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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26189/2023 del 16/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato le assoluzioni riguardanti le rapine contestate alle persone offese Bertelli Cristina e Colombani Alessandro denunciando travisamento della prova e violazione delle regole di valutazione probatoria (art. 192 c.p.p.), sostenendo che vi fossero riscontri a carico del Feher. L'imputato Feher ha proposto tre motivi: (1) vizio di motivazione e violazione di legge per la valutazione del mancato riconoscimento da parte della vittima Bertelli e per l'inosservanza delle norme sull'assunzione delle dichiarazioni dei chiamanti in correità; (2) violazione dell'art. 507 c.p.p. per il diniego di escussione del teste Crucianelli ritenuto utile a chiarire le modalità della identificazione fotografica; (3) violazione dell'art. 603 c.p.p. per la mancata acquisizione d'ufficio della testimonianza della persona offesa Bertelli.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale per essere fondato su profili ritenuti estranei all'ambito del giudizio di legittimità. Quanto al ricorso dell'imputato, è stato integralmente rigettato: i motivi relativi al diniego di escussione del teste Crucianelli e alla mancata iniziativa officiosa (art. 507 e 603 c.p.p.) sono stati ritenuti infondati in quanto la Corte di merito ha motivato adeguatamente la non necessità di rinnovare quelle prove, e il primo motivo (sul valore probatorio del mancato riconoscimento) è stato ritenuto privo di rilievo perché la Corte d'appello ha fatto un'analisi coerente e congrua del quadro probatorio, ritenendo che il mancato riconoscimento da parte della Bertelli costituisse elemento che introduceva ragionevole dubbio solo per quel singolo episodio ma non sufficiente a screditare l'intero racconto dei chiamanti in correità quando esso sia riscontrato da altri elementi. In sintesi la sentenza di merito è stata confermata: restano le assoluzioni per i capi C, E, F e G e sono confermate le condanne per i capi A e B (rapina aggravata e sequestro di persona in danno di Santi Emma).

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n.137 del 2020 conv. in l. n.176 del 2020

    Richiamata la forma di procedimento prevista per il trattamento del ricorso (richiami procedurali sul rito e sul procedimento di cassazione).

  • art. 620, lett. I) cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alle statuizioni consequenziali disposte dal giudice della cassazione (annullamento senza rinvio, ove pertinente).

  • art. 623 c.p.p.

    Norma richiamata in relazione alla possibilità, in caso di annullamento, di disporre il rinvio per la rinnovazione degli atti istruttori.

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Regola sul valore probatorio delle dichiarazioni rese da persone imputate o giudicate in procedimenti connessi: devono essere valutate con cautela e insieme ad altri elementi di riscontro; non è automaticamente discredito per altre parti del racconto se una parte risulta infondata.

  • art. 197 bis cod. proc. pen.

    Richiama le cautele nella valutazione delle dichiarazioni rese da imputati o giudicati in procedimenti connessi e conferma la necessità di riscontri per attribuire attendibilità.

  • art. 189 cod. proc. pen.

    Richiama principi generali sul valore della prova e della sua valutazione (richiesto dal ricorrente nel contesto della motivazione).

  • art. 507 cod. proc. pen.

    Disciplina l'ammissione di nuove prove nel giudizio di appello: le prove nuove sono soggette a valutazione più rigorosa e la mancata acquisizione può essere sindacata solo in presenza di manifesta necessità.

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Attribuisce al giudice il potere officioso di acquisire prove; la Corte ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per attivarlo nel caso concreto, sicché il diniego non costituisce vizio di legge.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Limiti del sindacato in Cassazione sulla motivazione della sentenza di merito; la Corte ha verificato che la motivazione dell'appello fosse esaustiva e conforme ai principi di diritto.

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Principio della condanna oltre ogni ragionevole dubbio: la Cassazione ha richiamato che la condanna è consentita solo se le ricostruzioni alternative sono puramente remote e non riscontrabili dai fatti processuali.

Massime di principio

  • La mancata identificazione dell'imputato da parte di una persona offesa può costituire elemento che introduce un ragionevole dubbio sul singolo episodio ma non necessariamente invalida l'intero racconto di un chiamante in correità se quest'ultimo è riscontrato da altri elementi probatori.
  • La Corte d'appello che assolve sulla base del medesimo compendio probatorio usato dal primo giudice deve fornire una motivazione puntuale e articolata che spieghi le ragioni della diversa valutazione; se tale onere è adempiuto, la Cassazione non interviene sulla valutazione di merito.
  • Le richieste di nuove prove in appello (art. 507 c.p.p.) sono soggette a un giudizio più severo sulla pertinenza e necessità; il diniego di acquisizione può essere sindacato in Cassazione solo se emerge una manifesta, assoluta necessità che sia evidente dal testo della sentenza impugnata.
  • Il potere officioso del giudice di disporre assunzioni di prova (art. 603 c.p.p.) non è illimitato: l'omissione è sindacabile solo se la mancata attività risulti di per sé idonea a pregiudicare il diritto di difesa o la correttezza del giudizio e se la Corte di merito non abbia motivato le ragioni del diniego.
  • Le dichiarazioni di coimputati/chiamanti in correità, anche se in parte false, possono essere valorizzate per le parti riscontrate da elementi esterni: non è necessaria la loro totale infallibilità per attribuire valore probatorio a porzioni del loro racconto.

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