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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39749/2023 del 02/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per tentata estorsione. Il ricorrente deduceva: 1) vizio di motivazione e violazione di legge per aver fondato la condanna sulle sole dichiarazioni della persona offesa, evidenziando contraddizioni, assenza di riscontri esterni utili e la inutilizzabilita del filmato privo di audio e delle intercettazioni, essendo la persona offesa a conoscenza del controllo; 2) errata qualificazione giuridica del fatto come estorsione anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni, poiché l'imputato sosteneva di vantare un credito nei confronti di un terzo e si sarebbe surrogato nella posizione di quel terzo nei confronti della vittima.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che i giudici di merito avessero valutato attendibili le dichiarazioni della persona offesa, anche avendo fornito argomenti logici e dati oggettivi di riscontro (conversazioni, prova dei contatti) che dimostravano la richiesta estorsiva e il timore manifestato dalla vittima. Quanto alla qualificazione giuridica, la Corte ha osservato che non risultava provato che l'imputato vantasse un credito nei confronti della vittima né che avesse agito come surrogato di un creditore; inoltre l'azione era diretta verso un terzo estraneo al rapporto obbligatorio, per cui non poteva ritenersi esercizio legittimo di un diritto. Per questi motivi la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 192, comma terzo, codice di procedura penale

    Le regole previste dal comma terzo dell'art. 192 non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa; tali dichiarazioni, se ritenute attendibili e motivate con rigore, possono da sole sostenere una condanna penale, previa verifica della credibilita soggettiva e dell'attendibilita intrinseca del racconto.

  • Sez. U., n. 41461 del 19/07/2012 (Bell'Arte)

    Sez. U. n. 41461 del 19/07/2012

    Giurisprudenza consolidata che conferma la possibilita di fondare una condanna sulle sole dichiarazioni della persona offesa, con la necessita di una motivazione piu penetrante e rigorosa rispetto a quella richiesta per le dichiarazioni di altri testimoni.

  • Sez. 2, n. 5092 del 20/12/2017 (dep. 2018) - Gatto

    Sez. 2 n. 5092 del 20/12/2017, depositata 2018

    Principio secondo cui non e possibile qualificare l'azione come esercizio legittimo di un diritto quando manca qualunque prova che l'agente vantasse un credito giuridicamente tutelabile nei confronti della persona offesa o quando l'azione e diretta verso un terzo estraneo al rapporto obbligatorio.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, se ritenute credibili e adeguatamente motivate dai giudici, da sole fondare una condanna; la valutazione della credibilita deve essere particolarmente rigorosa.
  • Elementi di riscontro oggettivi (conversazioni, prova dei contatti, elementi di contesto) rafforzano la valutazione delle dichiarazioni della vittima e riducono il rischio di annullamento in sede di legittimita.
  • Filmati privi di audio e intercettazioni in cui la vittima e a conoscenza del controllo possono essere utili come elementi corroborativi, ma difficilmente efficaci da soli per capovolgere la valutazione globale del fatto se i giudici li considerano insieme ad altri riscontri.
  • Per invocare l'esercizio legittimo di un diritto come scriminante occorre provare l'esistenza di una pretesa giuridicamente tutelabile e il rapporto diretto tra l'agente e il debitore; l'azione diretta contro un terzo estraneo al rapporto obbligatorio contrasta con tale scriminante.
  • La Corte di cassazione non rientra nel merito dei fatti quando la motivazione dei giudici di merito risulta logica e supportata da elementi probatori; i ricorsi che lamentano solo una diversa valutazione delle prove sono spesso dichiarati inammissibili o manifestamente infondati.
  • Chi intende difendersi da un'accusa basata soprattutto su dichiarazioni della vittima deve puntare a evidenziare contraddizioni significative o produrre riscontri esterni che smentiscano la ricostruzione fattuale, onde evitare la conferma della condanna.

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