Cassazione Penale, Sentenza n. 44191/2022 del 21/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza che aveva rigettato l'opposizione avverso il diniego di restituzione di orologi posti in sequestro nell'ambito di indagini per il reato previsto dall'art. 648 c.p. Sostenevano che gli orologi erano corredati di custodia e certificati di garanzia e che gli accertamenti tecnici richiesti per verificare la provenienza dei beni erano già stati effettuati, attestandone l'autenticità; pertanto non sussistevano esigenze probatorie che giustificassero il mantenimento del sequestro. Denunciavano altresì violazione dell'art. 263, comma 5, c.p.p. e omessa motivazione circa la necessità e l'opportunità del mantenimento del vincolo alla luce di elementi sopravvenuti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i motivi che i difensori formulavano in cassazione (in particolare quelli relativi al sopravvenuto accertamento della lecita provenienza dei beni) non fossero stati proposti davanti al giudice del merito e quindi non fossero ammissibili in questa sede. Richiamando la giurisprudenza (Sez.5, sent. Lamaj), la Corte ha ricordato che, nell'opposizione ex art. 263, comma 5 c.p.p., il GIP può pronunciarsi solo sulla necessità o opportunità del mantenimento del sequestro e non sulla legittimità o sul fumus del reato, competenza riservata al tribunale del riesame. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 263 c.p.p.
L'opposizione avverso il decreto di rigetto della restituzione consente al giudice di valutare soltanto la necessità o l'opportunità del mantenimento del sequestro; non può essere invocata per sindacare il fumus del reato, competenza del tribunale del riesame
art. 616 c.p.p.
Applicato per la condanna alle spese processuali e per l'irrogazione della somma a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile
art. 648 c.p.
Indica il reato per il quale erano indagati i ricorrenti; usato come contesto per giustificare il sequestro probatorio
Massime di principio
- In un'opposizione ex art. 263 comma 5 c.p.p. occorre concentrare le doglianze sulla necessità e sull'opportunità del mantenimento del sequestro: questioni relative al fumus del reato o alla legittimità originaria del provvedimento vanno sollevate davanti al tribunale del riesame.
- Tutte le prove o gli elementi sopravvenuti che possono giustificare il dissequestro (p.es. perizie tecniche che attestano l'autenticità o la lecita provenienza dei beni) devono essere prodotti e specificamente dedotti già nell'atto di opposizione avanti al giudice del merito; introdurli soltanto in sede di ricorso di cassazione rende il motivo inammissibile.
- È rischioso presentare motivi nuovi o non previamente fatti valere in sede di merito: la mancata tempestiva proposizione può comportare l'inammissibilità del ricorso e l'addebito delle spese e sanzioni previste dall'art. 616 c.p.p.
- Se l'obiettivo è contestare il fumus del reato, il rimedio processuale corretto è il ricorso al tribunale del riesame e non l'opposizione al GIP; scegliere la via procedurale errata può precludere l'accoglimento della richiesta di dissequestro.
- Per aumentare le probabilità di successo nell'opporsi al mantenimento del sequestro, occorre fornire al GIP una motivazione chiara e documentata che dimostri l'assenza di esigenze probatorie, corredando l'istanza di perizie o certificazioni già disponibili.
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