Cassazione Penale, Sentenza n. 22600/2022 del 09/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugna la conferma della condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, contestando che: 1) non si sia sottratta all'obbligo di consegnare la contabilità avendo semplicemente non ritirato una raccomandata del curatore; 2) la contabilità fosse depositata presso i locali di altra società e quindi effettivamente disponibile; 3) avesse già dismesso la gestione della fallita; 4) mancasse prova del dolo specifico e della distrazione delle partecipazioni o del ricavato dalla loro cessione, essendo assente la prova che lei abbia sottratto o distrutto i documenti contabili
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'obbligo di consegna delle scritture contabili incombe per legge sull'amministratore dal momento della dichiarazione di fallimento, indipendentemente da un sollecito del curatore; il trasferimento della contabilità presso i locali di altra società integra prova di occultamento e di volontà di ostacolare l'acquisizione da parte del curatore; la mancata indicazione da parte dell'amministratore della destinazione dei beni o dei proventi delle cessioni legittima l'inversione apparente dell'onere della prova e consente di desumere la distrazione, specie se le cessioni sono avvenute a favore di familiari o società collegate. Pertanto la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale è stata confermata e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 216 legge fallimentare (ultimo comma)
art. 216, ultimo comma, legge fallimentare
Riferimento alle pene accessorie applicabili in caso di bancarotta; la Corte ha rideterminato la durata delle pene accessorie in sede d'appello e la Cassazione ha confermato la decisione assunta
art. 220 legge fallimentare
Stabilisce l'obbligo dell'amministratore di consegnare le scritture contabili al fallimento; la Corte ha interpretato tale obbligo come immediatamente sorto con la dichiarazione di fallimento, indipendentemente da un sollecito del curatore
art. 87 legge fallimentare
Imposta l'obbligo di verità del fallito/ amministratore interpellato dal curatore circa la destinazione dei beni; la Corte ha ritenuto che l'omessa indicazione della destinazione giustifichi inferenze sfavorevoli per l'amministratore
Giurisprudenza della Corte di Cassazione
Sez. 5, n. 8260 del 22/09/2015; Sez. 5, n. 7048 del 27/11/2008; Sez. 5, n. 17228 del 17/01/2020
Richiamati i precedenti che affermano che la mancata dimostrazione della destinazione dei beni o del ricavato comporta la responsabilità dell'amministratore e che mere affermazioni generiche non sono sufficienti a superare la presunzione di distrazione
Massime di principio
- L'obbligo di consegna delle scritture contabili grava sull'amministratore automaticamente dalla dichiarazione di fallimento, senza che sia necessario un sollecito del curatore
- Il trasferimento della documentazione presso i locali di terzi può costituire prova di occultamento e di volontà di impedire l'acquisizione da parte degli organi fallimentari
- Se i beni aziendali o il ricavato delle loro cessioni non risultano rinvenuti, l'onere di spiegare la destinazione ricade sull'amministratore; mere affermazioni generiche non sono sufficienti
- La vendita di beni societari a familiari o a società riconducibili all'amministratore è un elemento sintomatico che rafforza l'ipotesi di distrazione
- Il curatore non ha potere automatico di accesso ai locali di terzi; la collaborazione dell'amministratore è quindi essenziale e la sua reticenza può essere valorizzata dal giudice
- Per difendersi efficacemente l'amministratore deve produrre indicazioni precise e documentate sulla destinazione dei beni o dei proventi, idonee a consentirne il rinvenimento
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