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Sentenza

Sentenza del 27/04/2018 n. 10186 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato per cassazione la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, denunciando un vizio di motivazione. Secondo l'Amministrazione, il giudice d'appello avrebbe ridotto senza adeguata spiegazione i ricavi non dichiarati accertati per l'anno 2000, da Lire 3.113.715.016 all'importo di Lire 1.500.000.000, pari a circa Euro 774.685,35, omettendo di valutare adeguatamente gli elementi indicati nel processo verbale di constatazione, tra cui la contabilità della società e l'elenco dei beni usciti dal magazzino. L'Agenzia sosteneva inoltre che non fosse necessaria una verifica fisica delle rimanenze e che la sentenza non avesse chiarito il valore delle ammissioni della contribuente e degli altri elementi probatori.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Ha ritenuto che la Commissione Tributaria Regionale avesse motivato in modo coerente e logicamente sufficiente la riduzione dell'accertamento, valorizzando l'importo risultante dalla nota integrativa al bilancio 2000, relativa all'eliminazione di stock, e rilevando invece la carenza probatoria dell'Amministrazione quanto alla quantificazione complessiva dei ricavi non dichiarati. La Corte ha ribadito che il giudizio di cassazione non consente di riesaminare liberamente il merito o sostituire la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito, salvo motivazione incompleta, illogica o incoerente. L'Agenzia delle Entrate è stata inoltre condannata al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in Euro 8.500 per compensi, oltre spese generali del 15% e accessori di legge.

Norme richiamate

  • Principi sul vizio di motivazione nel ricorso per cassazione

    La Corte di cassazione può controllare la correttezza giuridica e la coerenza logico-formale della motivazione, ma non può riesaminare il merito dell'intera vicenda né sostituire la propria valutazione delle prove a quella del giudice di merito.

    La censura di motivazione è fondata soltanto quando il ragionamento del giudice di merito risulti incompleto, incoerente o illogico. Non è sufficiente che una parte ritenga erronea o non condivisibile la valutazione attribuita alle prove.

  • Principio della valutazione delle prove da parte del giudice di merito

    Spetta al giudice del merito individuare le fonti del proprio convincimento, assumere e valutare le prove, verificarne attendibilità e concludenza e scegliere quelle ritenute più idonee a dimostrare i fatti.

    Il giudice può privilegiare alcuni elementi probatori rispetto ad altri, purché esponga un percorso argomentativo comprensibile, coerente e privo di contraddizioni.

Massime di principio

  • In un contenzioso tributario, l'Amministrazione deve fornire una quantificazione sufficientemente dimostrata dei maggiori ricavi o delle componenti reddituali contestate; la mera plausibilità dell'accertamento non sempre è sufficiente per giustificare l'intero importo.
  • Quando l'accertamento si fonda su differenze di magazzino o su variazioni delle rimanenze, la prova deve consentire, per quanto possibile, di collegare i dati contabili ai beni, alle quantità e agli importi concretamente movimentati.
  • Il giudice tributario può confermare la legittimità generale dell'accertamento ma ridurne l'importo alla sola parte supportata da elementi documentali specifici e verificabili.
  • In cassazione non è normalmente possibile ottenere una nuova valutazione delle prove: occorre dimostrare un'effettiva omissione, contraddittorietà o illogicità della motivazione della sentenza impugnata.
  • La documentazione contabile o di bilancio, come una nota integrativa che indichi l'eliminazione di stock, può costituire una base probatoria per la quantificazione, ma non implica automaticamente che l'intero importo originariamente accertato sia dimostrato.
  • La parte che contesta una riduzione dell'accertamento deve individuare specificamente quali prove decisive siano state ignorate e spiegare perché il ragionamento del giudice sia logicamente incompatibile con tali prove; la semplice diversa interpretazione degli elementi non è sufficiente.

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