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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23328/2023 del 29/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. L'unico motivo dedotto dall'indagato, tramite difensore, era la violazione di legge e il vizio di motivazione relativamente alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in ordine al capo 1 (associazione di tipo mafioso). Si contestava che le tentate estorsioni non fossero riconducibili alla matrice 'ndranghetista e che i rapporti intercettati con Michele Di Puppo, emersi in gran parte dopo alcuni episodi, non fossero sufficienti a dimostrare l'adesione di Piattello al disegno associativo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha richiamato il principio per cui il giudice di legittimità, nei ricorsi concernenti misure cautelari, può verificare solo l'adeguatezza logica e giuridica della motivazione del giudice di merito e non è corpo competente per una rivalutazione dei fatti già esaminati. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse motivato in modo coerente e non illogico la sussistenza dei gravi indizi di associazione di tipo mafioso, fondandosi sulle modalità 'mafiose' delle tentate estorsioni, sulla loro reiterazione in un arco temporale significativo (febbraio 2018/gennaio 2019) e sui rapporti con Di Puppo, indicativi di adesione al programma criminoso dell'associazione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; l'indagato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila a favore della cassa delle ammende; disposti gli adempimenti di legge (art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.).

Norme richiamate

  • art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative cod. proc. pen.

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione agli adempimenti conseguenti alla declaratoria di inammissibilità e all'irrogazione della sanzione pecuniaria verso la cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza della Cassazione (principio di sindacato limitato in materia di misure cautelari)

    Sez. 2, n. 27866 del 17 giugno 2019, Mazzelli, Rv. 276976

    Il giudice di legittimità, nei ricorsi cautelari, verifica l'adeguatezza delle ragioni addotte dal giudice di merito ai canoni della logica e ai principi di diritto; non è ammessa la rielaborazione dei fatti né una diversa valutazione probatoria già compiuta dal giudice di merito.

Massime di principio

  • Nei ricorsi in Cassazione avverso decisioni sulle misure cautelari il sindacato è limitato: la Corte verifica la logicità e l'adeguatezza giuridica della motivazione del giudice di merito, non può rivedere i fatti o compiere una nuova valutazione probatoria.
  • La reiterazione di tentate estorsioni con modalità riconducibili alla 'mafiosità' e la persistenza nel tempo costituiscono elementi che, se valutati unitamente, possono integrare gravi indizi di partecipazione a un'associazione di tipo mafioso.
  • Il rapporto con un esponente apicale del gruppo (anche se la corrispondenza/interlocuzioni emergono in parte dopo alcuni episodi) può concorrere, nel contesto probatorio complessivo, a dimostrare adesione al programma criminoso; non è necessario che ogni singolo elemento provi isolatamente l'appartenenza.
  • La mancata denuncia da parte della vittima non esclude automaticamente la riconoscibilità dell'intimidazione: il giudice valuta le modalità, il contesto e gli effetti delle condotte intimidatorie complessivamente.
  • Per ottenere l'accoglimento del ricorso è essenziale contestare vizi di motivazione sotto il profilo logico-giuridico; proporre una ricostruzione alternativa dei fatti già valutati dal giudice di merito è, di regola, inammissibile.
  • Un ricorso in Cassazione ritenuto infondato può comportare la condanna alle spese e sanzioni (es. pagamento alla cassa delle ammende); per evitarle occorre che la proposizione del ricorso sia priva di colpa.

Testo integrale

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