Sentenza del 03/11/2016 n. 22178 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava tre avvisi di accertamento relativi al 2003, notificati nel 2006 alla società e ai soci, con recuperi ai fini IRPEF, IVA e IRAP. L’Ufficio aveva contestato la detrazione dell’IVA su 42 fatture emesse da Dimension Car, ritenendo che gli acquisti di auto estere fossero inseriti in una triangolazione evasiva; aveva inoltre recuperato l’IVA su 10 autovetture acquistate dalla ditta C.F. applicando il regime del margine, ritenuto non spettante, e disconosciuto spese di pubblicità, rappresentanza e trasferta. J.E.L. ha impugnato la sentenza della CTR del Veneto che, riformando la decisione parzialmente favorevole della CTP di Treviso, aveva riconosciuto legittimi gli accertamenti. In cassazione ha contestato la valutazione delle prove e la propria conoscenza o partecipazione alla frode, richiamando anche un decreto di archiviazione penale; ha denunciato l’omessa motivazione sul regime del margine e censurato la motivazione per relationem relativa alle spese.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili tutti e tre i motivi e, quindi, il ricorso. I primi due motivi chiedevano una nuova valutazione dei fatti e delle prove, non consentita in sede di legittimità, e non censuravano in modo pertinente la sentenza della CTR; inoltre il ricorso non indicava con autosufficienza quali difese o documenti decisivi fossero stati trascurati. Il terzo motivo, sulle spese, è stato giudicato generico e non autosufficiente: la CTR aveva motivato, anche mediante richiamo alla decisione di primo grado, l’assenza di un nesso evidente tra le spese e l’attività produttiva. È rimasta quindi ferma la sentenza della CTR e la legittimità degli accertamenti. La ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in 8.000 euro, oltre alle spese prenotate a debito.
Norme richiamate
Art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5
I motivi di cassazione devono individuare un vizio della sentenza impugnata riconducibile alle categorie previste dalla legge; non consentono di ottenere una nuova valutazione dei fatti né di rivolgere censure direttamente contro l’avviso di accertamento o l’atto di appello.
Art. 378 c.p.c.
La disposizione è richiamata soltanto per la memoria depositata dalla ricorrente; la sentenza non ne offre un’interpretazione.
Massime di principio
- In cassazione non è possibile chiedere una nuova ricostruzione dei fatti o una diversa valutazione delle prove: occorre indicare uno specifico errore della sentenza impugnata, non limitarsi a contestare l’accertamento fiscale o gli atti processuali precedenti.
- Chi denuncia che il giudice abbia omesso di esaminare difese o documenti deve indicarli in modo autosufficiente e spiegare perché siano pertinenti e decisivi; altrimenti la censura può essere dichiarata inammissibile.
- Il richiamo del giudice d’appello alla motivazione della sentenza di primo grado non è di per sé insufficiente, se la decisione contiene una statuizione riconoscibile e il rinvio consente di comprendere e controllare le ragioni adottate.
- Un decreto di archiviazione penale, se invocato per contestare la valutazione tributaria, non sostituisce la necessità di censurare puntualmente la motivazione della sentenza fiscale e di confrontarsi con le prove su cui essa si fonda.
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