Cassazione Penale, Sentenza n. 10422/2023 del 13/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro preventivo, diretto e per equivalente, di beni riconducibili a Franceschino per un valore complessivo iniziale pari a euro 717.841, importo corrispondente ai profitti conseguenti a due episodi di truffa aggravata (capi A e C) e a due episodi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti (capi G e H). Il ricorrente, ritenuto amministratore di fatto della "Costruire a Carovigno s.r.l." e concorrente nelle condotte, ha dedotto: 1) errata quantificazione del profitto confiscabile; 2) illegittimità dell'aggressione patrimoniale nei suoi confronti per equivalente, atteso che l'unico beneficiario delle indebite erogazioni era la "La Pugliese Società Cooperativa Agricola", il cui patrimonio netto (al 31/10/2021 pari a euro 2.902.219) sarebbe risultato capiente e idoneo a soddisfare il profitto del reato; 3) omissione, da parte del giudice del riesame, di un adeguato confronto con la consulenza tecnica di parte (dr. Marzo) e mancata verifica circa la possibilità di aggredire direttamente i beni della cooperativa (anche impianti vinicolo e oleario) considerati profitto diretto o trasformato del reato. Richiesta l'annullamento dell'ordinanza di riesame e la declaratoria di illegittimità del sequestro per equivalente sui suoi beni.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondate le doglianze del ricorrente e confermato la legittimità del sequestro così come rideterminato dal GIP con decreto del 6/7/2022 e confermato dal Tribunale del Riesame in sede di rinvio (ordinanza 15/7/2022). La Corte ha condiviso la graduazione operata dalle autorità: prioritariamente il sequestro diretto del denaro rinvenuto nella disponibilità della persona giuridica (La Pugliese) è legittimo; per la parte residua di profitto non rinvenuta nell'ente è ammesso il sequestro per equivalente sul patrimonio personale degli autori o concorrenti del reato. È stato inoltre affermato che la cooperativa non era mero "paravento" e che gli impianti ammodernati con contributi pubblici non costituivano profitto diretto dei reati contestati poiché quei beni sono stati destinati a coprire costi effettivamente sostenuti; la confisca diretta sui beni dell'ente sarebbe stata ammessa solo se fosse stata dimostrata la loro escutibilità ovvero la status di fittizia autonomia dell'ente (responsabilità ex D.lgs. 231/2001 non contestata). La Corte ha inoltre precisato i limiti del sindacato di legittimità e confermato che, in fase cautelare, non è richiesta una preventiva ricerca generalizzata dei beni dell'ente.
Norme richiamate
art. 324 c.p.p.
Norma processuale richiamata in relazione alla disciplina del riesame e della competenza nel procedimento di sequestro; la Corte ha valutato l'operato del giudice del riesame alla luce delle indicazioni di legittimità
art. 325 c.p.p.
Richiamata per i limiti del ricorso per cassazione avverso ordinanze di riesame e appello in materia di misure cautelari reali (ammissibile per violazione di legge e per vizi gravi della motivazione)
art. 627 c.p.p.
Richiamato nel contesto delle norme sul sequestro preventivo e sulle modalità di impugnazione; la Corte ha ritenuto non sussistente la violazione dedotta
art. 322-ter c.p.p.
Disciplina della confisca per equivalente; la Corte ha applicato i canoni giurisprudenziali che distinguono la confisca diretta (denaro rinvenuto) dalla confisca per equivalente sui beni quando il profitto non è reperibile
art. 640-bis c.p.
Delitto di truffa aggravata per conseguimento di erogazioni pubbliche, contestato per i capi A e C; utilizzato per definire natura e misura dei profitti accertati
art. 640-quater c.p.
Norma sulla confisca nei delitti di truffa/aggravamento: richiamata nella impugnazione ma la Corte ha ribadito i limiti di applicazione rispetto alla persona giuridica e ai beni considerati profitto diretto
art. 240 c.p.p. / riferimenti a D.lgs. 231/2001
art. 19 D.lgs. 231/2001 (richiamato nel testo)
È stato osservato che la confisca e il sequestro per equivalente nei confronti della persona giuridica richiedono presupposti diversi (p.es. responsabilità amministrativa ex D.lgs. 231/2001); nel caso di specie non è stata contestata la responsabilità dell'ente ai sensi del D.lgs. 231/2001, perciò non poteva applicarsi una vasta aggressione patrimoniale dell'ente oltre al sequestro del denaro rinvenuto
Legislazione richiamata in dottrina e giurisprudenza (Sezioni Unite e pronunce di legittimità)
Sez. Un. n. 10561/2014 (Gubert); Sez. Un. n. 10280/2008; Sez. 2 n. 42411/2021; Sez. Un. n. 42415/2021; altre pronunce citate nella motivazione
Interpretazioni giurisprudenziali sul principio di sussidiarietà della confisca, sulla distinzione fra confisca diretta e per equivalente e sulla possibilità di aggredire i beni dell'ente o del soggetto fisico in determinati casi; la Corte ha applicato questi precedenti per definire la legittimità del sequestro operato
Massime di principio
- In materia di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, la priorità è l'apprensione diretta del denaro riconducibile al profitto nel patrimonio dell'ente beneficiario; solo per la parte residua non rinvenuta è legittimo procedere al sequestro per equivalente sui beni delle persone fisiche eventualmente coinvolte.
- La confisca diretta può colpire il denaro rinvenuto nella disponibilità dell'ente anche se l'origine lecita di quella somma è dedotta: il denaro fungibile va qualificato come profitto diretto se rappresenta l'accrescimento patrimoniale collegato al reato.
- Per assoggettare i beni materiali dell'ente (es. impianti, immobili) alla nozione di profitto diretto occorre dimostrare il nesso causale certo con l'illecito e che tali beni non rappresentino l'impiego legittimo dei contributi o costi effettivamente sostenuti; beni realizzati con contributi destinati a coprire costi effettivi possono non essere profitto diretto.
- L'eventuale responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del D.lgs. 231/2001 è elemento rilevante per estendere aggressioni patrimoniali dell'ente; in assenza di tale contestazione non si può automaticamente estendere la confisca diretta a tutti i beni dell'ente.
- Il giudice del riesame/rinvio deve confrontarsi con le deduzioni e con eventuali consulenze tecniche di parte (valutarne l'idoneità a incidere sul giudizio), ma non è obbligato a compiere verifiche istruttorie complesse che siano incompatibili con la fase cautelare; la motivazione deve comunque risultare adeguata e coerente.
- Non è obbligatoria una ricerca preventiva e generalizzata dei beni del soggetto beneficiario prima di adottare misure cautelari reali: è sufficiente che la difficoltà o impossibilità di reperimento dei beni dell'ente sussista al momento della richiesta e dell'adozione della misura (anche se transitoria).
- La sussidiarietà della confisca implica che il ricorso alla confisca per equivalente sul patrimonio delle persone fisiche sia subordinato alla effettiva non reperibilità o incapienza dei beni del beneficiario del profitto; tale principio va però bilanciato con la necessità di evitare la dispersione o occultamento dei beni nelle fasi iniziali dell'indagine.
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