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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43487/2022 del 16/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di rigetto del riesame avverso il decreto di convalida del sequestro probatorio disposto in seguito a perquisizione presso il suo minimarket. Ha chiesto la restituzione di tre somme di denaro (euro 397,00; euro 3.695,00; euro 1.535,00). Ha dedotto: 1) violazione dell'art. 143 c.p.p. per mancata assistenza di un interprete al momento della perquisizione e delle dichiarazioni spontanee (sostiene che, essendo cittadino bengalese con limitata conoscenza dell'italiano, non era garantito il diritto all'interprete); 2) travisamento dei fatti e manifesta illogicità della motivazione circa la sussistenza degli indizi di reato (art. 73 d.P.R. 309/1990 e art. 648 c.p.) e l'attinenza delle somme sequestrate alle ipotesi di reato, nonché mancata considerazione delle spiegazioni difensive circa la natura degli incassi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto inammissibile il secondo motivo perché attiene a vizio di motivazione manifestamente impugnabile in Cassazione solo nei modi e limiti stabiliti (art. 325 c.p.p. e art. 606 c.p.p.). Ha ritenuto infondato il primo motivo: il decreto di sequestro non rientra nell'elenco tassativo degli atti per i quali l'art. 143 c.p.p. impone la traduzione scritta, e la valutazione del Tribunale sul possesso della conoscenza della lingua italiana da parte di Kaswer (titolare di esercizio commerciale, dichiarazioni spontanee rese in italiano) è risultata coerente e non illogica. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    "Contro le ordinanze emesse a norma degli artt. 322 bis e 324, il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge"

    Limita il ricorso per Cassazione alle sole ipotesi di violazione di legge; esclude la possibilità di utilizzare il rimedio per censure di mera illogicità motivazionale se non rientranti nella nozione di "violazione di legge".

  • art. 143 cod. proc. pen.

    "L'imputato che non conosce la lingua italiana ha diritto di farsi assistere gratuitamente da un interprete ..."

    Il diritto all'interprete e alla traduzione scritta è previsto per specifici atti; l'elenco degli atti per cui è obbligatoria la traduzione è tassativo (comma 2) e il decreto di sequestro non rientra in tale elenco, pertanto la mancata traduzione/assistenza non comporta automaticamente nullità del decreto di sequestro. L'accertamento della conoscenza della lingua è compito dell'autorità e la conoscenza si presume per i cittadini italiani.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma penale sulla disciplina degli stupefacenti; il Tribunale del riesame ha ritenuto sussistenti indizi (promiscuità tra denaro, stupefacenti, documenti di terzi e modalità di occultamento) a fondamento del fumus del reato.

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sul reato di ricettazione: richiede specifici elementi di collegamento tra beni e reato; la decisione di riesame prende in considerazione anche tale fattispecie quale possibile titolo giustificativo del sequestro.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    La manifesta illogicità della motivazione è un motivo distinto e disciplinato dall'art. 606, lett. e), e non può essere confuso con la violazione di legge contemplata dall'art. 325; ciò limita il sindacato in Cassazione sulle questioni di motivazione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e altre pronunce citate)

    La giurisprudenza consolidata chiarisce i limiti del ricorso per cassazione avverso ordinanze di riesame (no estensione alle censure di mera illogicità motivazionale) e conferma che l'elenco degli atti per i quali la traduzione è obbligatoria è tassativo; fornisce criteri per valutare quando la motivazione è così carente da integrare una violazione di legge.

Massime di principio

  • Il ricorso per Cassazione contro ordinanze di riesame è ammissibile solo per violazione di legge ai sensi dell'art. 325 c.p.p.; censure che consistono in mera illogicità motivazionale sono, di regola, improprie in questa sede e devono essere dedotte con il corretto motivo previsto dall'art. 606 c.p.p.
  • Il decreto di sequestro probatorio non rientra nell'elenco tassativo degli atti per i quali l'art. 143 c.p.p. impone la traduzione scritta; quindi la mancata assistenza immediata di un interprete non determina automaticamente l'invalidità del decreto, salvo che sia dimostrabile un concreto pregiudizio non sanabile.
  • L'accertamento della conoscenza della lingua italiana è rimesso all'autorità (giudiziaria o di polizia giudiziaria) e si può desumere da elementi concreti (titolarità di attività commerciale, dichiarazioni spontanee rese in italiano, comportamento comunicativo); la presunzione di conoscenza opera per i cittadini italiani fino a prova contraria.
  • Per ottenere la restituzione di beni o somme sequestrate è necessario dimostrare l'insussistenza degli indizi che giustificano il sequestro o l'assenza di collegamento tra i beni e la fattispecie incriminatrice; il giudice del riesame deve motivare specificamente il nesso tra il sequestro e i reati ipotizzati.
  • Ricorsi destinati alla Cassazione che non rispettano i limiti di cui all'art. 325 c.p.p. saranno dichiarati inammissibili e possono comportare condanne alle spese e, in alcuni casi, sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente.

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