Sentenza del 31/05/2021 n. 733 - Comm. Trib. Reg. per il Veneto
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Recupero a tassazione IRPEF di utili di partecipazione extra-bilancio imputati pro quota ai soci della "XX" S.r.l.; contestazione da parte di ZZ di non essere mai stato amministratore né socio di fatto; YY impugnava l'avviso e sollevava profili procedurali e di merito ma poi ha aderito alla definizione agevolata ex DL n.119/2018.
La decisione
La Commissione ha dichiarato estinta la materia del contendere quanto alla posizione di YY in forza dell'adesione alla definizione agevolata. Quanto a ZZ ha riformato la decisione di primo grado accogliendo l'appello dell'Agenzia: ha ritenuto provata la qualità di amministratore di fatto e socio occulto di ZZ e quindi legittimo imputare a lui pro quota il recupero degli utili extra-bilancio; spese a carico di ZZ per €3.000,00 oltre accessori per ciascun grado del giudizio.
Norme richiamate
DL n. 119/2018 (definizione agevolata delle controversie tributarie)
L'adesione del contribuente alla definizione agevolata comporta l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere rispetto alla posizione oggetto dell'adesione.
art. 47 TUIR
Principio di cassa per la tassazione in capo ai soci delle società di capitali: i redditi societari sono tassati in capo ai soci al momento dell'effettiva percezione (distribuzione).
art. 2727 c.c.
Disciplina delle presunzioni: si tratta di presunzioni semplici che il giudice può usare per risalire da fatti noti a fatti ignoti; la sentenza utilizza questa base per l'applicazione della presunzione di distribuzione degli utili in società a base ristretta.
Giurisprudenza di legittimità (es. Cass. n. 3896/2008, n. 21415/2007, n. 10982/2007, n. 2078/2005, n. 6780/2003, n. 1906/2008, n. 13485/2008)
Affermato il principio secondo cui in società di capitali a ristretta base sociale è legittima una presunzione semplice di distribuzione agli soci degli utili non contabilizzati; tale presunzione non viola il divieto di presunzioni di secondo grado poiché si fonda sulla ristrettezza della compagine e sui vincoli tra soci (fatto noto).
Massime di principio
- In società di capitali a ristretta base sociale o con vincoli stretti tra soci può ritenersi legittima la presunzione che utili extra-bilancio accertati in capo alla società siano stati distribuiti ai soci; il contribuente può comunque offrire prova contraria (accantonamento, reinvestimento, attribuzione solo ad alcuni soci).
- Chi esercita in concreto la gestione dell'impresa (amministratore di fatto) può essere considerato socio occulto e imputato pro quota per utili distribuiti, anche se formalmente non risulta quale socio o amministratore; le risultanze investigative e le dichiarazioni acquisite possono costituire indizi utilizzabili in sede tributaria e processuale.
- L'adesione alla definizione agevolata ex DL n.119/2018 estingue la controversia per la posizione aderente e determina la cessazione della materia del contendere per quella parte.
- La presunzione di distribuzione degli utili in favore dei soci è una presunzione semplice (art. 2727 c.c.) e non contrasta con il divieto di presunzioni su presunzioni quando si fonda su fatti noti quali la ristrettezza della compagine sociale e i rapporti di controllo/solidarietà tra soci.
- Onere della prova: il socio/amministratore cui sono imputati utili extra-contabili deve fornire elementi concreti per superare la presunzione (documentazione contabile, evidenza di mancata distribuzione, reinvestimenti o attribuzioni diverse).
- Le spese processuali seguono la soccombenza; l'ufficio pubblico può ottenere condanna alle spese per il soccombente privato quando l'appello è accolto.
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