare (es. pericolo di fuga, inquinamento probatorio o reiterazione del reato) e si fosse limitato a contestare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e la qualificazione giuridica. Poiché anche l'accoglimento del gravame sul punto non avrebbe condotto automaticamente all'applicazione della misura cautelare, il ricorso non avrebbe prodotto alcun risultato pratico vantaggioso per l'impugnante. La decisione richiama precedenti giurisprudenziali coerenti sul punto e dichiara il ricorso inammissibile.
Norme richiamate
Sez. 3, n. 13284 del 25/02/2021 (Acanfora), Rv. 281010
Principio secondo cui il ricorso per cassazione del pubblico ministero contre l'ordinanza che respinge la richiesta di misura cautelare è inammissibile per difetto di interesse se il P.M. non prospetta esigenze cautelari e si limita a contestare solo i gravi indizi di colpevolezza
Sez. 6, n. 12228 del 30/10/2018, dep. 2019, Rv. 276375
Conferma del principio giurisprudenziale che richiede l'esposizione di concrete esigenze cautelari nel gravame del pubblico ministero per evitare l'inammissibilità per mancanza di utilità pratica dell'impugnazione
Massime di principio
- Il pubblico ministero che impugna in Cassazione un provvedimento che ha rigettato una richiesta di misura cautelare deve prospettare specifiche esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione del reato o altre esigenze di tutela) per dimostrare l'interesse all'impugnazione; la sola contestazione dei gravi indizi di colpevolezza può risultare insufficiente e rendere il ricorso inammissibile.
- La qualificazione giuridica del fatto (es. qualificare come estorsione anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni) contestata dal P.M. non è, di per sé, motivo sufficiente per ottenere l'annullamento se non è collegata all'effettiva possibilità che tale annullamento determini l'applicazione di una misura cautelare.
- In sede cautelare il requisito dell'utilità pratica dell'impugnazione è centrale: gli atti difensivi devono indicare chiaramente quale risultato pratico si persegue e in che modo l'accoglimento del ricorso produrrebbe l'applicazione della misura richiesta.
- Per aumentare le probabilità di successo, il P.M. deve collegare le valutazioni sulla sussistenza dei gravi indizi alla prova del periculum in mora e dimostrare che l'errore nella valutazione dei gravi indizi avrebbe conseguenze concrete sul provvedimento cautelare.
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