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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30391/2021 del 27/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2011, con cui erano stati recuperati a tassazione costi per complessivi euro 598.760,49 e IVA per euro 148.186,93, ritenuti indebitamente portati in detrazione perché riferiti a fatture emesse per operazioni mai avvenute. Dopo il rigetto del ricorso in primo grado e dell'appello in CTR Lazio, l'associazione ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2729 c.c. Sosteneva che la CTR avesse erroneamente ritenuto assolto dall'Ufficio l'onere della prova circa l'inesistenza delle operazioni, valorizzando mere circostanze prive di effettivo valore indiziario e trascurando il corredo documentale prodotto dalla contribuente, che a suo dire dimostrava l'effettiva realizzazione degli eventi sportivi a fronte dei quali erano state emesse le fatture contestate.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il motivo era formulato in modo generico e astratto, senza specifiche censure riconducibili a una delle ipotesi tassative di cui all'art. 360 c.p.c.; inoltre, la ricorrente aveva in sostanza richiesto una nuova valutazione del materiale documentale e delle circostanze di merito, attività preclusa in sede di legittimità. La sentenza di merito è quindi rimasta ferma, con condanna della ricorrente alle spese e all'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 2697 c.c.

    richiamato dalla ricorrente per contestare il riparto dell'onere della prova sull'inesistenza delle operazioni; la Corte non entra nel merito della censura perché il motivo è ritenuto inammissibile

  • art. 2729 c.c.

    richiamato dalla ricorrente in tema di presunzioni semplici; la Corte rileva che la doglianza è formulata in modo generico e non ammissibile

  • art. 360 c.p.c.

    il ricorso per cassazione è giudizio a critica vincolata e i motivi devono essere specifici e ricondotti a una delle tassative ipotesi di impugnazione

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    richiamato per il calcolo dell'ulteriore importo dovuto in caso di ricorso inammissibile

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione i motivi di ricorso devono essere specifici, tassativi e riconducibili a una delle ipotesi previste dall'art. 360 c.p.c.; non è ammissibile una critica generica della sentenza impugnata.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare un nuovo esame del materiale probatorio o una diversa valutazione di merito della documentazione prodotta, poiché tale apprezzamento spetta esclusivamente al giudice di merito.
  • La deduzione di violazione degli artt. 2697 e 2729 c.c. non è sufficiente, di per sé, se il motivo si traduce in una contestazione astratta o in una richiesta di rivalutazione delle prove senza indicare puntualmente l'errore di diritto denunciato.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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