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Sentenza

Sentenza n. 18/2026 - Bolzano, Sezione 1

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, 1) della deliberazione della Giunta provinciale della Provincia autonoma di Bolzano n. 683 dell’8.8.2023 avente ad oggetto: “Regolamento di esecuzione per la determinazione delle zone pascolive protette e le misure per il prelievo dei lupi”; 2) del decreto del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano n. 25 del 16.8.2023, avente ad oggetto: “Regolamento di esecuzione concernente l’istituzione delle zone pascolive protette e le misure per il prelievo dei lupi”; 3) del decreto del Direttore della Ripartizione Servizio forestale della Provincia autonoma di Bolzano n. 14474 del 17.8.2023, avente ad oggetto: “Istituzione (aggiornata al 16.08.2023) delle zone pascolive protette ai sensi del decreto del Presidente della Provincia n. 25 dd 16.08.2023”; 4) del decreto/autorizzazione del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano n. 1 del 30.7.2025, avente ad oggetto: “Prelievo di 2 lupi ai sensi dell’art. 16 della direttiva 92/43/CEE e dell’art. 3 della legge provinciale 10/2023 – Autorizzazione n. 1/2025”; 5) del decreto del Direttore della Ripartizione provinciale Servizio forestale n. 12296/2024 dd. 24.7.2024; 6) del parere dell’Osservatorio Faunistico provinciale acquisito dalla Provincia autonoma di Bolzano il 23.7.2025; 7) del parere dell’ISPRA del 30.7.2025 nonché di ogni altro atto, presupposto, successivo o connesso o che abbia ulteriormente autorizzato, confermato e/o precisato la misura soppressiva di esemplari della specie protetta canis lupus nelle cd. zone pascolive protette;

Giustizia amministrativa202500173

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TRGA Trentino-Alto Adige - Bolzano, Sez. autonomaSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Autorizzazione provinciale all’abbattimento di due lupi nell’area denominata cluster 1, unitamente agli atti regolamentari e applicativi relativi alle zone pascolive protette e ai pareri presupposti

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (provincia)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Le associazioni hanno impugnato l’autorizzazione all’abbattimento di due esemplari di lupo e gli atti presupposti, deducendo la violazione degli artt. 12 e 16 della direttiva 92/43/CEE, dell’art. 11 d.P.R. n. 357/1997, dell’art. 19 l. n. 157/1992 e dell’art. 117 Cost., nonché difetto dei presupposti, difetto di istruttoria, manifesta irragionevolezza, carenza, insufficienza e contraddittorietà della motivazione, sviamento e violazione degli artt. 9 e 21-octies l. n. 241/1990. In particolare, le ricorrenti hanno contestato la dimostrazione dello stato di conservazione della specie, l’assenza di una puntuale identificazione genetica degli esemplari responsabili delle predazioni e di quelli da abbattere, la mancata considerazione della struttura del branco e della presenza di cuccioli, l’insufficienza delle misure preventive non letali e l’automatismo derivante dall’individuazione delle zone pascolive protette e dal raggiungimento di soglie predeterminate di predazione. Sono state inoltre prospettate questioni di legittimità costituzionale delle leggi provinciali nn. 11/2018 e 10/2023 e questioni interpretative del diritto unionale, con richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia. Durante il giudizio è tuttavia scaduto il termine di sessanta giorni previsto dall’autorizzazione per l’esecuzione degli abbattimenti.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il termine di sessanta giorni entro il quale avrebbero dovuto essere effettuati gli abbattimenti è scaduto nelle more del giudizio; l’autorizzazione ha quindi perso efficacia e non era più idonea a produrre la lesione dedotta. Il giudice ha escluso che residuasse un interesse a una pronuncia di merito finalizzata a orientare future attività amministrative, poiché l’ordinamento non consente una tutela preventiva rispetto a poteri amministrativi non ancora esercitati. L’improcedibilità dell’impugnazione dell’autorizzazione si è estesa agli atti regolamentari e applicativi sulle zone pascolive protette, ritenuti privi di autonoma lesività e impugnabili, in assenza di autonoma lesività, insieme al provvedimento concretamente lesivo. Il giudice ha comunque precisato che l’istituzione di una zona pascoliva protetta non è sufficiente, da sola, a legittimare un abbattimento in deroga: l’amministrazione deve verificare caso per caso le ulteriori condizioni previste dall’art. 16 della direttiva Habitat, comprese la sussistenza di una specifica esigenza derogatoria, l’assenza di valide alternative non letali e la salvaguardia dello stato di conservazione della specie. In via subordinata, il giudice ha osservato che, ove il regolamento fosse ritenuto autonomamente lesivo, la sua impugnazione sarebbe comunque tardiva, perché proposta oltre il termine decadenziale. La sopravvenuta improcedibilità ha reso irrilevanti e non sollevabili le questioni di costituzionalità e di compatibilità con il diritto dell’Unione. Le spese sono state compensate in ragione della natura collettiva e costituzionalmente rilevante del bene tutelato, nonché della complessità della controversia.

Norme richiamate

  • art. 12 direttiva 92/43/CEE

    Prevede la rigorosa protezione del lupo, vietandone, tra l’altro, l’uccisione e il disturbo.

  • art. 16 direttiva 92/43/CEE

    Consente deroghe ai divieti di protezione solo in presenza di una specifica esigenza prevista dalla direttiva, dell’assenza di valide alternative non letali e della garanzia che la deroga non pregiudichi lo stato di conservazione della specie.

  • art. 1 l.p. n. 11/2018

    Attribuisce al Presidente della Provincia il potere di autorizzare l’uccisione, la cattura o il prelievo di lupi, nel rispetto delle condizioni derivanti dalla disciplina unionale.

  • artt. 1, 2, 3, 4 e 5 l.p. n. 10/2023

    Disciplina le zone pascolive protette, i criteri relativi al danno grave e il procedimento provinciale per le autorizzazioni al prelievo dei lupi.

  • art. 11 d.P.R. n. 357/1997

    È richiamato quale disposizione nazionale attuativa della disciplina di tutela delle specie protette e delle deroghe.

  • art. 19 l. n. 157/1992

    È richiamato dalle ricorrenti quale ulteriore parametro della disciplina dei prelievi faunistici.

  • art. 21-octies l. n. 241/1990

    È stato invocato dalle ricorrenti nell’ambito delle censure di illegittimità dell’autorizzazione.

  • art. 34, comma 2, c.p.a.

    In nessun caso il giudice può pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati.

    Preclude pronunce dirette a orientare preventivamente l’esercizio futuro del potere amministrativo.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Impone la declaratoria di improcedibilità quando, nel corso del giudizio, viene meno l’interesse alla decisione.

  • art. 73 c.p.a.

    È stato applicato per sottoporre alle parti la questione rilevata d’ufficio relativa alla sopravvenuta improcedibilità.

  • art. 117 Cost.

    È stato invocato quale parametro di compatibilità della disciplina provinciale con gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione.

  • art. 9 Cost.

    È stato richiamato dalle ricorrenti in relazione alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali.

  • art. 267 TFUE

    È stato invocato per il prospettato rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, non disposto per l’intervenuta improcedibilità.

Massime di principio

  • L’interesse a ricorrere deve sussistere non solo al momento della proposizione dell’azione di annullamento, ma anche fino alla decisione; quando l’atto impugnato esaurisce definitivamente la propria efficacia e una pronuncia favorevole non può più arrecare un’utilità concreta al ricorrente, il ricorso diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La scadenza del termine temporale fissato da un’autorizzazione amministrativa per l’esecuzione di una misura lesiva determina il venir meno dell’interesse all’annullamento dell’atto, se non residua una concreta utilità derivante dalla decisione giudiziale.
  • Il giudice amministrativo non può rendere una pronuncia di merito volta a orientare preventivamente l’esercizio di poteri amministrativi futuri e meramente eventuali, ai sensi dell’art. 34, comma 2, c.p.a.
  • Gli atti regolamentari o generali privi di autonoma lesività devono essere impugnati insieme al provvedimento applicativo concretamente lesivo; se quest’ultimo diviene improcedibile e l’atto presupposto non è autonomamente lesivo, viene meno anche l’interesse all’impugnazione dell’atto presupposto.
  • L’individuazione amministrativa di zone nelle quali le misure preventive non letali siano ritenute non ragionevolmente praticabili non costituisce, da sola, presupposto sufficiente per autorizzare l’abbattimento di esemplari di una specie protetta: l’amministrazione deve verificare caso per caso tutte le condizioni richieste dall’art. 16 della direttiva Habitat.
  • Le questioni di legittimità costituzionale e di compatibilità con il diritto dell’Unione presuppongono la rilevanza della decisione nel giudizio principale; quando il ricorso diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, tali questioni non possono essere sollevate.

Come è indicizzato

MaterieAree protette, fauna e floraEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiAmbienteProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrerePrincipi di precauzione e prevenzioneDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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